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Vucinic, Insigne e la cautela di Zeman: top e flop del campionato

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Andrea Losapio
lunedì 17 settembre 2012, 14:002012
autore Andrea Losapio
17.09.2012 14:002012
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

La Juventus vince, ma non è una novità. Diversamente dal solito lo fa soffrendo per più di un'ora il gioco di un Genoa intraprendente, giovane e fresco, con due calciatori davanti che farebbero comodo a quattro quinti del campionato. Bene il Napoli - seppur il Parma faccia più di qualche capriccio prima di arrendersi -, ottime Lazio e Fiorentina, cinica l'Inter di Stramaccioni. Cosa che non si può dire della Roma di Zeman, che getta al vento un primo tempo d'antologia prendendo tre reti in rapida successione, così come il Milan, autore di una prova a dir poco opaca contro l'Atalanta.

I top

Mirko Vucinic - Entra e spezza la partita, con Kwadwo Asamoah alle sue spalle. Una furia, non sbaglia un passaggio né una giocata. Fallito il primo tentativo di turn over da parte della coppia Conte-Carrera, forse perché Matri - dopo una campagna trasferimenti più da vai che da resta - deve ancora assorbire la botta. Il montenegrino, invece, è in forma strepitosa.

Lorenzo Insigne - Il primo gettone di presenza con la Nazionale maggiore, il primo gol al San Paolo in campionato. Settimana importante per il gioiello di Napoli, un vero e proprio craque che - finalmente verrebbe da dire - ha poco e nulla di sudamericano. E pazienza se Lavezzi è andato a Parigi, mentre Gargano indossa la sua maglia nerazzurra. Entra e chiude la pratica Parma in sessanta secondi, realizzando con un bel destro incrociato. Di solito lì apre il piattone, invece manda al bar Mirante: domenica da sogno.

La Lazio di Petkovic - Chi l'avrebbe mai detto? Dopo i diciassette minuti da incubo alla prima giornata, contro l'Atalanta, più di un solone avrebbe sentenziato la morte dell'allenatore serbo. Da carneade a insegnante di calcio il passo è breve, perché la sua Lazio piace ed è divertente, infarcita di giocatori dai piedi buoni e il giusto cinismo per ambire a una posizione d'altissima classifica.

I flop

Maurizio Zamparini - Quarantuno, sembrerebbe più un numero di scarpe che non gli allenatori esonerati dal vulcanico (anzi, furioso) presidente palermitano. "Sannino può perdere altre due partite, non lo mando via". Quando l'ha detto? Sabato sera. Prima di far firmare un contratto a Gasperini. Lo stesso Gasp che apostrofava in malo modo appena dopo l'interruzione del suo rapporto con l'Inter. "Potevo prenderlo, ma è presuntuoso". E lei, signor Presidente, cosa è?

La cautela di Zeman - Il bello del calcio è che i risultati scontati non sempre si verificano. Il bello del calcio è continuare ad attaccare pure quando sei sopra due a zero e se dovessi abbassare i ritmi probabilmente potresti portare in casa tre punti. Il bello del calcio è sbagliare dieci occasioni da gol nel primo tempo. Il brutto del calcio è Piris che si addormenta un minimo e merita tre in pagella, lasciando segnare Gilardino e Diamanti come se la difesa della Roma fosse quella dei Pulcini. Poi Burdisso conclude l'opera: il solito Zeman, verrebbe da dire.

Il Milan - I rossoneri non piacciono proprio a nessuno. Se la squadra a cavallo del millennio poteva somigliare a Charlize Theron, quella vista sabato sera ricorda più Angela Merkel nel Berlusconi pensiero. Scherzi a parte, neanche un tiro in porta da dentro l'area, qualche conclusione dalla lunga distanza e un rigore (netto) non dato a Boateng in avvio. Un po' troppo poco per riprendersi San Siro. La Champions è alle porte e l'Anderlecht non è un avversario probante: ma pure Sampdoria e Atalanta, in casa, non lo erano di certo. Galliani ripete come un mantra: "Allegri non è in discussione". Un po' come Zamparini con Sannino.