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Gli scandali e la credibilità internazionale: dov'è il punto più basso?

autore
Andrea Losapio
mercoledì 10 ottobre 2012, 17:202012
autore Andrea Losapio
10.10.2012 17:202012
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca

Pensavamo fossimo arrivati a raschiare il barile. A toccare il fondo, emblematicamente il punto più basso possibile. Invece, andando alla ricerca del peggio, abbiamo incominciato a scavare. Il peccato originale arriva dal Totonero, anno di grazia 1980, quando il pallone viene scosso dalla prima ondata di calcioscommesse. Ovviamente non è l'ultima, ma trentadue anni fa incomincia a minarsi la credibilità del calcio in Italia: le camionette della polizia negli stadi rovinano le immagini poetiche e retrò di un pallone che incominciava a lasciare la sua dimensione nostrana per spostarsi verso quella di business. Che poi negli anni novanta ha raggiunto il proprio apice con il "campionato più bello del mondo", le "sette sorelle", i soldi finti di Cragnotti e di Tanzi. Ma questo si sarebbe saputo più in là, perché l'ex patron della Lazio pelava avversari come i suoi prodotti, portando gli aquilotti a volare altissimo. La battuta sul latte Tanziano è meglio evitarla, perché è lo stesso effetto che fa alle ginocchia.
Tra passaporti e bilanci truccati, plusvalenze, soldi che in realtà non esistevano e presidenti finiti in galera (o latitanti in paesi tropicali), potevamo legittimamente pensare che non potesse andare peggio. Invece un detto veniva in nostro soccorso: "Si stava meglio...". Quando? Fino al 2006, maggio, la primavera di Calciopoli. Moggi e le schede svizzere, i processi, la Juventus in B, le altre società coinvolte penalizzate ma non retrocesse, le accuse e le contro accuse, la cupola e la Gea. Via, un bel colpo di spugna, l'Italia che vince i Mondiali, come nel 1982, a cancellare l'onta di un'estate italiana che non aveva certo vissuto Notti Magiche.


Qualche anno di tranquillità, ma nemmeno troppo, perché è di nuovo tempo di scommettere. Doni e l'Atalanta, Parlato e Santoni, gli Zingari, fino ad arrivare ad Antonio Conte e Andrea Masiello, al Bari, al Siena, a Carobbio e l'AlbinoLeffe, Gervasoni che finisce contro un albero dopo essere stato drogato da un suo compagno di squadra. Il tran tran sconvolto dalle inchieste giudiziarie. La notizia di oggi, quella che Manganelli affida ai cronisti, è solo la dichiarazione prima di un'altra tempesta, l'ennesima, che si sta per abbattere sul calcio italiano. Tra Ranocchia e i giocatori del Bari (che scagionano Conte). Poi c'è la finanza a Napoli e un'altra Passaportopoli a Fermo, con giocatori di grido coinvolti. Va tutto bene?
Il nostro è un calcio malato, preda di interessi più grandi rispetto a quelli dei presidenti? E che credibilità ha il futbol italico, quando poi sulla pagina Facebook di "Pronostiquer Pro: Le Dieu des Pronos" appare un messaggio che recita così: "Mettez tout sur Spezia a 3.55, le match est acheté, Livorno va leur offrir le match, la mafia est dans le coup. L'info est totalement sur"? Vi evito la traduzione, ma riporto il risultato finale. Che fa ridere, o piangere (dipende dai punti di vista), perché gli spezzini travolgono il Livorno per 5-1, all'Armando Picchi. Intanto la pagina viene cancellata, ma rimane una figuraccia storica. E non solo sportiva, anche di immagine: ammesso e non concesso che il risultato sia solo un fortuito scherzo degli dei del pallone, il calcio ne esce ancora una volta con le ossa fracassate. Qual è il punto più basso? C'è una giustizia nel calcio? Quanto dovremo scavare ancora per ritrovare un vagito di dignità e sperare che la magistratura riesca finalmente a estirpare i farabutti dal carrozzone, invece di lamentarci perché la squadra del cuore è finita ingiustamente nel mirino della giustizia sportiva (e non)? Altro che modello inglese, qui bisogna evitare che il calcio si trasformi in uno spettacolo deciso a tavolino. Sperando che non lo sia già.