Ballotta: "Non vedo un erede immediato di Buffon"
Stefano Sica
"Da ragazzino ero un attaccante, poi sono finito in porta. E' successo un po' come in Brasile, quando, per fare il portiere, scelgono quello più scarso o fisicamente meno dotato". Marco Ballotta si racconta scherzosamente a Radio Goal nello speciale sui numeri uno, mettendo a nudo i tratti più salienti della propria carriera: "Ricordo quando il portiere della mia squadra ebbe un incidente, quindi scelsero me. Per più di vent'anni ho giocato in un ruolo sbagliato! I miei ricordi migliori? La Coppa Italia vinta dal Parma contro la Juve, fu il primo trofeo nella storia gialloblù. Poi ricordo la vittoria della Coppa delle Coppe a Wembley, memorabile. Con i piedi me la cavavo, quindi il cambiamento delle regole non mi ha penalizzato, a differenza di altri. Forse ho peccato in concentrazione, sebbene fossi sempre stato molto freddo.
Sono stato fortunato nel non essermi mai infortunato gravemente. Il mio debutto in serie A fu contro il Genoa, e contro i rossoblù ho disputato la mia ultima partita in A, vincendo 2-0 con la Lazio. Oggi ci sono tanti bravi portieri giovani, ma non vedo il fenomeno. Insomma, qualche anno fa c'erano i Peruzzi, i Marchegiani, i Pagliuca. Oggi l'erede di Buffon non c'è. Qualcuno viene anche sopravvalutato".




