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Disastro internazionale: quando il Made in Italy in panca è un flop

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Arturo Minervini
giovedì 22 novembre 2012, 20:002012
autore Arturo Minervini
22.11.2012 20:002012
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport

Che per il Made in Italy non fosse un momento propizio, lo si poteva intuire dall'andamento generale del paese. Ma che, a distanza di pochi mesi da momenti cosparsi di gloria, i nostri tecnici esportati all'estero finissero tutti - o quasi - sulla graticola era difficile da prevedere anche per l'analista più attento. Il pallone va veloce, così come i giudizi che possono capovolgersi repentinamente, quasi senza accorgersene. Una primavera fa - che pare ora appartenere ad altra era - i nostri mister dominavano l'Europa tutta, guadagnando pieni consensi e facendo incetta di trofei.

Il 19 maggio scorso - 4 mesi fa - Roberto Di Matteo era riuscito nell'impresa di regalare a Roman Abramovich la tanto desiderata Champions League. Lì dove avevano fallito Josè Mourinho, Felipe Scolari e Carlo Ancelotti, il tecnico italiano - subentrato in corsa al disastroso Villas-Boas - aveva trionfato, portando in dote anche una FA Cup, che tanto male non è. Dalle stelle di quella notte di Monaco, alla valigia fatta in fretta dopo un'altra notte, meno gloriosa, di Champions League. La Juventus, beffa del destino, veste i panni (chiaramente senza colpe) di una giustiziera frettolosa, con Abramovich che dopo il ko di Torino silura, senza esitare nemmeno più di tanto, l'ex centrocampista della Lazio. Quando l'ingratitudine regna.

The italian flop. Roberto Mancini, lo stesso che ha riportato il City in vetta alla Premier League dopo 44 anni, è nuovamente cibo troppo invitante per i taglienti tabloid. Ancora una volta - la secondo consecutiva - il suo Manchester resta fuori dalla fase ad eliminazione diretta della Champions League. A metterci il carico da 90 - figurarsi se si lasciava sfuggire l'occasione - è stato uno degli artefici del disastro europeo. "E' incredibile che una squadra con i campioni del City non si qualifichi per gli ottavi. Ammiro la pazienza di un club che supporta un allenatore sino alla fine del suo contratto...". Parole firmate Josè Mourinho, che con la sua capacità di sintesi inquadra a pieno il problema. Riuscirà la dirigenza (o meglio lo sceicco) a sopportare un altro fallimento in Champions? Il Mancio è davvero in bilico.

Zar, ma solo in patria. Luciano Spalletti dovrà "render conto" ai vertici dello Zenit della prematura eliminazione in Champions. Dopo aver vinto il campionato russo, l'ex tecnico romanista si era presentato come mina vagante ai nastri di partenza della competizione europea, anche in virtù dei 70 milioni di euro spesi nelle ultime ore del mercato per portare in Russia pezzi da 90 come Hulk e Witsel. Le cose, purtroppo per Luciano, non vanno un granchè bene neanche in patria, dove lo Zenit è ora 3°, staccato di 6 punti dalla capolista Cska Mosca.

In controtendenza, tra i tecnici italiani all'estero, c'è Carlo Ancelotti. Il suo Paris Saint Germain fatica ultimamente in patria (1 solo punto nelle ultime tre gare di Ligue 1), mentre macina vittorie e successi nel girone di Champions League dove ha già guadagnato, con un turno di anticipo, l'accesso agli ottavi di finale, vincendo quattro delle cinque gare sin qui disputate. Certo, una sorte che ha dato in dono Dinamo Kiev e Partizan nel girone hanno facilitato il compito. Ma tant'è, almeno il buon Carletto salva la faccia del targato Italia in Europa. In attesa di giorni migliori...