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Stadi svuotati: Juve, Roma ed Udinese in controtendenza

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Arturo Minervini
martedì 31 luglio 2012, 20:002012
autore Arturo Minervini
31.07.2012 20:002012
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Le abitudini sono un filo diretto con il passato, un modo diverso di raccontatare, o meglio rivivere, la storia di un paese e della sua popolazione. Tra quelle più ricorrenti in un paese "malato" di calcio c'è, o forse c'era, quella di andare allo stadio a sostenere la squadra del cuore. Ma la storia, così come le abitudini, è un continuo divenire sottoposto inevitabilmente ai segni del tempo ed alle contingenze del presente. Tutto si trasforma, anche questo rito che nel tempo ha caratterizzato i week-end degli italiani.

Tanti gli elementi che hanno, in un processo lento ma inesorabile, dato il via ad una vera e propria fuga dagli stadi. Dall'avvento della pay-tv ad oggi i dati raccontano, più di ogni supposizione, un distacco di milioni di appassionati che ormai preferiscono il divano agli spesso inadeguati impianti nostrani. Una costante che, anche nelle proiezioni del numero di abbonamenti stipulati per la prossima stagione di serie A, lascia poco spazio alle interpretazioni. Occhio però ad alcune significative eccezioni.

Scelte di mercato. Dando uno sguardo ad i numeri di questa prima fase della campagna abbonamenti, i dati raccontano di molte società destinate a non ripetere i numeri della stagione 2011-2012. Oltre alla crisi generalizzata che ha colpito l'intero paese, sono anche altri gli elementi che possono spiegare questi numeri. Si pensi al Milan, che dopo le cessioni di Thiago Silva ed Ibrahimovic, pare dalle prime stime destinato a non ripetere l'exploit delle 31.233 tessere sottoscritte nella passata stagione. Identiche perplessità sembrano accompagnare i tifosi della Lazio che nella fase di prelazione ha registrato un calo del 25% rispetto al campionato scorso.

Impianti inadeguati. Ad allontanare i tifosi dallo stadio sono crisi economica, pay-tv, calo del "desiderio" per un mercato della squadra del cuore che non convince e una situazione generalizzata degli impianti piuttosto preoccupante. Emblematica di queste difficoltà la situazione in casa Napoli, dove il numero degli abbonati è, in proiezione, in calo anche per questioni legate ad uno stadio San Paolo da anni oggetto di discussioni e progetti di restyling, ma ancora in uno stato di totale abbandono.

Eccezioni. Chiaramente uno scudetto, vinto da senza partire con i favori del pronostico, può riaccendere anche la passione più sopita. Ecco come la Juventus, che ha avuto il merito e la lungimiranza di costruirsi uno stadio a "misura di tifoso", raccoglie i frutti di una gran semina: sono oltre 27.000 le tessere già stipulate in questa prima fase rispetto alle 24.530 dell'intera campagna abbonamenti 2011-12. Obiettivo raggiunto per la società bianconera.

Fattore "Z". Datemi una doppia "Zeta", intesa come Zdenek Zeman, ed ecco tornare l'euforia. Contro crisi, pay tv ed impianti logorati dal tempo, il ritorno del boemo sulla panchina giallorossa ha avuto l'effetto della dinamite che rompe la diga della diffidenza: polverizzate dopo poche settimane le 18.400 tessere della passata stagione. Sono oltre 23.000, infatti, i tifosi giallorossi che hanno puntato su Zeman e sul suo calcio spettacolo.

Forza delle idee. Negli anni l'Udinese, e le idee innovative e vincenti di una società ormai esemplare nel senso più profondo del termine, ha saputo guadagnarsi la fiducia della sua tifoseria. I numeri relativi a questa prima fase della campagna abbonamenti, nella proiezione finale, raccontano di come, ancora una volta, i Pozzo abbiano ottenuto fiducia incondizionata.

Scelta coraggiosa. Dopo le difficoltà del recente passato la Fiorentina ha scelto, con coraggio, di praticare una politica di ribasso dei prezzi per restituire entusiasmo ad un piazza caduta in "depressione". Tagli del 25% ai prezzi ed aumento significativo del numero degli abbonamenti per il club viola che vuole ritrovare il feeling con la sua tifoseria.

Bilancio. Questo breve excursus su dati, non definitivi chiaramente, evidenziano sicuramente il problema ma confermano come, si pensi ai casi di Juventus, Roma ed Udinese, i tifosi italiani abbiano ancora voglia di perseguire la vecchia abitudine dello stadio, a patto che, ci siano le giuste condizioni e la sensazione di un progetto serio. Tutti, anche le istituzioni, dovrebbero ragionare su questi dati e lavorare per dare nuova linfa ad un settore che ha bisogno di rinnovarsi con nuovi impianti, nuove idee e nuove regolamentazioni. Prima che sia troppo tardi.