Chinaglia, Pulici: "Giorgio era un condottiero"
Marco Valerio Bava
Ha lasciato sgomenti. "Lo consideravo immortale", ha detto di lui Giancarlo Oddi. Giorgio Chinaglia è stato molto più di un calciatore, molto più di un grande attaccante. E' stato un trascinatore, il simbolo del primo scudetto della Lazio, il primo a Roma nel dopoguerra. Lo ricorda anche Felice Pulici. Il portiere di quella Lazio. "Giorgio è stato il primo a farmi capire cosa volesse dire essere della Lazio, avere appartenenza a questi colori. Poi quando tornò da presidente, mi volle vicino a lui e questo mi sorprese perché quando era stato negli Usa non ci eravamo tenuti molto in contatto. Ci siamo lasciati male? Non ci eravamo lasciati male, ma quando qualcosa a livello societario non va bene -ha detto a Radio Manà Manà Sport, c'è una ricerca delle responsabilità e da lì nascono molte incomprensioni. Poi ci siamo rivisti, abbiamo parlato. Lui ha sempre provato a tornare a Roma, a riprendersi i suoi affetti.
Lì in America non era il suo mondo, qui c'era la sua vita, i suoi compagni. Lui non avrebbe mai fatto del male alla Lazio, non avrebbe mai fatto nulla ai tifosi. Lui ha trasformato una città a livello di tifoseria, ha innalzato quella laziale, ha dato prevalenza a quella laziale, gli ha dato la possibilità di prevalere sugli avversari. E' stato un condottiero: arrivò con le sofferenze dell'emigrante e lui sapeva maggiormente cosa significa lottare per ottenere qualcosa in più. Poi giunse a Roma, ebbe l'opportunità e la sfruttò al meglio. Lui è stato il simbolo, ma il regista di questa opera, questa commedia è stato Tommaso Maestrelli. Quella era una squadra in cui tutti avevano un ruolo, tutti sapevano cosa dovevano fare. Inservini sostituì Re Cecconi, quando Luciano era infortunato, e lo fece benissimo, D'Amico si fece male e tornò molto più forte. La stampa, radicata al nord, non si era accorta che noi stavamo cambiando il calcio, stavamo giocando un calcio totale. Poi se ne accorsero nel '74 con l'Olanda che forse ha fatto ancora qualcosa in più rispetto a noi, ma la nostra Lazio era un qualcosa d'incredibile".




