Il punto sulla A - Nuova geografia per lo scudetto?
Raimondo De Magistris
Il passo avanti rispetto alla passata stagione è evidente. Un anno fa l'esonero di Stefano Pioli arrivò il 31 agosto senza nemmeno una giornata di campionato. Ora, invece, Maurizio Zamparini per operare il cambio di allenatore ha aspettato tre partite e 17 giorni in più. E' una battuta, amara, che Giuseppe Sannino ci concederà per commentare l'ennesimo e insensato cambio alla guida del Palermo. Arriva Gasperini, 18esimo tecnico della gestione Zamparini. Dal 4-4-2 al 3-4-3, un cambio di modulo rapido e tutto da scoprire che poco ha a che fare con termini come lungimiranza e programmazione usati da Perinetti non più di 48 ore fa. Nel problematico inizio di stagione del Palermo, più che i presunti errori del tecnico, pesano le campagne di indebolimento che hanno minato le fondamenta della squadra. Dalla scorsa estate sono andati via calciatori come Pastore, Sirigu, Nocerino, Pinilla, Bovo, Cassani, Silvestre, Balzaretti e Migliaccio. Sono stati adeguatamente sostituiti? Zamparini conosce la risposta.
La terza giornata, però, ci regala anche un record difficilmente ripercorribile. Dopo 270 minuti sono quattro le squadre ancora a punteggio pieno: Napoli, Juventus, Lazio e Sampdoria (partita da -1). Rispetto allo scorso anno il cambio di rotta è evidente. Un anno fa dopo quattro partite Juventus e Udinese erano in vetta con otto lunghezze: un punto in meno e una partita in più.
Continua a sorprendere la squadra di Petkovic. Il bel gioco espresso dai biancocelesti è pari allo scetticismo estivo. In mezzo al campo c'è l'Hernanes dei tempi migliori, mentre in attacco Klose non sembra risentire dello scorrere del tempo. Ora, col passare delle giornate, bisognerà solo testare la durata della squadra. Meno dubbi ci sono sul Napoli, vittorioso per 3-1 contro il Parma. L'ispirazione di Pandev, la classe di Hamsik, la spensieratezza di Insigne e il fiuto del gol di Cavani sono alla base di un gruppo che può sognare in grande. Non c'è più la Champions (in Europa League spazio alle seconde linee). C'è, invece, una squadra finalmente matura, capace di gestire pressione e ambizioni della piazza partenopea. Prosegue senza sosta anche la corsa della Juventus. La gara di Marassi, però, ha subito smentito le parole rilasciate da Marotta nel pre-partita "In questa squadra non esistono titolari e riserve". Il campo ha detto il contrario: Vucinic, Asamoah e Lichtsteiner. E' servito il loro ingresso nella ripresa per piegare la resistenza di un Genoa volenteroso e sprecone che per 60 minuti ha comandato la partita. Torino-Roma-Napoli. I primi segnali della Serie A 2012/13 parlano di una Milano clamorosamente esclusa dalla lotta scudetto. Ci sono, infatti, tutti i presupposti affinché, nonostante la sconfitta, rientri in corsa anche la Roma. Il dominio per oltre un'ora di gara contro il Bologna e il bel gioco espresso all'Olimpico per ora si scontrano con gli errori difensivi. Sistemato il reparto arretrato, però, questa squadra ha dimostrato di avere tutte le cartucce a disposizione per volare alta e tornare nei primissimi posti.
Dicevamo delle milanesi. Colpisce come dopo tre giornate Inter e Milan abbiano vinto le gare in trasferta e perso quelle in casa. Provinciali o no - polemica tanto inutile quanto sterile - le due squadre meneghine hanno palesato problemi evidenti nell'impostazione del gioco. Mancano in mezzo al campo palleggiatori capaci di far la differenza. I fuoriclasse scarseggiano e non ci sono i guizzi di genio che fanno la differenza contro le difese schierate. Meglio giocare in trasferta, quando le squadre di casa attaccano e si scoprono. In ogni gara la sorpresa è dietro l'angolo. Una discontinuità che mal si concilia con i sogni scudetto.
Tre vittorie su tre partite anche per la Sampdoria. Ieri di fronte c'era un Pescara alla perenne ricerca della quadratura del cerchio. Un cantiere aperto che mattoncino dopo mattoncino prova a completare l'opera ma, in attesa della fine dei lavori, perde punti per strada.
Vittorie, sconfitte, problemi tattici, ma anche altro. La terza giornata è soprattutto storie da raccontare come quelle di Luca Toni o Marco Sau. Il primo ha cancellato in pochi secondi cinque anni di lontananza. Un amore con i tifosi viola che aspettava solo di essere risvegliato, esploso grazie a due stagioni ad altissimo livello tra il 2005 e il 2007. L'attaccante sardo, invece, è tornato nel suo Cagliari dopo tanto girovagare nelle serie minori. Quarantuno gol negli ultimi due campionati per meritarsi la conferma di Cellino e per far sapere a tutti che la Serie A è il palcoscenico più adatto per il suo talento. Infine i giovani: Insigne, Florenzi, Lamela e Immobile, tutti in campo e tutti a segno. Sono loro l'effetto positivo della crisi. Sono il nuovo che avanza e ha finalmente la possibilità di mettere in mostra tutto il suo talento.




