Ibra che sorpresa! Ma manca più il Milan a lui o lui al Milan? Dove si riflette su Guardiola, tra sogni e realtà. E poi De Rossi-Zeman...
Luca Marchetti
A sorpresa, all'improvviso. Dopo che per mesi aveva detto che il Psg era il futuro, che il campionato italiano non era più competitivo. Ora Ibra ha nostalgia dell'Italia, del Milan. "È una delle poche squadre dove potrei tornare se potessi scegliere oggi. Spesso non vuoi tornare dove sei già stato, ma per il Milan è diverso. È un club fantastico". Lo ha detto in Svezia, riportato da Aftonbladet. Il tempo di tradurlo ed ha fatto il giro del mondo. Perché detta così è una bomba. Neanche tre mesi dopo il suo arrivo a Parigi e già il primo mal di pancia. In realtà, anche ascoltando le parole del suo manager, Mino Raiola, si tratta più di parole d'amore e d'affetto, piuttosto che di una reale volontà di voler tornare al Milan. Ha addirittura aggiunto che giocatori come Ibra, con il suo ingaggio dal costo del cartellino così elevato, in Italia non arriveranno per almeno 3 o 4 anni.
E questo in realtà è il grande problema. Anche qualora Ibra avesse davvero voglia di trasferirsi di nuovo a Milanello. Quando vuole qualcosa, la ottiene. Ha sempre cambiato squadra quando ha voluto. Ma se ora volesse davvero il rossonero si scontrerebbe con una situazione economica completamente cambiata, stravolta, rivoluzionata. Il Milan non è più quello di una volta. Lo testimonia la rosa di quest'anno, la classifica. Il processo nato, soprattutto quest'estate, di restaurazione. L'occhio al bilancio, il sacrificio dei big per non andare in rosso. La pazienza di dover ricostruire e la consapevolezza che il processo non sarà né breve, né indolore.
Ibra manca al Milan, più di quanto il Milan non manchi ad Ibra. Ed è per questo che la sua dichiarazione (d'amore o no) fa ancora più effetto. Lo dicono i numeri. In Ligue1 Zlatan ha segnato 9 gol, tutto il Milan 7. Ma in via Turati devono guardare avanti, non indietro. Non si possono permettere i 12 milioni netti all'anno per il giocatore, più che i 25 del cartellino. Galliani, insieme ad Allegri, deve capire come uscire da questo periodo difficile, difficilissimo.
Chiaro che la trasferta a Roma, contro la Lazio, è decisiva. I risultati decidono sempre il destino di ogni allenatore. In questo caso il ragionamento deve essere più profondo. E' chiaro che in questo avvio stentato ci sia anche la responsabilità di alcune scelte. Ma è altrettanto evidente che il Milan è in mezzo ad una mutazione. E ripartire non è mai facile. E i nomi che ruotano intorno alla panchina rossonera (Tassotti a parte) sono più desideri che realtà. Desideri anche presidenziali, quindi di chi può decidere anche di spendere, contrariamente a quanto fatto in questi ultimi anni. Guardiola in questo momento rappresenta il top, a livello europeo. E l'allenatore disoccupato più corteggiato del mondo. Pensarci, sognarlo, non è peccato. E Berlusconi si è innamorato di lui da tempo. Da un Milan-Barcellona quando si fermò a parlare con lui, dopo la partita, "di politica", disse. Da lì, ciclicamente, si è parlato di Guardiola Milan. Più come suggestione che come possibilità concreta. Difficile pensare di vederlo in Italia. Guadagna tanto, pretenderebbe una squadra al top per continuare a vincere, anche senza il "suo" Barcellona.
Potrebbe essere affascinato dalla ricostruzione rossonera? Può darsi. Ma bisognerebbe cambiare completamente tendenza, cominciare a spendere. Tanto. Per lui e per la squadra. Al momento non sembra la soluzione più praticabile e concreta. Come Spalletti. Che è vero, ora sta vivendo un momento difficile con il suo Zenit, ma ha a disposizione un portafogli praticamente illimitato e un bonifico mensile quasi doppio rispetto ad Allegri. Piste affascinanti, non c'è dubbio. Ma ai limiti dell'impraticabilità. E non solo per gli stipendi dei due manager, ma anche per le possibili richieste su un progetto di ricostruzione.
E' per questo che prima di lasciare Allegri, le riflessioni da fare dovranno essere approfondite. Ed ecco perché il rapporto Galliani Allegri, nonostante qualche critica pubblica, è destinato a rinsaldarsi.
Mentre invece è sotto osservazione, di tanti in Europa, quello fra Zeman e De Rossi. L'altro grande argomento di discussione in Italia nella settimana della Nazionale. E' uno dei centrocampisti più importanti del mondo. Lo hanno tentato in tanti (Psg, Real, City). Lui ha resistito e firmato a vita (o quasi) con la Roma. Come nei mesi in cui si discuteva il suo rinnovo era impossibile sbilanciarsi, perché bisognava sapere cosa realmente pensava De Rossi, così ora, vista la sua riservatezza, possiamo soltanto ipotizzare se il rapporto con Zeman sia realmente (e definitivamente) deteriorato o meno. Tanto da indurlo a tornare sulle proprie decisioni. E le ipotesi sono come le previsioni: a volte ci prendi a volte no, molto dipende dagli elementi che hai a disposizione. Ancora, al di là dei corteggiamenti ripresi, non ce ne sono abbastanza per poter dire come andrà a finire. Di sicuro se ne continuerà a parlare.




