Da Zenga ad Handanovic: il valzer dei grandi portieri nerazzurri
Gaetano Mocciaro
Se c'è una squadra che può vantare i migliori portieri in assoluto nella sua storia quella è l'Inter. Da sempre, il vanto dei nerazzurri è stato quello di avere dei veri e propri fenomeni tra i pali. Basta scorrere i nomi, senza andare troppo a ritroso negli anni magari partendo dagli anni '80 con Walter Zenga. L'uomo ragno per 11 anni è stato il titolare indiscusso della porta nerazzurra, consacrandosi come miglior portiere italiano e mondiale, cosa riconosciuta dai premi dall'Istituto di Storia e Statistica che l'ha premiato per tre anni consecutivi dal 1989 al 1991. Una media reti subite quasi sempre inferiore al gol a partita, un campionato dei record vinto e due coppe Uefa, prima del clamoroso addio dopo i mondiali del 1994. L'ultima stagione si era chiusa in quintultima posizione e il rapporto fra il portiere e la Società non è più lo stesso: l'uomo ragno è vittima del cambio di pelle nerazzurro che con lui sacrifica un'altra bandiera come Riccardo Ferri: destinazione per entrambi Sampdoria.
Il percorso inverso lo fa Gianluca Pagliuca, che già aveva raccolto il testimone di Zenga in Nazionale con l'arrivo di Arrigo Sacchi. È lui in quel momento il portiere più forte d'Italia e lo dimostra anche con la maglia dell'Inter, dove ci mette poco a entrare nel cuore dei tifosi: 5 stagioni in tutto e un solo trofeo, la Coppa Uefa del 1998 conquistata a Parigi contro la Lazio. Il resto sono stagioni di alti e bassi, di sogni e delusioni cocenti, come la finale Uefa contro lo Schalke 04 o l campionato dei veleni 97/98 perso ai danni della Juventus. Proprio in quel campionato nasceranno le polemiche con l'allora tecnico bianconero Marcello Lippi, che porteranno il portiere a lasciare i nerazzurri nel 1999, proprio con l'arrivo del tecnico di Viareggio sulla panchina nerazzurra.
Nuovo giro nuova corsa, Lippi si porta da Torino il fidato Angelo Peruzzi e Pagliuca sceglie Bologna, casa sua. La Beneamata rimane in buone mani, perché lo stesso Peruzzi, come Pagliuca fece con Zenga, aveva raccolto il testimone del suo predecessore anche in Nazionale. "Tyson" ballerà solo una stagione, prima di avvicinarsi a casa, destinazione Lazio.
Poco male, perché fra i pali arriva il giovane più promettente insieme a Gianluigi Buffon: Sebastién Frey. Il francese era stato scoperto a Cannes da Walter Zenga ancora minorenne e dopo essersi fatto le ossa a Verona era stato chiamato di corsa a fare il titolare. Talento fra i pali indiscutibile, poi dimostrato negli anni, eppure complice anche la stagione sfortunata (con Helsingborg e lo 0-6 nel derby come punti fra i più bassi della storia nerazzurra) lo portano a essere vittima sacrificale.
Si ricomincia con un italiano, protagonista con la Fiorentina e la Nazionale a Euro 2000: Francesco Toldo: per lui saranno nove stagioni di cui le prime quattro da titolare inamovibile. Uno scudetto sfiorato (quello del 5 maggio), una semifinale di Champions League e una Coppa Italia vinta i punti più alti da titolare. Vincerà tutto il resto, ma da spettatore, perché nel 2005 arriva Julio Cesar e gli prende il posto: la gente è perplessa e d'altronde la suola brasiliana non era mai stata foriera di campioni fra i pali. Invece, il ragazzo prelevato dal Flamengo mostra qualità incredibili, che crescono stagione dopo stagione, tanto da diventare prima uno dei migliori numeri uno della Serie A, poi il portiere titolare della nazionale brasiliana e infine uno dei migliori interpreti del ruolo a livello mondiale: miglior portiere per l'AIC nel 2009 e 2010 e per la Uefa sempre nel 2010, anno dell'indimenticabile Triplete.
Anche per il brasiliano siamo ai titoli di coda. Al suo posto uno sloveno che è arrivato giovanissimo in Italia e che a 28 anni è al pieno della maturità come Samir Handanovic. A lui il compito di dimostrare di essere uno dei migliori al mondo e che, come sempre, i dirigenti nerazzurri sul portiere ci hanno visto giusto.




