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Lo scambio imperfetto: la triste storia del centravanti depresso

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Andrea Losapio
martedì 6 novembre 2012, 15:342012
autore Andrea Losapio
06.11.2012 15:342012
Adriano alla FiorentinaTUTTOmercatoWEB
Adriano alla Fiorentina
© foto di Federico De Luca

Marcos André Batista Santos non è stato un calciatore, perlomeno qui in Italia. Lo si ricorda più per le pose da nudista su una famosa rivista gay che non per le sue presenze con la maglia dell'Inter. Anzi, perché il plurale? Il suo campionato inizia e finisce con una presenza, ma si ricorda pure un suo gol in una Supercoppa Italiana persa 4-3 contro la Lazio. Insomma, una sciagura che porta alla cessione della metà del cartellino nel gennaio 2001. Al PSG, mica quello degli sceicchi. Per chi se lo stesse chiedendo, parliamo di Vampeta, uno che ha vinto il Mondiale - nel 2002 - ma che all'Inter la cosa migliore l'ha fatta tornandosene in patria, al Flamengo.
Sorpresa delle sorprese, chi t'arriva in cambio? Un ragazzone, alto e filiforme, un brasiliano in più o uno in meno che vuoi che faccia per il Moratti spendaccione (male) a cavallo del millennio. "Verrà girato in prestito, chissà se in A o in B". I commenti si sprecavano fino alla sera precedente Ferragosto, quando i nerazzurri giocano il trofeo Bernabeu, nella maison del Real, uno degli altari del calcio mondiale. Punizione dal limite, e chi la tira? Il ragazzino della Favela di Vila Cruzeiro. Ops, il nome: Adriano Leite Ribeiro. Che sfonda la porta con un missile terra-aria, anzi, terra-incrocio.
L'apoteosi. "Non va da nessuna parte", confida Moratti, e teniamocelo qui. Farà un gol in quattro mesi, solo otto presenze, e conosce la retrocessione con la Fiorentina più disastrata degli ultimi 20 anni, anche più di quella del Bati (e anche quella degradata in B), che in estate conoscerà il fallimento.
Da una società andata a una pericolante. O meglio, non si sapeva ancora lo fosse, quando l'Inter cede Adriano in comproprietà al Parma. Con Mutu e Gilardino un attacco atomico.

Ma è lui, il "Pugile", l'uomo che sconquassa le difese e prende l'eredità di Crespo dopo qualche anno di troppo. Per dire, negli anni precedenti c'era Milosevic, il salto di qualità è pazzesco. E Adriano è il miglior centravanti della A, tiene a bada la difesa, fa reparto da solo, Mutu segna pure dagli spogliatoi quando c'è lui. La crisi Parmalat si fa sentire, Adriano viene riceduto all'Inter a gennaio 2004 e a maggio punisce la sua ex squadra, quella ducale, di fatto estromettendola da una meritatissima qualificazione ai preliminari di Champions League.
E poi cos'è successo? La movida milanese, l'alcool, la sensazione di avercela fatta dopo anni da attaccante straordinario, formidabile. Nessuno ha la sua forza, per Adriano vengono rifiutate offerte folli, è il migliore al mondo. Il punto più alto lo tocca con un magnifico gol all'Udinese, di fatto facendosi sessanta metri di campo palla al piede prima di spararla all'incrocio. E poi la tripletta al Porto, in Champions League, dedicata al padre recentemente scomparso (ai tempi). Un lutto che lo proverà oltremodo. E un giocatore così ne nasce uno ogni duecento anni.
Anche per la testa, purtroppo: gli alcolici lo rovinano, gli fanno saltare allenamenti e le discoteche diventano la sua passione. I paparazzi lo inseguono e si divertono, come del resto lui, che spreca il suo immenso talento in un bicchiere, come altri grandissimi prima di lui. Dopo l'ennesima festa, Adriano pare abbia spiegato a Zinho - direttore sportivo del Flamengo - di non volere giocare mai più a calcio. Il suo contratto con i rossoneri scade il 22 dicembre, e forse ne troverà un altro, forse no. Non cambia la sostanza. L'attaccante più devastante degli ultimi anni sembra la controfigura di se stesso, con la pancia e un doppio mento da fare invidia a opinionisti televisivi ben più floridi di lui.
L'Imperatore è diventato bonzo, più per la capigliatura rasata e la stazza da piccolo Buddha che non per la dedizione alla preghiera. Per lo sconforto di chi (come il sottoscritto, passatemelo) ha vissuto emozioni con le sue perle negli occhi.