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Una vita da riserva... o quasi: la top11 dei migliori dodici

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Andrea Losapio
mercoledì 12 dicembre 2012, 15:002012
autore Andrea Losapio
12.12.2012 15:002012
Giancarlo Alessandrelli - JuveTUTTOmercatoWEB
Giancarlo Alessandrelli - Juve

Scegliere undici giocatori nella storia del calcio è sempre difficile. Soprattutto quando si tratta di numeri 12, la cifra dedicata a chi spesso si accomoda in panchina con copertina e té caldo per lunghissimi tratti della propria carriera. Bisogna riuscire a trovare il momento in cui - con istinto fugace e probabilmente irripetibile - sono diventati i migliori al mondo. La scuola italiana, piena di portieri di valore assoluto, può rendere omaggio alla data odierna, 12-12-12.

Francesco Toldo - Non è certo la riserva per eccellenza, perché fra Fiorentina e Inter è stato il titolare per praticamente tutta la sua carriera. Ma l'apice della sua stupenda trafila da calciatore è sicuramente Euro2000. Gianluigi Buffon si infortuna appena prima della competizione continentale e Toldo, con la maglia numero dodici sulle spalle, prende il suo posto compiendo cose mirabolanti. Il 29 giugno 2000 c'è Olanda-Italia e il giocatore della Fiorentina ipnotizza un'intera nazione, con de Boer prima e Kluivert poi dal dischetto, salvando il risultato come se avesse una mantellina sulle spalle e la kryptonite distante anni luce. Magnifico esempio di come un'occasione possa cambiare la vita. O quasi... chiedere a Wiltord e Trezeguet per ulteriori informazioni.

Davide Pinato - In pochi se lo ricorderanno, il portiere monzese, uno dei migliori dodici della storia dell'Atalanta. E, più in generale, del calcio italiano: nella stagione 1996-97 soffiò il posto a Davide Micillo dopo alcune giornate, divenendo il titolare. Per otto partite consecutive mantenne la porta inviolata, con 757 minuti di imbattibilità è la quinta striscia più lunga in A. Dietro a Rossi, Zoff, Da Pozzo e Pelizzoli (anche lui con un passato all'Atalanta).

Christian Abbiati - La sua vita svolta in un attimo, quando dal Monza approda a Milanello per fare il terzo dietro Jens Lehmann e Sebastiano Rossi. Ventunenne diventa piano piano il titolare, e Zaccheroni vince un campionato grazie al suo exploit. Farlo con Guglielminpietro, Ziege, N'Gotty e compagnia vale davvero doppio.

Astutillo Malgioglio - Personaggio magnifico degli anni 80, tra Roma, Lazio e Inter. Un secondo con tutti i crismi, di quelli che diventano idoli per una curva e diavoli per l'altra. Nel particolare, il 9 aprile del 1986 è la data che cambia la sua vita: dopo qualche incertezza patita contro l'allora Lanerossi Vicenza, i tifosi della Lazio cantano cori contro la sua famiglia e i suoi handicappati (Malgioglio nel 1977 fondò un'associazione per il recupero motorio dei bambini distrofici, chiusa nel 2001 per mancanza di fondi). Così il portierone si toglie la maglia e ci sputa sopra, la Lazio chiede la radiazione, ma poi rescinde il contratto con il numero 12. I biancocelesti militavano allora in Serie B e parrebbe che la curva abbia mostrato uno striscione "Tornatene dai tuoi mostri", riferendosi proprio ai pazienti dell'associazione di Malgioglio. Una pagina triste del nostro calcio.

Luciano Bodini - Cresciuto nel vivaio dell'Atalanta, a tratti ne diviene il portiere titolare prima di approdare alla Juventus. In bianconero passa dieci anni, vincendo da numero 1 il Mundialito per Club, la Coppa Italia e la Supercoppa Europea. Nella finale dell'Heysel, tragico monumento alla memoria, è relegato in panchina dopo essere stato preferito a Tacconi nella semifinale con il Bordeaux. Chiude la carriera tra Hellas Verona e Inter, dove fa addirittura il terzo portiere (il secondo è il sopracitato Malgioglio).

Marco Storari - Delneri, da allenatore della Juve, disse che Buffon avrebbe dovuto battagliare con lui per una maglia da titolare. Ovviamente ne uscì vincitore l'ex Parma, perché qualche numero in più ce l'ha. Però riesce a dar bene la grandezza di un personaggio che ha trovato la maglia da titolare solo di sei mesi in sei mesi, escludendo Messina. Levante, Cagliari e Samp. Le ultime due, poi, sono avventure finite benissimo. Però tra Fiorentina, Milan e Juventus potrebbe anche mangiarsi i gomiti.

Gastone Ballarini - C'era una volta il calcio degli undici, nessun dodicesimo se non il pubblico. Niente sostituzioni, un sacco di legnate e risultati un po' così. Fino alla finale di Coppa Campioni del 1965 fra Inter e Benfica, quando il portiere lusitano Pereira dovette abbandonare il campo, sostituito dal libero Germano. I vertici mondiali del calcio decisero di modificare la regola, introducendo i cambi. Ma solo per il portiere. E così il 5 settembre 1965 è lui il primo portiere a subentrare in campo in un Juventus-Foggia, a causa di un infortunio del titolare Moschioni per uno scontro di gioco con il bianconero Traspedini. Fabio (chiamato così dagli amici) scomparirà nel 1982, prematuramente, a 45 anni.

Giancarlo Alessandrelli - Era considerato l'erede designato di un 33enne Dino Zoff. Non lo diventerà mai, ovviamente, benché cresciuto nelle giovanili bianconere - con cui vince un campionato Primavera da titolare - e poi abbia condotto gavetta in Serie B fra Ternana, Arezzo e Reggiana. Zoff invece decide di non ammalarsi mai, nemmeno un piccolo mal di pancia, in tutti e quattro gli anni in cui Alessandrelli (nella foto) rimane alla Juventus. Totale a una giornata dalla fine del quarto campionato: 0 presenze in campionato, 1 in Coppa Campioni, qualcuna di più (ma mica tante, mica vorrai abituarti troppo bene) in Coppa Italia. Così, Trapattoni, mentre la Juventus vince 2-0 con l'Avellino all'ultima giornata, gli concede 25 minuti di gloria. I bianconeri arrotondano subito il punteggio, per il 3-0, ma qui arriva il dramma: il nostro sbaglia due respinte e De Ponti insacca, 3-2. Arriva Massa, all'86esimo, lo sombrera. 3-3 e risultato in ghiacciaia. Alessandrelli piange negli spogliatoi, poi passerà all'Atalanta. 26 minuti da incorniciare, perché ancora oggi i tifosi juventini si ricordano di lui.

Carlo Cudicini - Nipote e figlio d'arte, in Italia non fa molta carriera. Il Milan non ci punta, tra Como e Prato prende in media meno di un gol a partita - comunque in categorie inferiori - poi passa alla Lazio dove s'infortuna gravemente nell'unica partita disputata. Qualcuno si ricorda la favola Castel di Sangro? Cudicini difende pure quella porta, sempre fedele alla sua media (44 gol subiti in 46 partite), non proprio semplice per una parvenù del calcio che conta. La chiamata che conta arriva dal Chelsea, dove dovrebbe fare da riserva ad Ed De Goey, portierone olandese. In poco tempo si ritaglia un posto importante - stavolta a infortunarsi è il proprio concorrente diretto per i pali - e da titolare. Lo sarà fino all'arrivo di Mourinho e l'acquisto di Petr Cech dal Rennes. Al Tottenham, dal 2009, ha giocato poche partite: Friedel è recordman ed è meglio di Zoff con 310 "partenze" consecutive in Premier League, mentre quest'anno è arrivato pure Lloris dal Lione. Impossibile fare di meglio a 39 anni.

Michelangelo Rampulla - Il primo giocatore a realizzare gol su azione, ma non vale per la casistica: in quel Cremonese-Atalanta, Rampulla parte da titolare. Come sempre in grigiorosso, salvo poi passare - al termine della stagione 1992 - alla Juventus. Con i bianconeri vince tutto: da titolare la Coppa Italia del 1995 contro il Parma, mantenendo imbattuta la porta nel doppio confronto finale.

Giulio Nuciari - Ultimo, ma non in ordine di importanza, è l'attuale preparatore dei portieri della Fiorentina. Un ruolo che conosce bene, avendo indossato per 350 volte la maglia di una società, in Serie A. Ma di queste 350, solamente 17 presenze sul campo di gioco: dieci con la maglia del Milan e sette con quella della Sampdoria. Nel suo palmares figurano anche due scudetti - uno con i rossoneri, uno (storico) con i blucerchiati - una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Italiana e una Coppa Italia. Nelle sue brevi apparizioni in campo, però, è la Gialappa's a renderne beneficio, nonché gli attaccanti avversari: il suo esordio con il Milan, contro l'Avellino, passa allo storia. 4-0 per i biancoverdi. Il regno temporale di Capello a fine anni 80 lo promuove a titolare, ma l'arrivo di Sacchi lo relega in panchina. C'era abituato.

Legione straniera e menzione d'onore per Fernando Espinoza - Il ruolo di portiere è sempre un po' pazzo. Higuita, Campos, chi più ne ha più ne metta. Nel maggio scorso questo carneade argentino - ritornato nell'ovvio anonimato dopo il fattaccio - è riserva nell'Huracan Las Heras, sesta serie argentina. La palla sta per entrare quando lui, appostato dietro alla porta della propria squadra, invade il campo e smanaccia la palla alla bell'e meglio, respingendo l'attacco. Giallo per lui e solamente calcio d'angolo per gli avversari. Decisivo, pur non entrando in campo.