Tra Ziegler e Amauri, le contraddizioni del mercato Juventus
Andrea Losapio
Raccogliere i cocci e ripartire. Era questa la missione della Juventus di Giuseppe Marotta all'indomani del termine della stagione scorsa, finita con un settimo posto e la clamorosa esclusione dalle coppe europee. Un vero e proprio balzo in avanti rispetto alla stagione precedente non c'è stato, se non per quel che riguarda la gestione dell'allenatore, più vicina allo stile Juventus con il mancato divorzio con Delneri. Il tecnico di Aquileia, fra mille vicissitudini - e qualche perplessità di troppo - aveva avuto le sue attenuanti, soprattutto nel periodo invernale (diciamo da Parma in poi), vero e proprio spartiacque fra un campionato di vertice e uno anonimo, come quello che è poi stato.
GLI ACQUISTI - E' difficile tracciare un primo bilancio per quel che riguarda le strategie, ma proviamoci. Cosa salta all'occhio subito? La fascia sinistra. Ho sottolineato più volte la necessità di dare a Conte un terzino bloccato, un Lichtsteiner, e non un altro clone - per quel che riguarda la propensione offensiva - di Grosso e De Ceglie. Il modulo non varierà dal 4-2-4 (mascherato da 4-4-2 in fase di non possesso), ed è difficile pensare a un terzino che darà propulsione. Succederà quindi che Chiellini potrebbe essere dirottato a sinistra, per dare più copertura, lasciando Bonucci e Barzagli in mezzo alla difesa. In questo senso Vidal dovrà coprire più che offendere, come ha già fatto negli anni al Bayer eccezion fatta per l'ultimo, dove è andato in doppia cifra. In questo senso verrà chiuso anche l'acquisto di Rhodolfo, dimodoché l'ex Fiorentina e Livorno possa gravitare stabilmente a sinistra. Buona la plusvalenza, ma è stato un pochino tutto improvvisato.
LE MANCATE CESSIONI - Amauri - in attesa che si completi la finestra di calciomercato in Turchia -, Toni (proposto all'Olympiakos nei giorni scorsi) e Iaquinta non sono stati ceduti. In totale, circa 20 milioni di euro lordi, e su base annua, che se ne vanno in fumo. Vero è che Marotta è ostaggio di contratti stipulati in precedenza, ma in alcune occasioni (vedi Diego, ceduto al Wolfsburg che a sua volta ha dovuto darlo all'Atletico Madrid per disperazione) la Juve non si era abituata male. Unica cessione vera e propria quella di Sissoko, ma lì sono arrivati gli sceicchi e Leonardo, non il Newcastle, per dirne una.
DUBBI - Se in difesa la coperta è corta (anche se ci sono 7 interpreti, a vario titolo), a centrocampo e in attacco ci sono anche troppe soluzioni. Alcuni giocatori saranno sicuramente importanti nell'economia della squadra, come Elia o Vucinic, mentre per altri è ovvio avere qualche remora. Uno fra Giaccherini ed Estigarribia pare di troppo, considerando la contemporanea presenza di Krasic, Pepe ed Elia, oltre a De Ceglie che potrebbe essere impiegato più da cursore sinistro che non da difensore puro per i motivi sopra elencati. In particolare il paraguaiano, ottimo nella Copa America con la squadra peggiore per manovra offensiva dell'intera rassegna, desta qualche dubbio, anche in relazione al costo del suo cartellino (0,5 per il prestito oneroso, 5 milioni di eventuale riscatto). E' vero che con Vinovo è sempre meglio avere una carta in più da giocarsi, ma senza coppe europee la situazione è ingarbugliata.
BILANCIO - La Juventus è un'incognita perché il centrocampo è totalmente nuovo, eccezion fatta per Marchisio che nelle gerarchie appare più una riserva che un titolarissimo. Rispetto all'anno passato è meno incompiuta, proprio perché il centrocampista azzurro non dovrà giocare adattato a sinistra, bensì nel cervello pulsante dei bianconeri. Desta perplessità la difesa, ma Conte dovrà lavorare soprattutto sulla copertura che il centrocampo dà alla retroguardia. L'obiettivo dev'essere il terzo posto. Ultimo appunto: si parlava di Aguero, Giuseppe Rossi, Alex o Bruno Alves. Guardando la voce acquisti, si nota che - riscatti a parte - la Juve ha investito "solamente" 40 milioni di euro sul mercato, acquistando sei giocatori. Come si può parlare di top player in queste condizioni?




