Serie A, quando il mercato stravolge gli equilibri
Marco Conterio
Sei giornate non fanno certo primavera, ma qualche rondine s'inizia ad intravedere all'orizzonte. Ci sono quelle beate e tinte di bianconero. Volano più in alto di tutte, dopo un'estate di dubbi ed incertezze. Saprà Conte risollevare la Vecchia Signora in crisi d'identità? La Juventus, salvo lo stop di Verona di ieri, ha dimostrato d'esser corazzata solida e che il mercato di Marotta è stato fatto con acume ed intelligenza. C'è un caso Krasic, ma questo è argomento accessorio, classifica alla mano. Sanchez ed Inler via avevano fatto gridare "al depauperamento" molti. Torje ed un'allegra truppa di signor nessuno li hanno fatti ricredere ed anche l'Udinese viaggia a vele spiegate.
Dietro, scorrendo la classifica dai picchi agli strapiombi, conferme e liete novelle. La Lazio che, con l'iniezione di fiducia che arriva dal derby, può ora diventare mina vagante del campionato. Il tutto migliora, se davanti Klose e Cissè, acquisti d'estate, confermano gli standard. E per chi dava il Cagliari inizialmente spacciato, perché imbottito di illustri sconosciuti, ecco che l'avvento seppur tardivo di Ficcadenti e l'esplosione prematura di Thiago Ribeiro e soci ha trasformato i sardi in terza-quarta forza del mini campionato agli archivi. La ghiotta occasione mancata col Parma, poi, non illuda: il Napoli in estate ha confermato i pezzi migliori, segno che lassù vuole starci e restarci. Inler e compagni sono fuoco importante negli occhi e nei cuori della banda Mazzarri, che anche in Champions vive d'esami profondi. Poi il Palermo, scombinato work in progress da un cambio in panchina, il Chievo operaio ed il Parma gregario, con il Catania che inizia a volare sulle ali dell'Aeroplanino, con tante conferme d'Argentina e qualche scommessa già vinta, come il ritorno di Bergessio ed il rilancio di Almiron.
La classifica a testa in giù, vede all'inseguimento, ma col passo corto perché i punti dalla vetta sono solo quattro, Fiorentina, Genoa, Roma e Milan. Dietro alle piccole del pallone, i Golia del campionato. Frutti di progetti a volte ballerini, talvolta di ricostruzioni totali, di piazze calienti, di Supercoppe arrivate troppo presto nel calendario degli scioperi. C'è tempo, per tutte, per ripartire, a patto che il derby di Roma sia digerito, che Malesani e Preziosi ritrovino nel caso l'amalgama, che Mihajlovic lo faccia per la prima volta con Firenze e che il 3-0 col Palermo sia il maloox di tutti i mal di pancia di casa Milan. Previa penalizzazione, l'Atalanta è poi la più bella favola della stagione, sparigliata in estate dalle scommesse già vinte, tra Cigarini, Denis e Moralez. Un punto, ora, sotto al Siena dei tanti gregari, al pari del Novara che si ostina a tener duro nonostante le alte sfere lo considerino già condannato. Morimoto e soci vogliono vincere la scommessa fatta dal ds Pederzoli e da tutta la società.
Chi perde, adesso, è l'Inter. Aggrappata alla lotta per non retrocedere, pronta a metter la quinta ma col motore ancora ingolfato da scelte tutt'altro che condivisibili. Azzardate, sin troppo, prima sul mercato, poi in panchina. Ranieri dovrà fare miracoli, più che risolvere problemi. Ci proverà Pioli a Bologna, e spera che il buongiorno si veda dal mattino. Ci proveranno ancora a Lecce, lo stesso farà il Cesena, che dalle stelle d'estate è passato alle stalle della sesta giornata agli archivi. Lì il mercato non ha rivoluzionato il mondo. Anzi. Ma di tempo ce n'è, per tutti. Per vincere, piangere, soffrire, lottare, esultare e rammaricarsi. E' il campionato più pazzo che c'è, e per riparare, a tutto, c'è tempo. Due mesi e mezzo, per l'esattezza.




