Rottura Lazio-Coni, avv.Gentile: "Ecco perchè"
Riccardo Mancini
La Lazio rischia seriamente di giocare le partite europee della prossima stagione al Barbera di Palermo. Continua, infatti, a tempo indeterminato, lo scontro frontale con il Coni sulla questione stadio Olimpico. Il club biancoceleste ha reso nota una lettera che ha inviato al Coni con la sua proposta di rinnovo del contratto d'affitto dello stadio, rifiutata, però, dall'Ente: "Le nostre osservazioni traggono spunto dall'analisi delle condizioni di mercato in materia di impianti sportivi: il nostro rapporto ha ad oggetto l'unico impianto sportivo esistente a Roma autorizzato ad ospitare competizioni nazionali ed internazionali, e il fatto che non ve ne siano altri disponibili pone la vostra società in 'posizione dominante', con il conseguente obbligo del rispetto dei diritti del mercato. Inoltre Coni Servizi è il braccio operativo di una pubblica amministrazione e in quanto tale soggiace all'obbligo di rispettare il mercato e di evitare posizioni in conflitto con la legislazione antitrust".
Poter usufruire dell'impianto capitolino 365 giorni l'anno, come Inter e Milan con lo Stadio San Siro, la stessa proposta che aveva avanzato la Lazio un anno fa, quando si discuteva del rinnovo del contratto. Nella lettera la Lazio sottolinea anche che a Milano le spese di manutenzione straordinaria sono sostenute dalla proprietà e non dai club, la società biancoceleste avrebbe richiesto quindi lo stesso trattamento, assumendosi l'incarico di gestire i servizi di ristoro. Poi il nodo cruciale, quello relativo ai biglietti che la Lazio offre al Coni. Come sottolineato dall'avvocato Gentile sembra questo il pomo della discordia, e la società stessa sottolinea nella lettera la sua posizione: "L'attuale situazione del Paese porta ad abolire tutti i privilegi di cui godono alcuni soggetti rispetto ad altri. La politica governativa è nel senso del recupero delle entrate laddove sia possibile privatizzare servizi e prestazioni, ponendo a carico dei destinatari oneri economici per incrementare i ricavi e le entrate pubbliche".
La Lazio avrebbe quindi proposto al Coni: "Di porre in vendita i posti della tribuna autorità Coni (122 posti) che avete in programma di realizzare e di dividere il ricavato tra le nostre società. I residui tagliandi richiesti per ospiti (100 tribuna d'onore, 100 Monte Mario, 30 distinti e 200 di servizio) sono a vostra disposizione. Per non appesantire la trattativa accettiamo di subire la determinazione del canone d'uso richiesto (2.880.000 euro per 10 mesi a cui vanno aggiunti Iva e adeguamento Istat) anche se non lo riteniamo conforme a quelli di mercato". Conclude poi la lettera del club capitolino: "Nel dichiararci disposti a sederci al tavolo delle trattative vi invitiamo a rilasciare entro oggi la dichiarazione di disponibilità dello stadio a nostro favore al fine di evitare che la tifoseria laziale, nell'auspicata partecipazione alla Champions o altra competizione europea debba essere costretta a recarsi in altra città per sostenere la propria squadra". La lettera è stata inviata dalla Lazio nella giornata di oggi, prima che arrivasse la rottura - ennesima e definitiva - tra la società biancoceleste e il Coni.




