Il punto sulla A - La maledizione di San Siro
Raimondo De Magistris
La crisi sta assumendo contorni senza precedenti. Un'altra settimana con San Siro utilizzato dagli avversari come terra di conquista. Battuto un record negativo - quello del 1985 - che in questi anni sembrava impossibile da eguagliare: sette gare interne consecutive delle due squadre meneghine senza successo. S'è andato oltre. Dopo otto partite casalinghe Inter e Milan non hanno ancora ottenuto una vittoria. Tre pareggi e una sconfitta nelle sfide europee, quattro ko su quattro in campionato. Ieri a passare al Meazza è stato il fanalino di coda Siena. Una gara in attesa quella impostata dalla squadra di Cosmi. Tanta difesa e contropiede, per poi pungere in due delle pochissime occasioni avute a disposizione. Lo 0-2 è senza dubbio risultato esagerato, ma questo continuo saliscendi - come già detto la scorsa settimana nello stesso spazio - di fatto estromette Inter e Milan dalla corsa scudetto.
La Juventus si è confermata la corazzata da battere. La squadra bianconera prosegue la sua marcia a punteggio pieno dopo quattro giornate. Era chiaro che a Stamford Bridge qualcosa nelle gerarchie di Conte fosse cambiato. Troppo in ombra Sebastian Giovinco per guidare l'attacco, troppo importante Fabio Quagliarella che in soli 15 minuti era riuscito ad acciuffare il pareggio. Sabato sera il sorpasso è stato confermato e dal primo minuto allo Juventus Stadium contro il Chievo Verona è sceso in campo l'attaccante di Castellammare di Stabia. Prestazione da 7.5 (voto Tmw) in pagella. Una splendida doppietta per aumentare il distacco da Giovinco e candidarsi con forza a una stagione da protagonista.
La squadra campione d'Italia corre e le altre - Napoli, Lazio e Sampdoria - non tengono il passo. Brucia in casa biancoceleste il ko casalingo contro un Genoa cinico e spietato che è riuscito a sfruttare con Borriello una delle poche occasioni a disposizione. Meglio la Sampdoria, che al termine di una prestazione comunque positiva con un calcio di rigore trasformato da Pozzi ha agguantato il pareggio contro il Torino. Discorso a parte merita il pareggio del Napoli a Catania. Uno 0-0 mal digerito in casa azzurra, accostato a una sconfitta a causa della superiorità numerica maturata dopo due minuti per il rosso ad Alvarez. Una delusione che ha un doppio volto. Uno cupo, riguardante un gruppo che ha ancora molto lavoro davanti e deve fare i conti col black-out più totale quando si spegne la luce di Hamsik e Pandev. L'altro consolatorio, perché non esser contenti dopo 10 punti conquistati in quattro gare rende l'idea della crescita esponenziale di questa squadra negli ultimi anni.
Anche scorrendo la classifica verso il basso gli argomenti di discussione non sono mancati. E' stata la domenica del primo punto del Pescara di Stroppa e del terzo gol in due gare di Alberto Gilardino con la casacca del Bologna. Il giorno dell'esordio - amaro - di Gian Piero Gasperini sulla panchina del Palermo e il week-end che ha dato a Firenze un nuovo idolo da eleggere in fretta come simbolo della rinascita viola: Facundo Roncaglia.
La quarta giornata di Serie A, però, verrà ricordata soprattutto per il rinvio di Cagliari-Roma. Un sabato notte concitato, dopo il passaggio a vuoto di Massimo Cellino che - in barba alle disposizioni del Prefetto - aveva diramato un comunicato in cui incoraggiava i tifosi ad accorrere allo stadio, nonostante i precedenti accordi che parlavano di partita da disputare a porte chiuse. Decisione scriteriata, che già oggi la Lega potrebbe punire con lo 0-3 a tavolino. Conseguenza quasi obbligatoria dopo l'improvvisata messa in piedi dal patron del Cagliari.




