Il dodicesimo uomo non è un giocatore. E' l'anima del calcio
Luca Bargellini
12/12/12, una data, un numero e un unico vero padrone nel mondo del calcio: il popolo dei tifosi. Al di là dei tanti portieri di riserva che con la loro presenza sulle panchine d'Italia e del Mondo, il numero 12 è, soprattutto nel nostro paese, il numero utilizzato da moltissime società per rappresentare i tifosi e la loro passione per la squadra del cuore. "Il dodicesimo uomo in campo", così viene definito il gruppo di supporter più caldo, fedele e passionale in onore del quale alcune società hanno ritirato proprio la maglia legata al numero in questione. Da società storiche del panorama della Serie A come Atalanta, Genoa, Lazio, Palermo, Parma, e Torino (mitica la Curva Maratona), fino ad altre realtà prestigiose come Cesena, Juve Stabia e Lecce, in tanti hanno fatto questa scelta a metà strada fra il riconoscimento e la celebrazione di un amore destinato a durare in eterno.
Come detto però questa moda travalica qualsiasi confine geografico. Supera gli oceani e arriva fino in Brasile dove il Flamengo, storica società di Rio de Janeiro, compie il medesimo gesto dei nostri club o in Argentina con "La Doce", la curva del Boca Juniors. Oppure approda in Giappone con i Kyoto Sanga e i Vissel Kobe che celebrano con il numero 12 i proprio tifosi, sempre presenti in ogni gara della squadra con numeri spesso strabilianti. Fino, magari, a scivolare nella fredda Norvegia dove i fan del Valerenga meritano una menzione speciale visto il terribile clima invernale.
Nelle curve spesso risuona un coro: "In giro per il mondo, ovunque andiamo, la gente vuol sapere, chi noi siamo"... Un solo, unico, grande popolo di tifosi. Tutti schierati al centro del campo con la maglia numero 12.




