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Dieci club, una pioggia di milioni in fumo: il record è di Moratti

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Arturo Minervini
lunedì 15 ottobre 2012, 21:302012
autore Arturo Minervini
15.10.2012 21:302012
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport

Mi ami? Ma quanto mi ami? Mi costi? Ma quanto mi costi? Questo vecchio tormentone pubblicitario sembra fatto apposta a raccontare la situazione del nostro calcio, sempre più povero da un punto di vista tecnico e non ed alimentato solo dalla passione dei grandi investitori. Ferite da leccare, dopo decenni in cui si è badato solo al risultato, senza tenere d'occhio il bilancio. Ma tutti i nodi - figurarsi quelli grossi quanto uno scoglio - vengono al pettine. La realtà - triste - emerge in maniera ancora più cruda ed indigesta in seguito ad un'analisi proposta dall'edizione odierna della Gazzetta dello sport. Lo studio punta il dito sulle spese sostenute dai patron delle società che hanno dominato la scena negli ultimi anni. Dieci i club oggetto dell'analisi, per una perdita complessiva di 2483 milioni di euro dai parte dei presidenti. Si sottolinea come il sistema calcistico italiano sia stato sorretto, in maniera dominante, dagli investimenti dei vari patron che - con delle importanti eccezioni - hanno spesso dovuto sborsare cifre astronomiche per tenere in vita il giochino.Passiamo al dettaglio i casi più significativi.

IL PRIMATO DI MORATTI Il più "generoso" con la sua società è stato Massimo Moratti. Il presidente dell'Inter dal momento del suo avvento - nel febbraio 1995 - ha sborsato circa 1.160 milioni per sostenere il sogno di ripercorrere le imprese della gloriosa Inter guidata dal papà Angelo. Cifre impietose per i nerazzurri, che in 17 anni dell'era Moratti 2.0 non hanno mai chiuso in attivo un bilancio. La stagione più sanguinosa, per le tasche di Moratti, resta quella del 2006-07, chiusa con una perdita in bilancio di 206,8 milioni di euro.

GLI SFORZI DI BERLUSCONI Dall'altra sponda di Milano le cose vanno meglio, ma non certo di tanto. Silvio Berlusconi per alimentare la sua ambizione ha tirato fuori una roba come 593 milioni di euro. Anche per i rossoneri quello del bilancio in attivo è un'eccezione e non certo la regola: è accaduto in sole tre occasioni nei 26 anni dell'era Berlusconi.

LA SVOLTA EPOCALE DELLA JUVENTUS L'analisi sui bianconeri parte, inevitabilmente, con la storica decisione di quotare in Borsa di un quarto delle azioni societarie. L'anno il 2001. Da quella data la famiglia Agnelli è dovuta intervenire - anche a causa del terremoto causato da Calciopoli nel 2006 - intervenedo nel capitale sociale con ricapitalizzazione pari a 225 milioni di euro (141 versati direttamente ad opera della famiglia Agnelli).

I SACRIFICI DI GARRONE E DELLA VALLE In casa Sampdoria l'attivo in bilancio è come una cometa passata una volta, quasi per caso. Da quando la famiglia Garrone ha rilevato la società - nel 2002 - solo il bilancio del 2006 ha registrato un lievissimo attivo. Conti sempre in rosso in tutte le altre stagioni, con un esborso totale nel capitale di 181,1 milioni da parte di Garrone. Situazione praticamente identica per la famiglia Della Valle a Firenze. Bilancio in attivo solo nel 2009, poi sempre in perdita. Sono 165,4 i miloni iniettati nel capitale sociale da Andrea e Diego Della Valle.

BENE LAZIO E NAPOLI Non sarà simpaticissimo a molti tifosi biancocelesti, ma da un punto di vista della gestione societaria Claudio Lotito è un esempio da seguire. Conti in ordine, bilancio in attivo e nessuna necessità di ricapitalizzare. Sul dato, però, incide la rateizzazione dei 140 milioni - da pagare in 23 anni - di debito con il Fisco. Modello di gestione intelligente ed oculata resta il Napoli di Aurelio De Laurentiis. Per ovvi motivi, la società ha faticato solo negli anni nell'inferno della C. Da lì in poi (con la promozione in B) sono ben cinque i bilanci in attivi per i partenopei, con il presidente che ha dovuto metterci "di tasca propria" appena 16 milioni di euro.

LA MOSCA BIANCA Eccezione alla regola, paradiso e chi più ne ha più ne metta. Definitela come vi pare. Da anni, l'Udinese è un punto di riferimento per il modo di gestire una società calcistica. Quella friulana è una delle poche società ad aver distribuito utili ai soci, senza rinunciare a grandissimi risultati sul campo. Un connubio perfetto tra la voglia di regalare gioie ai tifosi e l'esigenza di tenere in conti in ordine. Un esempio, in un calcio molto vicino al collasso.