TMWMagazine - Moreno Roggi: una vita tra calcio e solidarietà
Chiara Biondini
Nel mondo del calcio sono in pochi a poter vantare di aver ricoperto nel corso della propria vita professionale molti fra i ruoli più importanti che questo ambiente mette a disposizione. Calciatore, direttore sportivo e, oggi, procuratore, sono le tre tappe che hanno fatto di Moreno Roggi uno dei grandi di questo sport. Ecco quanto dichiarato in una lunga intervista ai microfoni del mensile TMWmagazine. "Avevo solo 25 anni quando ho appeso le scarpette al chiodo - ci spiega dagli uffici della Playground, nella zona sud di Firenze -. Giocavo ad Avellino e arrivato il mese di dicembre decisi di smettere a causa dei miei infortuni. Nella stagione successiva, 1978/1979, entrai nella dirigenza del Prato in qualità di direttore sportivo. Ero molto giovane e per darmi un tono con i giocatori che erano più grandi di me mi vestivo sempre in maniera molto seria, con giacca e cravatta".
Fra le tante trattative portate a termine ce n'è una che ricorda in modo particolare? "Direi quella con il presidente Lotito per portare Paolo Di Canio alla Lazio. Si trattava di trovare la posizione giusta fra due personalità molto forti. Una dote fondamentale per fare la professione del procuratore è quella di capire ciò che è meglio per il suo assistito, andando anche contro, se necessario, alla convinzione del giocatore stesso per poi convincerlo di ciò che è giusto fare. Serve ragionare, senza emotività nel mezzo. Soprattutto in un epoca di ristrettezze economiche come quella attuale".
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