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LIVE TMW - Gli agenti a Modena, il racconto della giornata

LIVE TMW - Gli agenti a Modena, il racconto della giornataTUTTO mercato WEB
© foto di Alessio Alaimo
lunedì 14 maggio 2012, 16:102012
di Alessio Alaimo
Dagli inviati a Modena: Alessio Alaimo e Andrea Lolli

16.10 - Applausi su quest'ultima battuta di Caliendo e la riunione si chiude così

16.08 - Ancora Caliendo: "I giocatori li gestiamo noi, dobbiamo essere compatti, un gruppo e credo che potremo far valere il nostro ruolo. Io sono stato il primo a mandare all'Aic pubblicità, altri contratti e non si sono mai degnati nemmeno di ringraziarmi. L'associazione ora dispone di un fondo importante perché tanti giocatori non hanno preso la liquidazione di fine carriera. Dobbiamo prendere coscienza che noi siamo una categoria forte e se non ci esponiamo noi che abbiamo grande esperienza chi volete che lo faccia? I giocatori sono la materia prima ed i presidenti sono sempre dovuti venire a Modena, nel mio ufficio, per parlare".

16.05 - In chiusura anche Paolo Bordonaro, uno degli organizzatori, dice la sua: "Ci sono elementi che mi hanno particolarmente incuriosito in tutto ciò che è stato detto. Ora, però, stavo pensando a come fare per far sì che questa non sia la solita giornata in cui si parla e poi tornando a casa le cose tornano come prima. Il problema è complesso e credo sia difficile per gli agenti prendere in mano la situazione. E' bello, ma utopistico ciò che dice Caliendo, ma oggi c'è qualcosa che vale la pena di non perdere. Abbiamo agenti e giornalisti qui presenti ed anche se Tommasi non è presente crediamo di poter essere in grado di coinvolgerlo. Siamo già tre categorie a questo punto e quindi chiedo a Caliendo perché non creare una lobby in grado, ogni giorno, di spargere un pensiero positivo in ognuna appunto delle categorie. E' importante che questo si ramifichi, magari anche incontrandoci in altre occasioni. L'idea di un calcio migliore, pulito, serio deve spargersi e così potremmo prendere più potere. A questo punto chi gestisce e organizza questa attività non potrà ignorarci vedendo crescere il nostro potere".

15.56 - Torna a prendere la parola Caliendo: "Con la mia proposta non solo dovrebbero essere quotate in borsa solamente le società calcistiche, ma anche la parte commerciale che dovrebbe fare da fondo cassa. Essendo tutto in famiglia i proprietari saprebbero benissimo quanto poter tirare fuori per ogni giocatore. Se un giocatore mi costa 20 milioni e nella parte commerciale ho 20 milioni da investire ecco che posso fare l'acquisto. Con questo ho completamente chiuso la mia parte".

15.52 - Si è aperto un dibattito fra gli agenti e i tre giornalisti presenti sul ruolo della stampa che, a detta degli stessi rappresentanti dei giocatori, dovrebbe essere maggiormente d'aiuto.

15.45 - Luca Calamai ancora sull'assenza di Tommasi: "Se lui non viene vuol dire che il 90% di voi procuratori non è riuscito a convincere i propri giocatori di dire appunto a Tommasi che sarebbe stata molto importante la sua presenza dato che è il loro rappresentante. Voi che siete una parte importante potete far cambiare il mondo del calcio".

15.35 - Si parla anche di stadi, con l'esempio dello Juventus Stadium che frutterà alla società bianconera importanti incassi in più in questa stagione oltre ad essere un ambiente che, probabilmente, ha portato benefici anche a livello psicologico alla squadra spingendola nei momenti migliori e aiutandola nei momenti più difficili.

15.33 - Xavier Jacobelli ha ripreso la parola criticando le istituzioni del mondo calcistico e ponendo all'attenzione i tanti problemi a cui, al momento, non si sta cercando soluzione.

15.23 - De Paola riprende la parola per commentare la proposta di Caliendo: "La questione del contratto dei giocatori non è vero che non abbia avuto nessuno di cui se n'è occupato. Negli ultimi due anni c'è stato molto interessamento intorno a questo argomento e un personaggio molto importante ad essersene occupato è l'avvocato Priamonte che ha quasi stilato di suo pugno il nuovo contratto provvisorio dei calciatori. Ci sono aspetti che hanno sollevato interrogativi, come quello dei calciatori 'in castigo' e altre cose da capire, ma con la proposta di Caliendo ho trovato un punto d'unione. Non viene più prima l'interesse del singolo se poi l'azienda in cui opera fallisce. E' importante che dalla parte dei procuratori ci sia una voce che spenga questo tipo di argomentazioni al fine che il bene sia quello comune. Vedere quello che è l'effetto di un contratto sulle sorti di una società sarebbe molto importante. Io società ho una determinata disponibilità da gestire e tu calciatore devi adeguarti. In questo fatto il mondo dei procuratori non può essere assente così come la Federazione o l'Aic. Quando ci sono proposte di questo genere che escono dalla logica dell'orticello e vanno a guardare l'interesse del bene comune io mi faccio scattare una lampadina: l'allarme è talmente forte che tutte le componenti si agitano per trovare una soluzione".

15.12 - Sempre Caliendo: "Al QPR prendevamo dalla federazione cinquecentomila sterline che dovevamo ridistribuire a dei tutor che andavano casa per casa di tutti i ragazzi che giocavano nelle giovanili e controllavano cosa facevano questi ragazzini. Ogni giocatore, poi, dovrebbe mettere a disposizione un certo numero di ore per la società nelle quali va a fare lezione nelle scuole proprio ai più piccoli. Sono tante le idee, ma sarebbe importante che fra di voi anche solo pochi, diciamo tre, la pensassero come me perché è comunque un inizio. Qualche tempo fa eravamo 20-30 anni avanti a tutti ed ora siamo 20-30 anni indietro".

15.10 - Si inizia con una premessa: "Bisogna impostare per ogni giocatore un contratto basato sulle prestazioni sportive ed uno a livello commerciale. Ogni società deve avere due bilanci e offrire i contratti in base alle disponibilità da una parte e dall'altra. In questo modo la parte sportiva viene tutelata e le società non fallirebbero più dovendosi attenere al bilancio dell'anno precedente. In Inghilterra, ad esempio, in caso di un ritardo di anche solo due ore si blocca tutto. Il discorso, chiaramente, è applicabile a partire dai giovani e non dai giocatori affermati attualmente che ormai sono troppo abituati al sistema attuale".

14.59 - Ora Caliendo inizia ad illustrare il progetto per la nuova struttura dell'organizzazione a cui hanno partecipato nella stesura 16 agenti tra cui lui stesso.

14.57 - Di nuovo Caliendo: "Il calcio deve cambiare perché siamo al disastro totale. Siamo diventati lo zimbello del mondo e non siamo più credibili. Noi che siamo a contatto con i giocatori dobbiamo dimostrare di essere una categoria base. Giustamente come diceva prima Accardi, dobbiamo dare ai ragazzi un punto di riferimento perché si accordano che il mondo non è solo quello dorato. Mi dispiace fare nomi, ma basta guardare la fine che ha fatto Beppe Signori dopo aver chiuso la sua carriera. Questa è un'occasione che dobbiamo sfruttare per dare nuove regole e mi rivolgo a tutti i colleghi presenti e non. Bisogna mettersi a sedere con la Federazione, ma la prima risposta è che Damiano Tommasi non è presente quando invece avrebbe dovuto esserlo. Con un messaggio ci ha fatto sapere che non riusciva a venire quando gli avevo fatto presente che sarebbe stata una grande occasione di dialogo".

14.51 - Ancora De Paola: "Bisogna andare a colpire il cuore del problema che risiede nelle istituzioni. Il calcioscommesse, ribadisco, è una delle più grosse piaghe ed è stato anche sottovalutato dal nostro mondo, ma non solo. Attorno a questa vicenda ci sono anche atteggiamenti istituzionali non piacevoli da vedere. Un giudice da Cremona che appena varata l'inchiesta fa un'intervista per esprimere il proprio disagio e di sua moglie. Con tutto il rispetto non deve fare questo, un giudice deve lavorare nel silenzio. Serve attenzione sotto l'aspetto economico e anche morale. La proposta di Caliendo, che è sempre stato un precursore, è interessante ed è un sasso lanciato nello stagno dell'indifferenza e del farsi i fatti propri. Ben venga. Nel suo libro fa riferimento al fatto che questo non rimanga solo un'idea, ma il problema rimane sempre alla base e nella riorganizzazione di tutte le categorie che devono avere fondamenta etiche importanti".

14.45 - Riprende la parola Antonio Caliendo per ringraziare i colleghi Bordonari e Letterio nell'organizzazinoe dell'evento poi è la volta di Paolo De Paola, direttore di Tuttosport: "Vorrei fare alcune riflessioni in un momento di crisi come questo riguardo al discorso che si stava facendo in mattinata. La prima è che ieri ci sono state alcune scene sui campi, in particolare quella dell'addio di Del Piero, che hanno coinvolto molti, forse tutti noi. Vorrei soffermarmi su questa emozione che ha dato a tutti gli spettatori che è l'essenza del calcio. E' questa essenza e questa emozione che dobbiamo proteggere e guardare come stella cometa per tutelare i nostri interessi. Quando un mondo è in crisi ci si chiude in sè stessi curando soprattutto i propri interessi che diventano sempre più piccoli, particolari e fatemi dire anche meschini. Bisognerebbe rompere questo fronte, questo isolamento e proporsi di più nei confronti degli altri. Noi facciamo parte di un mondo bellissimo, che ha espresso un gioiello senza pari come quello di ieri allo Juventus Stadium. Per proseguire in questo lavoro serve una predisposizione nel comprendere il lavoro degli altri e non considerarli avversari, nemici o persone che possono danneggiare il nostro lavoro. Lo dico perché mi accorgo che quando noi giornalisti entriamo in contatto con personaggi attinenti alla sfera di procuratori, giocatori e dirigenti ci sono sempre un po' di atteggiamenti di difesa e lo capisco anche. C'è bisogno in un mondo come questo di credibilità, di etica e di riscoprire quei valori su cui si può fondare il movimento. La dispersione di questi valori foraggia situazioni come calcioscommesse".

14.35 - Dopo la pausa pranzo sta per riprendere la riunione degli agenti al Mammut Club di Modena. Pian piano i presenti stanno riprendendo posto in sala.

13.07 - Il meeting si ferma e riprenderà tra poco. Caliendo: "Vedo con piacere che stiamo arrivando ad un punto di discussione, questo vuol dire che quello relativo alle scommesse è un problema sentito. I procuratori devono avere una voce in capitolo molto forte. Come mi ha promesso Tommasi, spero sia presente nella seconda parte. Jacobelli: "Riprenderemo nel pomeriggio".

13.00 - Parla Giovanni Branchini: "Il fenomeno delle scommesse ha portato altri danni tangibili al nostro Paese. Il settore dell'ippicca per esempio, che in Italia ha dato prestigio allo sport italiano, è scomparso perché le persone hanno altri modi per scommettere e non vanno più all'ippodromo. Si cancella così l'aspetto romantico della cosa. I problemi sono tanti, Antonio Caliendo è una persona unica, che ha fatto dell'indipendenza la sua bandiera. E' amico di tutti, ma è sempre andato per la sua strada con le proprie idee senza avere paura di esprimerle. Gli ho sempre sentito dire 'nuovo'. Perché è affascinato da ciò che è nuovo, ha sempre avuto delle visioni. Credo che l'aspetto fondamentale sia quello di una crisi generale, che poi si manifesta con delle patologie brutte come queste. E' evidente che di tutte le soluzioni che si possono ipotizzare l'unica che può avere un effetto nel tempo è quella legata all'educazione. Non penso che ci sia bisogno di un nuovo contratto per ottenere che i calciatori vadano a fare delle lezioni nelle scuole, nei settori giovanili delle società. Bisogna però trovare calciatori che abbiano voglia e piacere di fare questo e che sentano l'esigenza di fare questo. Responsabilizzare degli atleti all'interno di una rosa può essere un'idea intelligente. Lo sforzo deve essere a trecentosessanta gradi. Molti agenti cercano di fare ciò che ha detto Beppe Accardi, penso che qualcuno sia portato all'aspetto commerciale e altri a quello sportivo. La stampa ci incensa quando siamo portatori di notizie importanti e ci bistratta quando ci sono determinate situazioni. Un errore che tutti hanno fatto nel parlare degli agenti è quello di non chiedere ai calciatori gestiti in passato. Della serie: è contento di ciò che l'agente ha fatto per lui? C'è qualcosa che il giocatore non ha gradito? Normalmente i rapporti vanno avanti nel tempo, vuol dire che qualcosa di buono riusciamo a farla. Poi vorrei togliere ad Antonio e Dario (Caliendo e Canovi, ndr), che sono diventato procuratore sportivo nel 1974 (sorride, ndr).

12.49 - Prende la parola Beppe Accardi: "Ho iniziato da abusivo, poi ho prso la licenza. Da quello che stiamo dicendo oggi sembriamo dei santi. E' vero il discorso della moralità, ma è anche vero che se vogliamo dare l'esempio dobbiamo smettere di andare dai ragazzini di 14 anni proponendogli soldi, immagine e pubblicità. Qui ci siamo tanti procuratori fortunati, perché abbiamo guadagnato tutti qualcosa. Ma probabilmente in passato abbiamo anche contribuito a viziare questi ragazzini, facendogli credere che tutto fosse più bello della realtà, gli abbiamo fatto toccare il paradiso e poi sono cascati nell'inferno. Quando vai con la Ferrari e poi devi tornare a mangiare pane e olive diventa difficile. Se oggi si vuole dare un segnale forte a quello che deve essere il futuro, deve partire da lontano. Dobbiamo educare i giocatori come i nostri figli, facendogli capire che senza il sacrificio non si arriva da nessuna parte e che i soldi sono la conseguenza dei sacrifici. Se riusciamo a fare questo possiamo diventare una categoria che può avere forza e diventare un gruppo compatto. Il punto di partenza deve essere questo. Hoa vuto il piacere di lavorare anche se per poco tempo con Antonio Caliendo, ho imparato guardando Branchini, Canovi, Pasqualin e così via. Ma ricordandomi sempre ciò che mi hanno insegnato i miei genitori: fare sacrifici. Dobbiamo partire da questo, tutti i ragazzini devono pensare che il sacrificio ti fa raggiungere i risultati".

12.39 - Parla Dario Canovi: "Nel suo libro c'è la dimostrazione vera che il primo procuratore sono stato io (sorride, ndr). E' un bugiardo nato (sorride, ndr). Se leggete la procura che ha imprudentemente esibito vedrete che aveva una procura per i contratti pubblicitari. Il nostro è un altro lavoro e in quella procura il mandato non c'è. Lui nel 1973 faceva l'agente pubblicitario (sorride, ndr).
A parte la procura il libro perché anche in questo è arrivato secondo (sorride,ndr), è sempre stato il primo.
Farina? Ha avuto il coraggio di denunciare un fatto gravissimo come quello di un ex collega che gli ha offerto dei soldi per truccare una partita. Ora Simone è considerato un infame, è un problema di educazione, morale. E' un problema di principi morali, che il calcio non ha. Dovremmo educare i nostri assistiti, soprattutto quelli giovani. Quando sento un noto procuratore che di fronte ad una squalifica di undici giornate dice 'se la Federazione Inglese non vuole Balotelli mi telefoni...'. Invece dovremmo collaborare, insistere, affinché i nostri giovani imparino che il calcio non è fatto solo di buoni contratti, soldi e belle donne. Ma anche di principi morali che si devono insegnare ai ragazzi. Non è un problema di scommesse. Assistivo Maurizio Montesi, il primo che denunciò le scommesse dell'epoca. Ma era un calcioscommesse casereccio, non sapevi chi erano i truffati e chi i truffatori. Erano dei poveri cristi che pensavano di fare i quattrini scommettendo sull'1, l'X e il 2. Ora invece ci sono over, under, chi segna prima e così via. Ormai è più pericoloso. Io sono un estimatore di Zeman, il quale prima che succedessero tutte le cose che si sono verificate, diceva 'ci sono troppe farmacie e tanti interessi economici'.
Vi racconto un episodio: un giorno sono stato invitato da Rotari e ho detto ciò che dico sempre. La Federazione non si accorgeva di quello che era Calciopoli, qualcuno mi diceva che ero scomodo perché raccontavo certe cose. Quel giorno erano presenti il segretario della Covisoc e un ex segretario della Commissione Agenti. Dopo dieci giorni l'ufficio indagini mi convocò, mi dissero che avevo fatto delle dichiarazioni contro la Federazione. Mi giudicava chi aveva nascosto il fascicolo Moggi-Juventus sotto una pila di altri documenti. Non ha avuto il coraggio di condannarmi".

12.32 - Interviene Claudio Pasqualin: "Il pregio della proposta di Antonio è che viene da un procuratore storico. Dal punto di vista giuridico potremmo discutere a lungo sul principio della responsabilità oggettiva, che è un punto saldo di essa. Però dico di no, la responsabilità oggettiva non può essere un punto fisso senza possibilità di replicare. L'idea di Antonio mi piace. Se noi chiediamo ad un cittadino della Repubblica cosa è il modulo rosso e quello blu, cosa risponde? Eppure veniamo deferiti, perché si parla dei figli in società con i padri, ci sono dei vincoli che rendono difficile districarsi da un contesto nel quale la Federazione che ci rende difficile il lavoro. Molti di noi non possono essere contenti. Secondo un quotidiano che si è occupato della vicenda, sarei tra i ventuno deferiti perché avrei fatto delle fatture per operazioni inesistenti. Ora si profila un'ipotesi di reato della quale a quanto pare sarò chiamato a rispondere. Era già successo che la Guardia di Finanza di Torino dicesse 'guarda che la Juventus s'è portata in detrazione le fatture die procuratori'. Mi pare che non sia reato, ma la nostra categoria è bistrattata. Dobbiao farci sentire nei confronti della Federazione, non se ne può più...".

12.28 - Antognoni su Caliendo: "L'idea di un contratto doppio, tra prestazione commerciale e sportiva, si potrebbe fare. Visto che i calciatori sono l'esempio importante di qualsiasi ragazzo, che probabilmente ora sente più la conferenza di un giocatore che propone delle cose piuttosto che altre persone. Oggi vediamo i ragazzi di quindici-sedici anni, che riescono a recepire ciò che gli dici. Ma glielo devi dire a quell'età e non dopo. Questo sta a noi e mi ci metto anch'io di mezzo, la cosa principale da dire ad un ragazzo è quella di comportarsi bene. Preferisco uno che in campo gioca in un certo modo e che fuori si comporta bene. Noi cerchiamo di dare questa impronta. Sicuramente le persone preposte dovrebbero dare queste indicazioni".

12.26 - Caliendo risponde a Calamai: "Io sono per educare i nuovi che si affacciano al professionismo nel calcio. Bisogna cominciare dalle scuole a indurre una mentalità nuova: quando Calamai mi dice 'vigilanti' non mi piace, vuol dire che abbiamo colto nel segno perché si accettano suggerimenti sui nomi, su come indicarli. Magari non li indicheremo come vigilanti, ma con un'altra espressione. Gli daremo un altro nome. C'è qualcuno che può dare il suo apporto. Faccio un esempio, io direi ad Ibrahimovic che guadagna dieci milioni all'anno: 'Tu hai due milioni per quanto riguarda le prestazioni sportive e altri otto con un contratto commerciale, nel quale si prevedono otto ore al mese da destinare alle scuole'.

12.21 - Sulla vicenda scommesse prende la parola Luca Calamai de La Gazzetta dello Sport. "A volte partono dalle serie inferiori, dove ci sono società che non pagano gli stipendi e se il calcio avesse una serenità assoluta probabilmente queste cose non ci sarebbero. Ogni proposta può essere utile, ma ci scontriamo con un mondo complicato. Non ho ricette di nessun genere. Per quanto riguarda la proposta di Caliendo non mi piace la parola vigilanti. Se il calcio funzionasse non ci sarebbe bisogno che uno diventi un erore se denuncia qualcosa di ovvio. Prendo atto con attenzione dell'idea di Antonio Caliendo, non facile da realizzare. Perché queste tre figure che tipo di figure dovrebbero essere? In qualsiasi spogliatoio uno dei leader può avere un suo peso. Ma qualsiasi proposta è fondamentale, perché se non leviamo immediatamente dalla testa di chi è utente di calcio, che il calcio è organizzato prima, non cosa possiamo fare per mandare via la gente dallo stadio. La gente al di là delle partite mi chiede 'Ma quella è una partita vera?'. E questa è la più grande sconfitta del calcio.
I giornali sportivi parlano di scommesse, delle società di calcio hanno le agenzie come sponsor. Dovremmo partire dalla madre del problema".

12.20 - Caliendo parla della vicenda scommesse: "Le idee nascono dai dispiaceri. All'interno del libro ho voluto dare un'idea su quello che potremmo proporre all'Associazione Italiana Calciatori. Non esiste che paghino le società se due calciatori si mettono d'accordo. Bisognerebbe dare ai club incarico di trovare e nominare tre elementi della propria squadra per controllare. Parto dal presente per avere nostalgia del futuro: dobbiamo partire dal presupposto che prima un giocatore iniziava la sua carriera e mediamente la finiva a trentacinque o trentasei anni. A quale professione ambisce un calciatore quando finisce la propria carriera? Rimanere nel calcio come allenatore, dirigente o aiuto tecnico o ancora come direttore sportivo e così via. Tutto deve passare da Coverciano: questi tre calciatori li indico come vigilanti, che potrebbero essere selezionati. Uno gioca in difesa, uno a centrocampo e uno in attacco. Così si saprebbe ufficialmente che questi calciatori hanno aderito al compito di controllare. A fine partita questi giocatori rispondono a tre domande e consegnano un foglio all'arbitro, il quale lo consegna alla Federazione. Così tiene sotto controllo quello che è successo. A primo impatto una cosa del genere può non suscitare molto interesse, ma se uno ci riflette e sa come nascono queste cose all'interno di un campo, si rende conto che è per neutralizzare quella mela marcia che ci può essere in una squadra. Su venti giocatori tre elementi tengono sotto controllo la situiazione. Perché un difensore, un centrocampista e un attaccante? C'è una ragione: se come difensore vedo che un compagno di reparto fa autogol, capisco se lo fa apposta oppure no. Posso valutarlo bene. Il centrocampista può non passare un pallone o buttarlo fuori e così il compagno può valutare, lo stesso dicasi per l'attaccante".

12.13 - Arriva Luca Calamai de La Gazzetta dello Sport.

12.10 - Caliendo su Maradona: "Andai nel 1978 in Argentina e mi portarono dietro una fabbrica a vedere un ragazzo giocare che faceva cose incredibili. Ero con Gianni Di Marzio e anche luì notò che era un fenomeno. Andammo in albergo, chiamammo Ferlaino, ma lui subito fu riluttante anche per le frontiere chiuse. Gli proposi di portarlo prima in Belgio, ma niente. Quando ci accompagnò in aereoporto Maradona ci chiese di portarlo via dall'Argentina, anche perché Menotti non lo aveva chiamato in Nazionale e per lui fu uno smacco molto grande".

12.05 - Caliendo racconta un nuovo aneddoto: "Ricordo molto bene Boghossian quando era al Napoli. Era in scadenza di contratto ed i francesi, all'epoca, consideravano cifre astronomiche cento milioni. Ferlaino gliene offrì duecento e lui voleva subito accettare. A quel punto gli avevo detto di non pensarci e che ci avrei pensato io. Dopo quattro giorni mi chiama, l'offerta era salito a quattrocento ed io gli dissi di continuare ad aspettare. Passano altri giorni e Boghossian, anche un po' intimorito, mi chiamò e mi disse che l'offerta era salita a seicento, ma ancora una volta gli dissi di aspettare perché avevo convocato il Saragozza. Per tutta la notta abbiamo discusso ed è arrivato l'accordo per un miliardo e duecento milioni. A quel punto dissi a Boghossian che il giorno dopo sarebbe dovuto venire a firmare all'Hotel Vesuvio per quella cifra per quattro anni. Lui non ci credeva e mi chiese se Saragozza era sul mare. Io gli dissi di sì, lui guardò sulla cartina e mi chiese il motivo per cui gli dissi così (Saragozza è a circa 200 km dal mare ndr). Dopo un po' mi chiama la Sampdoria e mi chiede informazioni, io avevo i contratti pronti con il Saragozza, ma alla fine abbiamo trovato l'accordo con loro per un miliardo e seicento milioni. E fu così che il giocatore si trasferì al Genova dove, appunto, c'è anche il mare".

12.00 - Prende la parola Antognoni: "Un plauso particolare ad Antonio che ha introdotto questa nuova attività. Credo proprio che il titolo del libro sia azzecato. Una volta Furio Valcareggi, durante una partita fra giocatori e procuratori, tirò fuori una maglia proprio per Antonio con il numero 10%. Questo è un aneddoto che mi piace sempre ricordare. Tornando al presente voglio dire che il nostro contratto è ancora aperto perciò chissà, spero mi trovi un incarico anche se ora svolgo comunque attività a livello giovanile per la Federazione. Non potevo mancare a questo evento e sicuramente sarà una giornata piacevole per Antonio".

11.48 - Ancora Caliendo racconta qualche aneddoto che si ritroverà anche sul suo libro: "Due arabi, tre spagnoli, un portoghese leggendo del trasferimento di Trezeguet mi hanno inviato un sms dicendo di possedere squadre in vari paesi ed io ho sempre risposto di mandarmi l'offerta ufficiale del club, se l'avessero avuta. Questo non è mai successo e quindi contatto un amico in Dubai e riesco a portare Trezeguet al Baines. A questo punto mi arrivano nuovamente messaggi che recitano 'Complimenti, che bell'affare che abbiamo fatto' e, successivamente, mi arriva la richiesta della commissione sul trasferimento. Dopo diversi messaggi rimane solo un arabo che continua con questa richiesta dicendo 'non credo tu voglia rovinare la tua reputazione non pagandomi la commissione. Io sono musulmano, prego Allah e sono abituato a rispettare i patti'. A quel punto la mia risposta fu: 'Io sono napoletano, prego San Gennaro e se mi dici dove trovarti posso venire a discuterne di persona'. Successivamente questa persona mi invitò negli Stati Uniti perché voleva allacciare rapporti per il mercato americano".

11.48 - Dopo l'introduzione di Jacobelli si entra nel vivo e prende la parola Caliendo: "Ringrazio Xavier Jacobelli che mi ha accompagnato tantissimo in questa avventura e ringrazio anche le autorità di Modena per la loro presenza. E' una giornata particolarmente felice per me, soprattutto per la presenza dei miei colleghi. Volevo sottolineare che la nostra categoria è l'unica che non è mai stata indagata o condannata in tutti gli scandali degli ultimi anni (parte l'applauso spontaneo ndr). Penso che noi potremo essere molto importanti per gestire i nuovi campioni e indirizzarli verso una strada giusta e penso che questa sarà una giornata molto importante e di svolta per tutto il nostro movimento. Ringrazio Antognoni che è stato il primo giocatore a rivolgersi a me ed ora me lo ritrovo uomo qui di fianco dopo tanti anni".

11.42 - Prende la parola Xavier Jacobelli al tavolo conferenze sottolineando per prima cosa la presenza, vicino a lui, di Giancarlo Antognoni, primo calciatore assistito da Antonio Caliendo.

11.32 - Inizia a riempirsi la sala con gli agenti che prendono posizione in attesa che Caliendo prenda la parola.

10.46 - Gli agenti a Modena, al Mammut Club, per la presentazione del libro di Antonio Caliendo, decano dei procuratori. Da poco è arrivato anche l'avvocato Dario Canovi, anche lui uno degli agenti più noti e storici. Canovi ha scherzato con Caliendo, autore del libro "Nessuno prima di me", in ossequio ai tanti anni che esercita la professione. Sono attesi anche altri procuratori a breve. Intanto è arrivato Giancarlo Antognoni

© foto di Alessio Alaimo
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