La Nazionale di Zingonia: vent'anni di talenti (nero) azzurri
Lorenzo Casalino
Galgo e Ciga, che peccato! Ci avevano sperato, ci avevamo sperato, ma i due portabandiera atalantini in quel di Coverciano sono stati vittime dei tagli di Cesare Prandelli, due settimane prima dell'esordio europeo contro i campioni spagnoli. Il 4-3-3 sperimentato con continuità del tecnico di Orzinuovi complicava la presenza di Schelotto, provato come esterno basso a destra, ruolo che ha ricoperto ai tempi di Cesena ma che limita le sue potenzialità offensive. Per Cigarini il discorso è differente: la presenza di metronomi come Pirlo, De Rossi e Montolivo avrebbe rilegato il Ciga a sicuro spettatore, doppione del doppione.
In una stagione da incorniciare, a ritmo europeo, un po' di neroazzurro (sponda Dea ovviamente) sembrava d'obbligo: è vero anche che la rappresentativa azzurra deve essere assemblata come il cast di un film, ognuno deve avere la sua parte in relazione al bene costituzionale della squadra, e succede così che un Borini (ammirato da Prandelli per le sua peculiarità nell'aggredire la linea difensiva) abbia scavalcato l'uomo del momento, Mattia Destro, ed ancor prima big come Pazzini, Matri e Quagliarella.
Atalanta in Nazionale: una latitanza che perdura da 10 anni, da quando Giovanni Trapattoni si convinse a portare Cristiano Doni con sé in terra asiatica per il Mondiale del 2002. Due comparsate con Ecuador e Croazia, il connubio Dea-Italia (almeno per quanto riguarda le manifestazioni continentali) terminò lì. In attesa delle esplosioni dei vari Gabbiadini, Minotti e Bonaventura, in attesa di una nuova chance per Cigarini, Schelotto, ma anche Peluso e Consigli, a Zingonia ci si consola con il titolo di "serbatoio per le giovanili azzurre" e laboratorio di talenti, più o meno affermati nel calcio che conta. Merito di un uomo chiamato Mino Favini, talent scout di livello internazionale, fiuto da segugio per la classe, specie se a trazione offensiva.
Secondo settore giovanile più prestigioso d'Italia, quarto in Europa, dodici titoli di categoria conquistati sotto la gestione Favini, l'Atalanta è anche questo.
Se è vero che vige un po'di delusione per la mancata convocazione dei due protagonisti della cavalcata neroazzurra, consoliamoci con un giochino divertente, una rassegna della top 11 che ha calcato il Centro Sportivo Bortolotti nell'ultimo ventennio, la nostra speciale Nazionale.
CONSIGLI ANDREA (ATALANTA):14 anni in neroazzurro con due esperienze a Rimini e San Benedetto del Tronto, classe 87', protagonista in tutte le rappresentative azzurre, Prandelli lo tiene d'occhio in proiezione Mondiali. Vince il ballottaggio con Michael Agazzi (Cagliari) e Ivan Pelizzoli (Padova, talento incompiuto).
SIMONE PADOIN (JUVENTUS): non ha saputo dire di no alla Vecchia Signora ed a gennaio ha lasciato Bergamo firmando un quinquennale con i bianconeri. Dopo sei mesi la sua avventura a Torino potrebbe già terminare.
CESARE NATALI (FIORENTINA): una sola convocazione in azzurro senza peraltro entrare in campo (2004), uno dei pochi a salvarsi nella disastrata stagione viola.
GIANPAOLO BELLINI (ATALANTA): recordman di presenze con la maglia della Dea, in carriera ha ricevuto lusinghe da diverse squadre ma non ha ceduto...neroazzurro a vita.
LUCIANO ZAURI (LAZIO): un decennio in neroazzurro prima della chiamata romana, sponda Lazio: 132 presenze in biancoceleste, 5 in Nazionale. Motorino instancabile in fase di declino.
ANDREA LAZZARI (FIORENTINA): la tripletta al Delle Alpi in Coppa Italia con la Juventus resta il fiore all'occhiello della sua esperienza a Bergamo. Esploso a Cagliari, pupillo di Max Allegri (che ha fatto di tutto per portarlo a Milano), a Firenze non si sta ripetendo sui suoi livelli, complice la situazione delicata di tutto l'ambiente.
RICCARDO MONTOLIVO (MILAN): probabilmente il giocatore col più alto tasso tecnico cresciuto sotto l'ala di Favini, esordisce a 18 anni con Andrea Mandorlini, emigrato troppo presto verso Firenze. Ennesimo colpo di mercato dello stratega Galliani, al Milan si aspettano molto da lui.
MASSIMO DONATI (PALERMO): Pierpaolo Marino lo sta seguendo da diverso tempo, un suo ritorno a Zingonia non è da escludere, nonostante il suo agente Andrea D'Amico abbia smentito categoricamente.
DOMENICO MORFEO (ritirato): tanto genio ed infinita sregolatezza, talento infinito scovato in quella miniera d'oro neroazzurro che risponde al nome di Pescina. Il suo caratterino non troppo tenero gli ha pregiudicato l'esplosione nei grandi club in cui ha giocato (le due milanesi su tutte), solo a Parma sembrava aver trovato la sua dimensione.
GIAMPAOLO PAZZINI (INTER): non ha bisogno di presentazioni il Pazzo, autentico mattatore d'area in gioventù. Emigrato a Firenze nel 2005 con il suo "gemello" Montolivo, è esploso con la Sampdoria e nel gennaio 2011 è arrivata la chiamata dai piani alti. La prima metà stagione è scoppiettante (11 gol in 19 presenze), quest'anno è stato risucchiato nel vortice negativo e ha dovuto rinunciare alla Nazionale.
FEDERICO PISANI (deceduto): il campo principale di Zingonia porta il suo nome, la Curva Nord dell'Atleti Azzurri d'Italia porta il suo nome, esordio nella massima serie a 17 anni, il pupillo di Prandelli in Primavera. Poi quel tragico 12 febbraio, l'incidente sulla Milano-Laghi, la morte prematura insieme al suo amore. Il dolore più grande dell'ultimo ventennio neroazzurro, superiore anche allo scandalo scommesse.
Questi sono le undici stelle (nero) azzurre, coadiuvate da una sfilza interminabile di riserve: Pelizzoli e Agazzi (portieri), Regonesi, Capelli, Carnasciali, Motta, Pavan (difensori); Bonaventura, Minotti, Morosini, Dalla Bona, Pinardi, Pagano, i fratelli Zenoni (centrocampisti), Locatelli, Gabbiadini, Bianchi, Rossini, Zaza.
Talenti di ieri, di oggi e di domani, pepite della miniera d'oro di Zingonia...




