Palermo, mai così male nell'era Zamparini
Gaetano Mocciaro
Mai come quest'anno gli obiettivi del Palermo si avvicinano a una lotta alla sopravvivenza nella massima categoria. Mai successo nell'era Zamparini, fatta di grandi progetti e campagne acquisti ambiziose. Sin dal ritorno in Serie A nel 2004 non si è mai avutala minima percezione di pericolo, al netto dei potenziali esoneri degli allenatori. E difatti i risultati sin dalle prime giornate hanno sempre inquadrato la realtà rosanero, a volte forse illudendola. Campionato 2004/05: quattro partite, nessuna sconfitta. E, attenzione, due di queste sfide di difficoltà massima, contro Inter a San Siro e Juventus al Delle Alpi. Due pareggi, alla fine, sommati al successo all'esordio contro il Siena e allo 0-0 contro la Fiorentina. A fine stagione sarà 6° posto e qualificazione in Coppa Uefa. Toni è il terminale offensivo di quella squadra, che può contare sulla fantasia di Zauli, la regia di Corini e la solidità difensiva con i neoacquisti Zaccardo e Barzagli.
Passa un anno, Toni non c'è più e al suo posto ne arrivano due: Caracciolo e Makinwa, a comporre il tandem offensivo del 4-4-2 di Delneri, tecnico nuovo dopo aver salutato alla fine della stagione precedente Guidolin. L'inizio è persin migliore e in 4 partite in punti totalizzati sono 10, frutto di 3 vittorie (contro Inter, Siena e Reggina) e un pari a Parma, dopo essere stati in vantaggio. Sarà alla fine solo 8° posto, che diventerà 5° dopo il terremoto di Calciopoli. Altra qualificazione in Coppa Uefa.
Torna Guidolin nel 2006 e il Palermo parte fortissimo di nuovo: 3 vittorie consecutive e una sconfitta. La stella è Amauri che con Di Michele in attacco incanta, mentre le incursioni dalla trequarti di Bresciano assicurano altri gol. Si chiude al 5° posto, altro accesso in Uefa.
Estate 2007, arriva Miccoli a far coppia con Amauri, per uno dei migliori tandem della storia rosanero. Si parte con un ko in casa contro la Roma, ma alla fine le tre seguenti partite portano a due successi e un pari. Sarà solo 11° posto.
Estate 2008, va via Amauri ma in casa c'è il giovane Cavani e la squadra ha ancora ambizioni europee: arrivano Amelia, Bovo, Liverani, Nocerino, Kjaer. Lasciano oltre ad Amauri il duo difensivo Zaccardo-Barzagli, in direzione Wolfsburg. Nonostante i molti cambi la squadra tiene botta e nelle prime 4 partite ottiene due vittorie e due sconfitte. Si chiuderà in ottava posizione.
Estate 2009, si parte con Walter Zenga e col colpo Javier Pastore, giovane talento preso dall'Huracan. La squadra non parte benissimo, ma riesce nelle prime 4 partite a ottenere 4 punti, frutto di un successo contro il Napoli e un pari col Bari. L'arrivo di Delio Rossi a campionato in corso porterà alla svolta e permetterà al Palermo una rimonta incredibile che lo porterà a sfiorare un piazzamento in Champions League.
Estate 2010: arrivano Ilicic, Pinilla, Maccarone, Bacinovic. Resta Pastore, va via Cavani. Le prime tre partite non lasciano presagire niente di nuovo nonostante la squadra sia competitiva: 1 punto conquistato. Poi alla quarta il colpaccio all'Olimpico contro la Juventus, un 3-1 che permetterà ai rosanero di risalire la china. Alla fine sarà 8° posto ed Europa conquistata grazie alla finale di Coppa Italia raggiunta.
Estate 2011 arrivano Mantovani, Silvestre, Barreto, Zahavi. Va via Pastore per una cifra astronomica ma la squadra sembra all'altezza e infatti nelle prime 4 partite sono 7 i punti conquistati. Poi Mangia salta prima del panettone, arriva Mutti e la squadra dopo aver iniziato una stagione di alti e bassi raggiunta virtualmente la salvezza crolla quasi verticalmente, chiudendo al 16° posto.
L'estate del 2012 ha portato molti dubbi e pochi nomi. La cessione di Balzaretti non ha trovato un sostituto adeguato e nemmeno quelle di Silvestre e Migliaccio. Il sorteggio non è stato d'aiuto e tanto meno il poco entusiasmo intorno alla squadra: morale della favola in quattro partite un solo punto conquistato, mai un inizio così brutto. E con la sfida di Pescara, domenica, che sembra già da salvezza. Lontanissimi i tempi del ritorno in A fatto di grandi sogni europei.




