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Baratro Inter: tre punti col Chievo o il mister finirà Stramazzato. Il cattivo pensiero su Balo del duo miracoloso Galliani-Raiola. I conti in tasca alla Signora: la Juve è a secco

autore
Fabrizio Biasin
martedì 5 febbraio 2013, 00:002013
autore Fabrizio Biasin
05.02.2013 00:002013
Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista tv per Sportitalia, Mediaset Premium e Telelombardia.
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca

L'altra sera mi sono imbattuto nel Superbowl. Una specie di evento dove dei tizi sporchi di pece inseguono un pallone bislungo su un campo pieno di scritte e numeri. Vestono delle armature medievali, ogni due secondi si fermano a guardare replay, dicono "yeaaahhh", fanno i fighi davanti alle telecamere, poi urlano come novelli Tarzan. Ero in un covo di yankee butterati giunti in Italia per studiare o cazzeggiare. Si nutrivano di leggendarie Coca Cole da due litri, birre schiumose versate in boccali alla "Teomondo Scrofalo", mangiavano patatine bisunte e lunghe come matite, hamburger grossi come scarpe numero 50, si son sbronzati da far schifo e hanno guardato la partita (credo si chiami così anche nel Football) con poca attenzione ma tanto, finto, entusiasmo. Alla fine uomini strafatti e donne sovrappeso limonavano felici e del risultato se ne fregavano assai. Esattamente l'opposto del calcio, ché se c'è la finale di Champions: 1) Le donne non sono ammesse. 2) Non deve volare una mosca. 3) Si mangia, ok, ma solo prima o dopo la partita. 4) Nessuno osa spostare lo sguardo dallo schermo e se per caso va via il segnale volano bestemmioni da dieci Ave Maria in confessionale. Diciamolo, noialtri europei abbiamo più cultura sportiva e proprio per questo fa spavento leggere di questa nuova iattura: 380 partite truccate nel Vecchio Continente (Italia compresa, ci mancherebbe) con giocatori e dirigenti e arbitri coinvolti a tutti i livelli per fare quattrini alla faccia nostra (8 milioni, pare). Prima o poi, la gente, si stuferà. Mortacci di chi sta rovinando il giocattolino.

> Questa indignazione, populista e totalmente demagogica, serviva semplicemente per parlare delle ciccione americane che limonavano. Ora passiamo a Marione.

> Marione Balotelli domenica sera ha limonato col pallone: è tornato a casa, "is back", come recitavano magliette in licra vendute alla folle cifra di 15 euro cadauna. La "prima" del gigante bresciano conferma un sacco di cose: 1) "Quello" è un fenomeno, uno di quelli che se vuole - e ce ne sono pochi al mondo - vince le partite da solo. 2) Ha giocato 90 minuti e quindi era in gran forma. E allora, forse, in Inghilterra ha fatto "flanella". E allora, forse, non si è comportato come si comporta un professionista. 3) Mino Raiola è un genio assoluto, da clonare. Può stare sulle palle, ma sa fare il suo lavoro come nessuno. 4) Idem Galliani. 5) Il Milan è di nuovo il Milan: con qualche accorgimento a centrocampo e in difesa il Diavolo tornerà a suonare la rumba anche in Europa (ma al momento il Barcellona resta un ostacolo insormontabile). 6) Quando fai parlare di te al mercato, e sui giornali, e tutti dicono "quanto è forte quella squadra lì", nove volte su dieci scatta qualcosa nel cervello degli arbitri. La chiamano "sudditanza psicologica" e questa volta ne ha fatto le spese l'Udinese, penalizzata contro una squadra che per tutta l'attesa che s'era creata pareva avesse già i tre punti in tasca.

> La stessa cosa non capita all'Inter neanche se piange in cinese. Anzi no, i cinesi non c'entrano, che quelli dovevano portare decine di milioni a Moratti e invece hanno fatto come quello che ti chiede i dieci euro per strada perché è rimasto senza benzina e poi ti dice: "Dammi il tuo numero di telefono che ti faccio la ricarica". Tu, inebetito, gli dai il grano. Lui scompare in lontananza. Tu aspetti la ricarica. Invano.
> I soldi cinesi non ci sono e, probabilmente, non ci saranno. Problema enorme se si pensa che l'Inter ora rischia seriamente di perdere i quattrini della Champions: Juve e Napoli vanno a velocità doppia, il Milan pure, Fiorentina e Lazio sembrano più "squadre". Tutta colpa di Stramaccioni? No, ma il mister ora deve piantarla di fare come quello che cade da cavallo e ti dice bel tranquillo: "Che culo, volevo scendere". Strama, salvo tragedie, non rischia il posto: l'ha scelto Moratti, lo stima Moratti, lo paga (poco) Moratti. Certo l'Inter deve ricominciare a far punti, altrimenti l'ombra di Blanc potrebbe tornare a coprire il cielo di Appiano. Di più: scommettiamo che qualcuno nei prossimi giorni tirerà fuori la puttanata "Mourinho pensa al ritorno in nerazzurro?". Quando in casa Inter le cose vanno male quattro boiate sul buon Mou vengono sempre a galla. Stramaccioni è in clamorosa difficoltà, è vero, ma non è ancora morto. A Siena i nuovi non hanno fatto bene. Anzi, non ha fatto bene nessuno (Cassano a parte). Il giovane Kovacic se l'è cavata in qualche modo, ha qualità, e contro il Chievo capiremo se: 1) E' un pupetto col musino bagnato di latte che se la fa sotto e annega con tutta la squadra o 2) A 19 anni ha attributi sufficienti (e necessari) per tirar fuori dalla melma una squadra che è senza gioco e senza fiato.

> E poi c'è la Juve, che è tornata a trottare e ha risposto al Napoli. Dire che lo scudetto se lo giocheranno queste due è assai banale. Meglio ragionare su una frase buttata là in settimana da Conte, un altro che può stare sulle balle ma sa quel che fa e quel che dice. Al mercato di riparazione la Signora ha floppato in chiave "top player" perché soldi non ce ne sono più: finiti, esauriti, terminati. E allora fanno specie (fonte "Gazzetta") i 3 milioni di euro di ingaggio (netti) di Iaquinta, l'1,5 di Bendtner, il milioncino regalato a Lucio, i troppi quattrini gettati qua e là a giocatori scomparsi dal radar. Succede in tutti i club, per carità, ma vedere la Juve senza bomberone è un peccato, soprattutto a un mese dagli ottavi di Champions (e la Juve in fondo alla competizione ci può arrivare davvero). A giugno si punterà a Muriel, potenziale fenomeno. Giusto così, ché i giocatori fatti e finiti non son più per il nostro calcio.
>
> Ora torno a ragionare di touchdown, linee di scrimmage e punt kick (cioè, da quelle parti fanno entrare uno apposta per spazzare l'area: Beppe Bergomi sarebbe milionario). Se invece ne volete sapere di più su Joe Flacco, il quarterback dei Ravens che ha portato i suoi al Superbowl anche senza un contratto firmato (sai che affari potrebbe fare Mino Raiola negli Usa...) allora mi trovate su Twitter (@ FBiasin). Senza ciccione.