Wilson: "Chinaglia è stato il simbolo della Lazio"
Marco Valerio Bava
Il capitano, colonna della difesa. Wilson, libero con fascia di capitano al braccio. Lui, colonna di una Lazio al servizio del bomber, del Re, di Giorgio Chinaglia. Maestrelli a dirigere, Wilson a serrare i ranghi e Giorgione a gonfiare la rete. La Lazio tricolore del '74 è un romanzo, una storia da film. Ieri, Wilson ha perso un fratello. Fatica a trattenere le lacrime ai microfoni di SkySport24. "Il momento in cui l'ho conosciuto la prima volta, parliamo di 46 anni fa, si è presentato all'Internapoli con un impermeabile verde, bombetta e ombrello, era già pazzo all'ora.
E' un ricordo che non può cadere nell'oblio perché trovare un personaggio del genere a Napoli ha fatto scalpore. Giorgio, poi, è stato l'alfiere di una squadra un po' particolare, come quella Lazio, che poi in campo diventava un corpo unico. Noi facevamo, con due anni d'anticipo, e forse senza saperlo, il calcio totale, quello che poi avrebbe sdoganato l'Olanda. Il merito era tutto di Tommaso Maestrelli. Come ricorderei Giorgio? Metterei le bandiere a mezz'asta a Formello e se ci fosse un po' di sensibilità proverei a ricordare un giocatore fondamentale, un giocatore simbolo della squadra che portò il primo Scudetto alla Lazio. Il rammarico è che Giorgio è stato un po' isolato e lui avvertiva questa cosa. Un trascinatore, se isolato, si lascia un po' andare anche se lui appariva sempre tranquillo. Ma io credo che, a parte pochi, sia stato un po' abbandonato".




