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Lazio, dopo la follia e tempo di ripartire

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Redazione TMW.
martedì 1 maggio 2012, 14:152012
autore Redazione TMW.
01.05.2012 14:152012
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Alessandro Pizzuti

Una domenica di ordinaria follia verrebbe da dire. Il Friuli mette il punto sull'epilogo amaro di questo campionato, quello che si sta delineando per la compagine di Reja. In campo una Lazio piccola piccola, cede il passo ad una mediocre Udinese, collezionando la sua settima sconfitta consecutiva lontano dalla Capitale (un record dal campionato del '29). L'ennesimo scivolone che giunge puntuale come un orologio dopo le figuracce con Lecce e soprattutto Novara (sono solo le ultime due in ordine cronologico). Le tabelle di marcia che si rivoluzionano e i punti messi in cascina nel corso della stagione che evaporano all'improvviso. È una Lazio ferita, fiaccata dagli infortuni (siamo arrivati a quota 38 e forse anche questo è record, ndr). E' una Lazio che non corre più, che non punge e che senza Klose e il motorino Lulic si ritrova declassata a remare nel Limbo della depressione, alla disperata ricerca di un orizzonte che non si distingue più. In campo la Lazio è questa. È il lato oscuro dei quella mervaiglia applaudita per più di mezzo campionato. È' la sorellastra della creatura modellata da Reja, per la quale sino a natale si parlò addirittura di scudetto. Ci siamo risvegliati ieri e d'un tratto il sogno è diventato incubo. Il terzo posto solitario è svanito ed ora la lotta per l'Europa che conta vanta altre tre pretendenti, che dalla loro hanno un cammino in discesa. Con la domenica nera di Udine si è toccato il fondo e al danno si è aggiunta pure la beffa. La sfida che valeva almeno mezzo tagliando per la Champions è andata senza colpo ferire o quasi. L'agonia in campo, nella vana speranza di sgraffignare un punto è esplosa nell'ira funesta di un finale shock. Sarà stato il palese debito di ossigeno degli uomini di Reja, sarà stata la rabbia dell'impotenza di una squadra ormai alle corde, fatto sta che l'epilogo di Udinese - Lazio, fa ancor più male della sconfitta maturata sul campo. I nervi fumano e il self control salta che è una bellezza in casa biancoceleste, ma chi veste quella maglia e chi la rappresenta fuori, dovrebbe ricordarsi delle migliaia di persone, che di quei colori sono innamorate. Ieri con il Far West del Friuli si è toccato il fondo, si sono esauriti definitivamente i bonus di una stagione che è iniziata bene, ma che si sta concludendo nella maniera peggiore. 'Col fischio o senza' verrebba da dire, scusate la battuta, ma il campo di clacio non è e non deve mai trasformarsi in un ring. Attimi di panico, momenti di tensione, tra baruffe verbali e qualche contatto fisico al limite della denuncia. Pessimi contenuti di una figuraccia trasmessa su circuito nazionale e internazionale, che hanno diffuso l'immagine peggiore della nostra Lazio. L'indignazione che spinge a riflettere e a lamentarci per questo comportamento di una società, che dovrebbe fare mea culpa per il misfatto di questo campionato. Una Lazio terza e autoritaria per più di mezza stagione. Una squadra forte e vincente anche con le grandi.

Una società che avrebbe dovuto aiutare un progetto nato quasi per caso e voluto fortemente da chi quella maglia l'ha vestita con onore per tante e tante partite. E invece no, il disastro. Non solo il mercato pauroso di gennaio e la campagna d'indebolimento. Non solo gli infortuni da guinnes dei primati e le cure sbagliate Non solo le inibizioni a raffica per un Presidente in lotta col mondo intero e l'ombra pesante del calcioscomesse, ora anche una pessima figura agli occhi del mondo. Tutto questo è tanto, molto, forse anche troppo da mandar giù, adesso è tempo di far partire una riflessione. La Lazio non è solo Claudio Lotito, la Lazio non è Igli Tare o semplicemente una squadra di calcio, oppure mister Reja o lo staff tecnico. La Lazio siamo noi. Sono quelle migliaia di anime impazzite che pur di seguirla viaggiano di notte in macchina per km e km, per poi tornare al mattino e farsi trovare puntali sul posto di lavoro. La Lazio è qulla marea biancoceleste che ogni domenica riempie curve e distinti per sostenere la squadra nel bene e nel male. E' quella gente innamorata pronta a giustificarne gli errori sul campo e a difenderla dalle offese fuori. La Lazio ha una profonda dignità che vanta 112 anni di storia e che la fregia di esser considerata un Ente Morale. Insomma la Lazio è molto più di una partita andata male o di un episodio discutibile. Chi rappresenta noi, la nostra gente e questi colori, oggi più che mai deve sentire forte questo senso di responsabilità. Udinese - Lazio è passata in archivio e con essa chissà anche buona parte delle chance di qualificazione in Champions. Ma quel che resta di questa dannata trasferta è l'impotenza che sfocia nel ridicolo. È' la sensazione che tante tessere di questo puzzle biancoceleste siano saltate. C'è il timore grosso di uno sfaldamento totale, di una resa incondizionata, che mette a rischio anche una possibile qualificazione in Europa League. Ora serve il coraggio, il rispetto, l'orgoglio vero degli uomini veri. Parlo alla Lazio squadra. Mi rivolgo a coloro che indosseranno quelle undici casacche con l'aquila sul cuore. La gente laziale non merita questo. La gente laziale ha amato e rispettato questa squadra da sempre, anche nelle difficoltà estreme di un rapporto in crisi costante con il club. Oggi è tempo per l'amara riflessione, domani però sarà già il momento per tornare a lottare. Non delutete, non deluteteci, dentro e fuori dal campo.

Fonte: Alessandro Zappulla per lalaziosiamonoi.it