Sannino e De Canio, quando pagano i tecnici per gli errori societari
Antonio Gaito
Cambiare per dare una scossa alla squadra e all'ambiente. Tanti i presidenti che spesso, con questa logica, ricorrono al cambio in panchina per risollevare le sorti della propria squadra. Per tirare fuori il massimo da organici che semplicemente non sono all'altezza - per errori quasi sempre societari - delle aspettative che stritolano allenatori che alla resa dei conti non hanno poi particolari colpe. Il risultato finale, in questi casi, è quello che stanno vivendo squadre come Palermo e Genoa che, pur cambiando allenatore, non solo non hanno risolto i loro problemi ma hanno peggiorato la loro situazione, di classifica e di gioco.
PALERMO - Non scopriamo certo oggi che il re degli esoneri è Maurizio Zamparini. Fermandoci al bilancio degli ultimi due anni, sono stati ben sette gli avvicendamenti sulla panchina dei rosanero. Nonostante la filosofia rivolta verso i giovani, e le tante promesse per un progetto a lungo termine, non c'è mai stata piena fiducia in un tecnico. Anzi, spesso al primo momento delicato la linea di Zamparini è stata quella di cambiare. Allenatori di valore come Serse Cosmi, Delio Rossi e Stefano Pioli tutti con lo stesso destino. Quest'ultimo addirittura prima di iniziare la stagione, pagando una sconfitta nel preliminare d'Europa League. Finale di stagione tutto sommato senza danni per Bortolo Mutti che però poi non venne confermato. Quest'anno altro giro, altro fantomatico progetto: con l'ingresso di Giorgio Perinetti la panchina viene affidata a Giuseppe Sannino, reduce da una strepitosa stagione al Siena. Due brutte sconfitte, ma con squadre del calibro di Napoli e Lazio, e poi un pareggio interno col Cagliari bastano a Zamparini per allontanare il tecnico. Arriva Gasperini, ma non ci sono significativi passi in avanti e la situazione è quella di una squadra penultima, ad otto punti, solo grazie alla penalizzazione del Siena, e ancora senza una vera e propria identità.
GENOA - Riesce quasi a fare peggio il club di Preziosi. Inevitabile individuare proprio il presidente dei rossoblù come primo colpevole di una situazione al momento senza soluzione. In estate Enrico Preziosi annuncia la volontà di fare un passo indietro, poi torna sui suoi passi con la promessa di dare pieni poteri ad un direttore generale che però viene allontanato poco più di un mese dopo il suo arrivo. Nel mercato estivo non mancano le risorse investite, ma dopo la solita rivoluzione tra mille giocatori in entrata e mille in uscita la rosa alla chiusura del mercato ha diversi ruoli scoperti e Gigi De Canio non sembra convintissimo dei tanti giovani da lanciare all'occorrenza. Dopo le prime difficoltà a pagare è naturalmente il tecnico di Matera, nonostante una buona classifica e alcune partite condizionate dagli episodi ma con buone prove da parte dalla squadra. Arriva Gigi Delneri ma la situazione ormai sembra sul punto di precipitare. Sconfitte con Milan, Fiorentina e l'ultima sul campo del Siena con il duro impegno col Napoli in programma domenica ed una classifica che vede i rossoblù con un solo punto di margine sulla zona retrocessione, ma soprattutto una squadra senza una minima idea di gioco e di determinazione. Per il momento a pagare questa crisi sono stati il ds Capozucca ed il responsabile delle giovanili Donaelli, mentre Preziosi continua a ribadire massima fiducia nel nuovo allenatore e che avrò tutto il tempo di cui ha bisogno per applicare la sua idea di calcio, in arrivo di giocatori congeniali al suo progetto dalla finestra di mercato di gennaio. Anche in questo caso, però, è superfluo sottolineare la mancanza più assoluta di programmazione con l'allontanamento di un tecnico che non stava facendo disastri, considerando la qualità e la quantità della rosa a disposizione e tutti gli infortuni e le vicissitudini affrontate, con l'aggravante di una panchina affidata ad un tecnico che spesso ha preferito non subentrare proprio per la necessità di avere la squadra dal ritiro per trasmettere le proprie idee. Del resto la volontà di far partire un nuovo progetto Enrico Preziosi l'ha manifestata più volte. Dopo l'addio di Gasperini, che rappresenta l'ultimo grande amore del presidente, ci sono stati sei avvicendamenti in due anni: Ballardini raccolse l'eredità di Gasperini facendo probabilmente meglio di tutti quelli che poi sono arrivati dopo, ma lasciò il posto a Malesani che avrebbe dovuto portare a Genova un gioco entusiasmante ma fu allontanato per far posto a Pasquale Marino, prima di essere richiamato ed il risultato fu un crollo verticale e l'arrivo di De Canio. Il resto è storia recente. Per il futuro bisognerebbe prendere spunto dagli errori del passato, altrimenti la storia continuerà inevitabilmente a ripetersi.




