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Emanuele Filippini: "Studio per diventare allenatore"

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Riccardo Mancini
mercoledì 28 marzo 2012, 22:182012
autore Riccardo Mancini
28.03.2012 22:182012
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca

"Luis Enrique l'ho trovato interessante, fa tanto possesso palla ma soprattutto l'ho trovato utile dal punto di vista del carisma e della comunicazione. Quando parla si vede che è determinato nelle sue idee di gioco, si percepisce quello che vuole e lo trasmette alla grande. E' un ottimo comunicatore". Sono le parole di Emanuele Filippini ai microfoni di Radio Manà Manà Sport 24 nella visita organizzata a Trigoria nell'ambito delle lezioni del corso Master per l'abilitazione ad Allenatori professionisti di Prima categoria - Uefa Pro, indetto dal settore tecnico della Federcalcio.

Durante 'C'è calcio per te', l'ex giocatore della Lazio continua a parlare dell'asturiano: "Mi ha convinto perché è una tipologia di calcio diversa da quella italiana che è molto più impostata sul contropiede. Lui invece pensa di più a fare gioco, un concetto di calcio differente. Anche se vuol far imporre le sue idee ma è molto umile. Anche Gandhi aveva un'idea e con umiltà e determinazione l'ha portata avanti". "Gli allenatori italiani sono molto preparati e sanno trovare le giuste contromisure per contrastarlo. Bisogna vedere bene l'anno prossimo perché anche lui ha detto che la squadra sta imparando ed è ancora presto. - continua Filippini - Oggi a Trigoria mi sono salutato con De Rossi. Totti? Non l'ho visto, è un campione ed è molto simpatico".

"Studio per diventare allenatore. Molti pensano che io sia stato solo un corridore e invece a me interessa molto la parte tecnica. A chi mi ispiro? Prandelli e Guidolin, rappresentano bene la mia idea di calcio. Hanno un gioco molto organizzato, sono pratici e molto meticolosi. Preparano molto bene le partite", conclude.

Poi sulla sua ex squadra, la Lazio: "Per il terzo posto la lotta è aperta, mancano ancora tante partite e ci sono tanti punti a disposizione. La Lazio deve solo essere concentrata e giocare ogni partita come se fosse una finale. Ci saranno degli scontri diretti e ancora si può dire tutto". Continua Filippini che poi parla anche del suo passato: "In campo ero molto duro ma fuori sono totalmente un'altra persona. Non porto rancore con nessuno, neanche per Lotito. A quattro-cinque mesi dalla fine del campionato ci confermò a voce ma poi non si fece più sentire con me e mio fratello, ma va bene così".