Un'eternità lunga sette anni
Andrea Losapio
Il Pescara ritorna in Serie A dopo diciannove anni di assenza. Ma la notizia più succulenta, arrivata all'ora di cena di ieri, non è questa. Chi ritorna nel massimo campionato è Zdenek Zeman, tecnico boemo capace di condurre un outsider fino alla promozione diretta grazie a un calcio spettacolare, a un 4-3-3 costruito per vincere e divertire, ai giovani che ha lanciato durante i mesi a capo del Delfino. Non solo: Zeman aveva accordato un premio in caso di promozione diretta, e qualcuno lo avrà preso per pazzo dopo la serie di annate deludenti. Se lo è guadagnato tutto.
Zdenek Zeman ritorna in Serie A dopo un'eternità. Più precisamente sette anni: 29 maggio 2005, Lecce-Parma 3-3, ultima partita di campionato, una di quelle che potrebbe valere una stagione (per i ducali), con il tecnico boemo sconsolato per il pareggio di Gilardino nonostante la sua compagine fosse già salva. Poi i fischi dei tifosi a incorniciare il tutto. Si sono fatte moltissime supposizioni su quella partita - con l'arbitro De Santis capace di compiere un "capolavoro" per le sette ammonizioni ai gialloblù - e qualcuno può anche non averle prese troppo bene. Fatto sta che una squadra come quella salentina, dopo aver lanciato Vucinic e ceduto Bojinov a metà stagione, decise di non accordargli fiducia per l'annata successiva (retrocedendo).
Da allora Brescia, ancora Lecce, Stella Rossa e Foggia, senza mai riuscire a centrare un obiettivo. Esperienze corte, troppo, per resistere ai carichi di Zeman.
Se non fosse per il Foggia, dove Lorenzo Insigne ha mosso i primi passi da calciatore - e a Pescara, probabilmente, da nuovo Signori - e Marco Sau ha trovato come centrare la porta. Il centravanti della Juve Stabia lo ringrazierà per sempre, tanto più che pure quest'anno grazie ai suoi movimenti ha raggiunto quota ventuno.
Ancora Zeman, dicevamo, capace di dividere le coscienze e il tifo per le sue denunce nel mondo del calcio. Per l'antipatia con la Juventus, per quel modo di parlare senza mai perdere la calma. Oggi sono in tanti sul carro dei vincitori, fino all'altro ieri lo consideravano un perdente. Senza pensare, forse, al Foggia dei miracoli, alla Roma che non era certo quella di Capello, a una Lazio divertente ma leggermente incompiuta, che solo qualche anno più tardi - e molti investimenti sull'organico - avrebbe conquistato il suo secondo scudetto.
Zeman non ha mai allenato una big, e probabilmente mai lo farà. L'importante è che qualcuno gli dia fiducia, giovani e tempo. I risultati, nel calcio, sono tutto. Ma perdere 4-3 è più divertente che non vedere due passaggi di fila per novanta minuti. Per ulteriori informazioni, chiedere riprova ai tifosi del Pescara. Non oggi, però, perché pure loro hanno qualcosa da festeggiare.




