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Bojinov, il predestinato ricomincia di nuovo da capo

Bojinov, il predestinato ricomincia di nuovo da capoTUTTO mercato WEB
© foto di Tommaso Sabino/TuttoLegaPro.com
mercoledì 16 gennaio 2013, 20:302013
di Gaetano Mocciaro

Quando esordisci in Serie A a 15 anni non ti lamentare se ti chiamano "predestinato". Valeri Bojinov lo sapeva bene e tutti quelli come lui si ritrovano da teenagers a convivere con un'etichetta che ti accompagnerà per tutta la carriera, che se non prende la direzione che la gente si aspetta, allora è davvero dura.

Il bulgaro la direzione giusta l'aveva presa: scovato a Malta da Pantaleo Corvino, lanciato giovanissimo, l'attaccante si dimostra un torello, con personalità, forza fisica e tecnica: un mix esplosivo che ha bisogno solo di essere sgrezzato. E sorte vuole che arrivi in Salento nel 2004 il miglior tecnico per i giovani e gli attaccanti: Zdenek Zeman. Il boemo lo lancia senza indugi, il giocatore, che nel frattempo ha messo su 45 presenze fra A e B, ripaga la fiducia, cresce a dismisura e inizia a diventare una macchina da gol. E siccome dove c'è Zeman ci sono le attenzioni dei media a nessuno sfugge questo baby prodigio, tanto che la Fiorentina ritornata in Serie A come Bojinov ha fretta di tornare grande e compra il bulgaro per 15 milioni di euro.

La realtà già è diversa, deve adattarsi e si fa male. Stagione interlocutoria. Ti aspetti il boom col campionato successivo e invece Luca Toni gli ruba la scena e lo stesso Pazzini sembra stargli davanti. Bojinov non ha nemmeno 20 anni, ma già punta i piedi come un big, d'altronde se sei stato pagato così tanto perché devi stare in panchina? Quando si presenta l'occasione Juventus non ci pensa due volte, e anche se la squadra è finita in B è sempre la Vecchia Signora, la Fidanzata d'Italia, la squadra più popolare del paese. Ma il giovane sfrontato Valeri raccoglie le briciole e se a Firenze ci sono Toni e Pazzini a Torino gli va anche peggio: Del Piero e Trezeguet, ovvero due istituzioni, sono davanti nelle gerarchie.
La Juve lo rispedisce al mittente, primo treno andato. A Firenze non rinnova e a posteriori se ne pentirà. Secondo treno andato.

A Manchester intanto arriva Shinawatra, investe molto e punta proprio su Bojinov. Non sarà più alla Juve ma a 21 anni si ritrova nel campionato più bello del mondo in un club ambizioso. Eriksson lo premia nelle prime giornate lanciandolo contro il Manchester United. E qui arriva la svolta decisiva della carriera: uno scontro di gioco, il ginocchio fa crac e la stagione finisce. E se la fortuna è cieca, la sfiga ci vede benissimo: nuova stagione, nuovo crac. Bojinov sta fermo per altri 6 mesi. Due anni da incubo e la carriera prende un'altra strada, si deve ripartire: Parma gli dà fiducia, lui la ripaga con una buona stagione e gol pesanti, come quello che decide la sfida contro il Milan. I ducali si convincono e lo riscattano. Ma stavolta il campionato è un buco nell'acqua: 3 miseri gol in 31 partite e stavolta gli infortuni non c'entrano niente. Il giocatore non è più lui, qualcosa si è rotto e stavolta non nel fisico in ogni caso condizionato da quanto successo a Manchester. Quando anche in Portogallo allo Sporting e nel prestito al Lecce il giocatore non riesce a ingranare allora ecco che l'etichetta di "predestinato" ritorna a farsi viva, maligna, a sottolineare come a 26 anni ci si aspettava qualcosa di più. Molto di più. E altri treni se ne sono andati.

A Verona l'ennesima ripartenza è stata una falsa partenza, durata sei mesi. La nuova avventura sarà a Vicenza, obiettivo restare in B. E più si scende e più le aspettative, da uno con un curriculum come quello di Bojinov aumenteranno. La palla ora passa al bulgaro, sperando che non perda altri treni.