Caso Zarate, dal miracolo estivo al baratro
Gianluigi Longari
Sembrava un miracolo, quel pomeriggio di fine estate, quando Mauro Zarate passò da essere l'escluso per eccellenza di una Lazio in fase nascente al colpo potenziale della nuova Inter di Gasperini. Non per le qualità dell'argentino, beninteso, quanto invece a causa di un carattere che lo ha costretto a divergenze più o meno acute praticamente con qualsiasi allenatore lo abbia dovuto gestire. Oggi il fulmine a cielo tutt'altro che sereno, con la rinuncia ad avvalersi dei servigi di Beppe Bozzo, colui che di quel miracolo estivo era stato l'artefice primo.
In mano a Maurito restano ora i capricci con Reja, l'intransigenza di Ranieri con cui però pare che non vi siano stati screzi, almeno a sentire le parole del fratello agente Sergio.
Dove registrare le motivazioni dietro un mancato impiego sul quale in primis noi ci siamo posti delle domande era parso sin dal principio un grosso mistero, che alla luce dei fatti finisce però per palesare motivazioni inequivocabili.




