Ranegie, il rovescio della Quaglia e Cellino: top e flop del campionato
Andrea Losapio
Primato solitario per la Juventus, tornata in vetta alla classifica da sola dopo tre giornate con a fianco Napoli e Lazio. I partenopei non riescono ad avere la meglio di un Catania ridotto in 10 ma ordinatissimo, mentre i capitolini steccano contro il Genoa nonostante le buone occasioni sfornate dall'attacco biancoceleste. Si fa nera la stagione per Inter e Milan, chi alle prese con San Zero, chi ha già perso tre gare in campionato e pure fuori casa non prende punti. In coda primo punto del Pescara, mentre l'Atalanta abbatte il Palermo dopo una gara grigia e con poche emozioni.
I top
Mathias Ranegie - Domandare chi sia è lecito, rispondere è cortesia. Ma non chiedetelo ad Allegri, perché l'attaccante svedese ha fatto venire il mal di testa a tutta la retroguardia rossonera. Un po' perché atipico, un po' per l'incapacità di questo Milan a rialzarsi dalle botte subite. L'errore di Abbiati si somma alle già tante difficoltà nel trovare il gol e limitare gli avversari: ma il primo gol del nuovo centravanti dell'Udinese è meritatissimo.
Il rovescio della Quaglia - Fabio Quagliarella ha abituato tutti a gol spettacolari, prima alla Samp e poi all'Udinese, passando per il Napoli e infine con la Juventus. La rete di Stamford Bridge può svoltare una stagione, ma è più difficile che a girare sia la carriera. Il centravanti napoletano è pur sempre un ottimo giocatore, ma prima di dire che sia un "top" di acqua ne deve passare sotto i ponti. La rovesciata contro il Chievo è il solito capolavoro balistico.
Cristian Raimondi - Diamo a Cesare quel che è di Cesare, soprattutto quando fa saltare in aria la tribuna a due minuti dalla fine. CR77, che non è nato Cristiano Ronaldo ma è un umile operaio del pallone, si toglie lo sfizio di segnare il primo gol in Serie A alla veneranda età di 31 anni, con una perfetta inzuccata e lasciato colpevolmente nei pressi dell'area piccola del Palermo: l'Atalanta sorride ancora, dopo la vittoria di Milano, e saluta le zone basse della classifica. Gasperini non ha colpe, ma Sannino probabilmente non avrebbe fatto peggio.
I flop
Cellino e il comunicato del Cagliari - Si è detto tutto e il contrario di tutto su questa ennesima vicenda scabrosa che ferma il calcio italiano. Senza entrare nel merito del Sant'Elia, di pagamenti e di promesse mancate, di stadi fatiscenti e pubblico assente, parliamo pure di Is Arenas. Uno stadio dove i giocatori devono passare una striscia di sabbia per entrare, non a norma per tutti, tranne per il presidente rossoblù. Che, infatti, invita i tifosi cagliaritani ad andare allo stadio: lo ferma la Lega, in tarda notte, e forse è ora di "finiamola". Se non c'è un impianto, i sardi non possono giocare in A e, finché non sarà ripristinato un minimo d'ordine, perdere a tavolino. Il comunicato poi è scritto in un italiano "maccheronico". Limitandoci all'osservazione e non al giudizio di quanto scritto all'interno.
Milano crolla - I due allenatori, tra Biscione e Diavolo, avranno di che pensare. Allegri non sta dando un'impronta di gioco alla squadra, sui livelli di Gasperini dell'anno scorso. Appunto, Trabzonspor è stato evitato pareggiando con l'Anderlecht, ma se il buongiorno si vede dal mattino quest'alba non è stata delle migliori. Usando un eufemismo, ovviamente. Invece Stramaccioni prima si lamenta un po' con tutti perché la sua Inter oggettivamente non sta attuando un calcio champagne, poi quando gli tocca attaccare ne prende due dal Siena. Se Atene piange, Sparta non ride.
Pablo Alvarez - Se il Catania riesce a fermare il Napoli non è certo per merito suo. Che sbaglia un tocco semplice verso Andujar e poi abbatte Cavani, oramai involatosi verso il portiere avversario. Capita.




