Capitale: due casi che accendono il mercato e due idoli indiscussi
Gianluigi Longari
Non sono mere statistiche fini a sé stesse, quelle che contraddistinguono le riflessioni a freddo di un derby di Roma particolarmente significativo e non solo ai fini della classifica.
Le riflessioni che ne scaturiscono riguardano in primis quei tafferugli pre partita di cui sembriamo non riuscire proprio a fare a meno, e che vanno incredibilmente a giustificare la scelta di privare il pubblico e gli appassionati della serata di gala che un tale spettacolo certamente meriterebbe.
Abbandonando la retorica e dedicandoci al campo, non possiamo che porre l'accento su colui che doveva essere protagonista mancato e che invece si è rivelato come protagonista negativo: ruoli che in entrambi i casi poco si addicono alla sua magnificenza calcistica. Daniele De Rossi è stato lontano anni luce da quello che chiunque si sarebbe aspettato, per colpe proprie e non saremo certo noi a difenderlo, anche se dichiararlo cedibile proprio nella settimana che a uno come lui i nervi li brucia, non è stata la migliore delle idee.
Di contro, le intuizioni pullulano in casa Lazio. Prima del simbolo indiscusso della Roma biancoceleste è opportuno sottolineare quanto l'ambiente si fosse sbagliato nei confronti di Antonio Candreva. Etichettato come traditore presunto, si è trasformato in trascinatore reale: uno che vive per i colori che indossa a prescindere da quali siano. Onore a lui.
"Non si vince da soli". Segnatevi queste parole, perchè a pronunciarle è l'unico che potrebbe essere credibile anche dicendo l'esatto contrario. Lo score di Miro Klose recita 3 derby giocati e altrettanti vinti: due gol segnati ed un rigore procurato. Un panzer dall'aria affabile ma che sa essere maledettamente letale.
L'ultimo caso è evidentemente di matrice giallorossa, e riguarda uno che dodici mesi fa in molti avevano invidiato alla Roma e a Sabatini. Miralem Pjanic sbarca nella capitale con le credenziali da primo della classe, e dopo un anno travagliato a causa delle lezioni tattiche apprese da Luis Enrique sulla quasi totalità dei campi italiani, con l'uomo che ne avrebbe dovuto sancire la consacrazione non trova spazio e cova rabbia. Proprio nel momento in cui le voci di mercato cominciavano a volerlo lontano da Zeman, ecco il gol che fa rifiatare le speranze giallorosse e tira fuori quella grinta che mai si era vista nel suo sguardo. Poco male per gli insulti al boemo, ricostruire un rapporto è certamente meno doloroso che perdere un campione.




