Roberto Bernabai su Euro 2012: "Azzurro...cupo?"
Chiara Biondini
E venne il giorno delle decisioni definitive. Cesare Prandelli con la mente probabilmente attraversata da mille altri pensieri, proprio nel giorno in cui a Coverciano hanno fatto la loro comparsa le volanti della polizia di Stato, ha dovuto trarre le proprie conclusioni. Un momento drammatico per il calcio italiano e per un paese intero, squassato dal susseguirsi di eventi nefasti che stanno mettendo a dura prova tutti gli aspetti della vita politica, sociale, economica e sportiva. E a chi si scandalizza per gli ultimi sviluppi che stanno fortemente minando la credibilità dello sport più bello del mondo, ci sarebbe da chiedere per quale motivo una nazione che non riesce più ad alimentare le proprie ambizioni all'insegna dell'etica e della correttezza, dovrebbe esprimere un calcio esente dai rischi di una deriva senza soluzione di continuità. Cerchiamo di andare oltre perché in attesa dei responsi delle varie procure ed auspicando una giustizia sportiva equa e non sommaria, ci attende l'avventura dei prossimi europei di Polonia ed Ucraina.
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Ebbene, il buon Cesare ha stilato la propria lista facendo di necessità virtù, con scelte in larghissima parte obbligate dall'offerta che attualmente propone il movimento nostrano. Scelte suffragate da un lavoro di ricerca e di sperimentazione che sinora ha dato segnali positivi, seppure non clamorosamente incoraggianti sul piano delle prospettive. In Europa ci batteremo con una squadra che nasce sulle ceneri del naufragio sudafricano. Tuttavia, a due anni dalla conclusione dell'epoca Lippi, poco o nulla è emerso di particolarmente significativo, sotto il profilo delle novità tecniche. Mancano i campioni, è venuto meno il ricambio generazionale e lo specchio dei tempi è rappresentato dalle speranze riposte nell'estro del recuperato Cassano e nelle imprevedibili prestazioni di Mario "mina vagante" Balotelli. Ma andiamo con ordine iniziando dalla scelta dei portieri. Buffon non si discute, anche se gli standard di rendimento non sono più quelli dei momenti migliori. A 34 anni, Gigi resta in ogni caso il miglior portiere italiano: fra i primi cinque nel mondo. Alle sue spalle De Sanctis è una garanzia, Sirigu un apprezzabilissima soluzione estrema. In difesa la rinuncia obbligata a Criscito apre serie problematiche sul versante sinistro per una difesa che confermerà lo schieramento a quattro.
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Balzaretti diventa la prima scelta per il ruolo ma il palermitano non ha disputato una grandissima stagione, anche a causa di una serie di infortuni. Il ripiego Chiellini, priverebbe la zona centrale di un perno fondamentale e costringerebbe Prandelli a scindere la coppia, completata da Barzagli, sulla quale la Juventus ha costruito gran parte delle proprie fortune stagionali. Ci sarebbe la soluzione Bonucci che avrà la mente inevitabilmente rivolta ad altre tematiche e che, oltretutto, lo stesso Conte ha utilizzato quest'anno in seconda battuta. Ogbonna completa il parco centrali ma potrebbe anche giocare esterno a sinistra. Il torinista è un difensore di grande prospettiva, come si dice in gergo, la sua esperienza, tuttavia, è oggettivamente troppo limitata per offrire adeguate garanzie. A destra Maggio è inattaccabile, nonostante a Napoli faccia più il centrocampista di fascia che il difensore. In scia c'è comunque Abate che all'occorrenza costituisce l'alternativa più logica e condivisibile.
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A centrocampo la musica sarà orchestrata dall'intramontabile Pirlo: piedi sublimi ed intelligenza bocconiana. Sarà lui a dirigere un reparto che si attende molto da Marchisio e De Rossi ma anche, a seconda delle esigenze, da Thiago Motta, Montolivo e Nocerino. Per Giaccherini e Diamanti è prevedibile, salvo rivoluzioni tattiche, un lungo, speriamo, viaggio premio al seguito della carovana azzurra. Il parco attaccanti, strada facendo, ha visto cadere le candidature di Matri, Pazzini, Osvaldo ed infine Destro. Una selezione naturale, operata dalle risultanze del campionato appena concluso. La considerazione più ovvia e condivisa, riguarda il peso atletico garantito dal solo Balotelli, all'interno di un gruppo composto da giocatori brevilinei, tecnici e veloci. Cassano, Di Natale, Borini e Giovinco, danno la sensazione che uno di loro sia di troppo. Manca, morfologicamente parlando, un'alternativa a Balotelli che come detto in apertura, è una splendida speranza, ma anche un inquietante punto di domanda. Ma trattasi sostanzialmente di dettagli. Gli anni eroici in cui alle scelte dei commissari tecnici facevano seguito polemiche ferocissime, sono soltanto un ricordo sbiadito. E anche questo, certamente, è lo specchio fedele dei nostri tempi.
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