Lazio, Bollini: "No al Gubbio, ecco i perché"
esclusivaClaudio Sottile
Una notte insonne. Dopo l'incontro a Orte con i dirigenti del Gubbio, Alberto Bollini se ne è tornato a Roma con mille pensieri in testa. Combattuto, se accettare o meno la proposta di guidare i rossoblù in prima Divisione (chissà mai che poi ci scappasse un ripescaggio!) o continuare l'avventura con la Primavera della Lazio con la quale si è laureato proprio nella città dei Ceri vice campione d'Italia, battuto in finale solo dall'Inter milionaria.
"È stato davvero difficile decidere - racconta il tecnico di Poggio Rusco in ESCLUSIVA a TMW - l'attenzione del Gubbio mi ha riempito d'orgoglio perché ho conosciuto dirigenti onesti, seri, che vogliono davvero il bene della squadra della loro città. E hanno programmi interessanti e ambiziosi. Il Direttore Sportivo Giammarioli è dinamico, ha tanta voglia di fare e soprattutto mi ha dimostrato una conoscenza tecnica e professionale davvero eccellenti, così come la cordialità, la disponibilità e l'intelligenza del Direttore Generale Pannacci".
Le premesse per chiudere la trattativa c'erano tutte, dunque.
"Sicuramente, ed è stato proprio questo il mio cruccio maggiore. Dire di no a gente che vedi che gli si illuminano gli occhi quando parlano del Gubbio. Dirigenti che nonostante la cocente retrocessione si sono già rimboccati le maniche e vogliono riprovarci con grande slancio e generosità. E poi la gente di Gubbio mi è subito piaciuta. Questione di empatia".
Però?
"Però la Lazio mi ha proposto progetti importanti nell'immediato per la Primavera, e in futuro con evoluzioni e possibili sviluppi ai quali professionalmente non potevo dire di no. Ma Gubbio non lo dimenticherò mai".
In che senso?
"L'ho detto e lo farò: acquisterò un abbonamento per seguire i rossoblù e quando gli impegni me lo permetteranno salirò al Barbetti a tifare Gubbio".




