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El Shaarawy non è finita come Del Piero. Il 12 gennaio è cambiata la storia del Milan. Pogba, una questione di soldi. Seconda B? Parliamone seriamente...

autore
Mauro Suma
sabato 3 novembre 2012, 00:002012
autore Mauro Suma
03.11.2012 00:002012
Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
FotoTUTTOmercatoWEB

Quando il Milan ha preso Stephan El Shaarawy, Adriano Galliani ha dato il meglio di sè. Ha avvertito la sensazione giusta e ha agito. Senza guardare il bilancio, senza troppi giri di consultazioni. E'  partito e ha concluso, facendosi guidare da sensazioni forti. Rischiose, ma forti. Rischiose perchè il Milan, nel momento in cui Galliani decide, siamo nel Giugno 2011 con il Milan fresco Campione d'Italia, come Società viaggia già attorno alla cifra di meno 50 milioni di euro nell'esercizio di bilancio in corso e certe scelte non possono avvenire a cuor leggero.  Forti perchè il ragazzo sognava il Milan e perchè i suoi colpi non si vedono tutti i giorni neanche per chi, come Galliani, mastica pane e campioni veri da 26 anni a questa parte. La piazza era quella giusta, il Padova. La piazza della nemesi. Era Alessandro Del Piero il giovane fuoriclasse che giocava nel Padova e che il Milan tanti anni fa aveva addocchiato per primo, ma che poi finì alla Juventus. Questa volta no, El Shaarawy è finito al Milan. La sensazione è che trattasi di giocatore della stessa categoria. E' presto, ma si può sperare. Il giugno del 2011 era già un mese in cui le arene mediatiche e quella dei tifosi erano già in subbuglio. Il solito ma chi prendiamo, il solito brontolio. Quando il Milan annuncia Stephan, la notizia passa e va. Nessuno la sottolinea, nessuno la valorizza. El Shaarawy? Sì, bene, ma chi prendiamo? E' il calcio che viene e che va, che rumina notizie e che non sa distinguere la quantità dalla qualità. E invece era successa una cosa grande grande, grazie al signor Galliani Adriano, un monzese innamorato del Ponte dei Leoni e un milanista innamorato del calcio. Oggi El Shaarawy si sta prendendo un Milan con i conti a posto, un Milan che non è più sotto lo schiaffo del bilancio. E' la squadra del cuore del giovane Faraone, e per questo ci sono tutte le premesse per una carriera lunga e prestigiosa sermpre con la stessa maglia. E Adriano Galliani vive con orgoglio la presenza di El Shaarawy nel Milan. Doveva andare in prestito nell'estate 2011 e non ci è andato. Non è andato a Pechino per la Supercoppa, si è curato, non è entrato nella primissima lista Champions ma ha sfruttato il Campionato per crescere e per segnalarsi. Avrebbe potuto andare in prestito anche quest'estate, ma non si è lasciato nemmeno sfiorare dall'idea. E' la prima storia abbozzata del capocannoniere del Campionato, un ragazzo di 20 anni preso al volo e senza parlarne troppo in giro da un dirigente di 68 che coltiva ancora istinti, entusiasmi e slanci assolutamente giovani. E' l'avventura del ragazzo esploso dopo la partenza di Ibra, al contrario di quel Del Piero che non arrivò nel Milan anche perchè c'erano e regnavano i Gullit e i Van Basten, i Boban e i Savicevic. Traiettorie diverse, ma ugualmente importanti.

Il 12 Gennaio 2012 è cambiata la storia del Milan. Sono quei giorni cruciali, decisivi, che non capitano spesso. Le settimane, i mesi, gli anni sono fatti di rintocchi più acuti degli altri, di chiamate all'appello che lasciano un segno. Quel giorno il Milan aveva preso Carlitos Tevez ma la storia si è fermata prima dell'aeroporto di Londra e ha preso un'altra strada. E' rimasto Alexandre Pato, un campione che non ha nulla da invidiare all'argentino ma che sta vivendo una fase particolarissima della sua carriera. Il Milan non ha vinto lo Scudetto e ha varato l'anno 1 dei conti, delle prospettive e del bilancio. Il futuro non lo conosce nessuno, se fosse arrivato Tevez e se il Milan avesse vinto come probabilissimo lo Scudetto, oggi tanti campioni sarebbero ancora qui e la montagna di debiti sarebbe ancora minacciosa e incombente sul futuro della Società. Con probabili nefaste conseguenze nei mesi successivi. Il Milan invece non ha vinto lo Scudetto e, dopo essersi guardato dentro risanando il cuore, il bilancio, della propria attività, è ripartito affrontando tutte le difficoltà, previste, derivanti dalle tante scelte nodali fatte tutte insieme. Adesso serve un altro giorno come quello. Serve un 12 Gennaio all'incontrario. Serve la riesplosione di Pato, che in molti oggi già danno per imploso e superato, cosa che per lui deve rappresentare una vera e grande sfida. Serve il guizzo, serve una rinascita forte e duratura. Non sarà un giorno come tanti e proprio per questo va atteso, sperato e coltivato. Ne vale la pena.

Leggo già di iperboli e complimenti per Paul Pogba. Operazione straordinaria di qua, strabiliante di là. Il giocatore è fuori discussione, grande colpo e grandi colpi. Ma per chi conosce le vie dal mercato, le sensazioni sono molteplici. E chi sa, sa. Che è stata, come sempre a certi livelli e non soltanto per quanto riguarda la Juventus, ci mancherebbe, una questione di soldi. Denaro, signori. Proprio così. Soldi di qua e soldi di là. E' il mercato, bellezza. Quello stesso mercato per cui oggi Acerbi è al Milan per via di una parola data, ma se fosse stato per soldi oggi sarebbe alla Juventus. Come sanno bene emissari e agenti Fifa che non frequentano salotti tv ma che esplorano dietro le quinte le vie più impervie e segrete del mercato. Ci sono estati in cui i soldi possono più di ogni altra cosa, quando magari l'avversario è in difficoltà perchè sta risanando il bilancio. Soldi quindi, tanti e pesanti. Denaro che è anche sinonimo, certamente, di grinta e determinazione. Brava quindi la Juventus, bravissima. Pogba è suo e le chiacchiere stanno a zero. Ma non dileggiamo gli avversari. Una questione di soldi è una questione di soldi. Se non sono i soldi a sostenere capacità e sensibilità calcistiche non si va da nessuna parte. I soldi sono una scelta e Pogba è un giocatore epocale. Alla prossima.

Ho sorriso anch'io alla battuta dei ragazzi della terza B fatta dal buon Villa a Scarpini nella redazione di Inter Channel. So che c'è rivalità e non cattiveria, e un po' di autoironia non guasta. Soprattutto quando, come un sorriso, sgorga naturale. Ma, da milanista, non posso non lanciare una sfida. A tutti i colleghi che dopo le sconfitte rossonere di quest'anno contro Inter e Lazio sono andati a intervistare i Collovati e i Novellino su quella stagione 1981-82, rivolgo l'invito a esaminarla sul serio quella stagione. Anche ai campioni della legalità e dell'onestà. In quell'81-82 non ci furono soltanto i problemi tecnici di Moro e Jordan, lo scarso feeling fra Radice e lo spogliatoio, la mononucleosi di Franco Baresi e il sasso di Como su Fulvio Collovati. In quella stagione ci fu anche Napoli-Genoa, all'ultima giornata. Cesena-Milan era finita e il Milan, nonostante le feste di matrimonio del sabato sera a Milanello autorizzate alla vigilia delle partite dal cosiddetto presidente dell'epoca per arrotondare il bilancio, era salvo. Poi una strana azione, uno strano corner e uno strano pareggio del Genoa al San Paolo di Napoli. Adesso Scarpini pensa che io faccia qualche riferimento a Castellini. No, caro Roberto. Su quella partita andrebbero intervistati Ruud Krol e Johannes Peters, il centrocampista olandese che proprio nell'estate del 1982 passa dall'Az di Alkmaar al Genoa. Visto che per te la seconda B del Milan è indimenticabile, la facciamo insieme, a reti unificate, una bella, seria e onesta intervista ai due olandesi? Ti avviso, prima di rispondere, che il rischio concreto è quello di correggere la battuta dell'avvocato Prisco: la prima pagando e la seconda gratis. No, no, mi sa che è pagando pure la seconda. Non so come si dica e si scriva pagando in salsa orange, ma non sarebbe male chiederlo ai diretti interessati. Che dici?