Sogni, speranze, delusioni. 10, ovvero la maglia della discordia
Marco Conterio
Dalla maglia contesa e strappata, a quella senza proprietario. Da quella ritirata a quella che i tifosi non voglion più disonorare. Da quella che vuol dire storia ed amore, a quella che può voler dire l'inizio di un nuovo percorso insieme. 10. Un numero che vuol dir tanto, nel mondo del pallone. Fantasia, estro, genio. Maradona, Platini, Baggio. Tre cognomi per dipingere d'eterno un ruolo, un mondo, un cuore. Oggi la storia è diversa: a Parigi, Zlatan Ibrahimovic storce il naso. Vuole il dieci, sebbene lui del fantasista non abbia il phisique du role, strappandola al povero Nenè. Pronti via: Leonardo cederà l'attaccante, regalando il 10 al milionario svedese. Storie di dieci.
La Juventus ha perso il suo, dopo anni ed anni. Marchisio vuol tenersi il suo otto, Pirlo non si esprime, Giovinco la osserva ingolosito. Marotta e Conte potrebbero, chissà, affidarla al top player che verrà. Che dire del Milan: in un colpo solo, ha perso l'8, il 9, il 10 e l'11. Con quello della fantasia e della gioia di giocare, Galliani potrebbe far ritrovare il sorriso al nero Cassano. La Roma, invece, si gode il suo simbolo, Francesco Totti, la Lazio spera di veder rinascere Mauro Zarate con quel 10 dipinto sulle spalle. Avanti: a Napoli resterà per sempre quello di Maradona, in attesa che tra anni Lorenzo Insigne riesca, da napoletano, a far rimettere il tutto in discussione. E la Fiorentina? Da Santiago Silva a Olivera. "O Jovetic o niente", tuonano i tifosi. Il problema è che lo Jo-Jo viola ha le valigie dipinte di bianconero, e di quel che sarà dopo non v'è ancora certezza. E' la maglia della gioia ma, quest'anno, anche quella della discordia. C'erano una volta Maradona, Platini e Baggio.




