Ranieri e quell'allergia ai numeri 10
Redazione TMW.
Lo ha sostituito a fine primo tempo con l'Inter sotto 1-0 a Lecce. Sneijder era nervoso, si era mandato a quel paese con Pazzini e non sembrava essere in campo il solito funambolo. Dopo 8 vittorie di fila senza Sneijder Ranieri aveva deciso di schierarlo titolare e non può essere un caso se sia arriva anche una clamorosa quanto decisiva sconfitta: l'Inter infatti ha forse perso definitivamente il treno scudetto, ha mancato l'aggancio al terzo posto e anzi è stata riscavalcata in classifica dalla Lazio. Ranieri ha nel suo 4-4-2 il suo schema rodato di calcio semplice, fatto di spazi stretti e di ripartenze. I reparti sono compatti nell'effettuare il pressing e il trequartista gli sposta tutti gli equilibri in campo, non permette alla sua squadra di recuperare il pallone e in fase di costruzione la manovra non risulta fluida. Nella sua carriera Ranieri ha avuto rapporti difficili con i numeri 10 anche se tutto era cominciato bene.
Aveva lanciato Gianfranco Zola ai tempi di Napoli, ma poi aveva avuto grossi problemi con Manuel Rui Costa alla Fiorentina: il portoghese in 3 anni è stato sostituito 36 volte, e la stessa sorte è toccata ad Alex Del Piero nei due anni di Ranieri alla Juve. Lo faceva giocare poco e lo tolse dal campo ben 25 volte, prima di avere problemi con la dirigenza per Diego, altro fantasista che lo schema di Ranieri non digeriva ma rigettava (forse però a ragione, stavolta). Ora eccoci con Wesley Sneijder: lui ci mette del suo, spesso infortunato, nervoso, mai ai livelli dell'anno d'oro del triplete. Ma anche in questa stagione il rapporto è stato complicato, fino alla rottura di ieri.
Ma Sneijder ha 27 anni, forse è un campione sul quale si può cucire una squadra e non un giocatore da sacrificare sulla fascia o da inserire in un 4-4-1-1 come seconda punta tra le due linee. A Ranieri il compito di riuscirci.




