Conte-Pellegatti, ultimo atto: bravo mister. Derby, Ranocchia gioca. Allegri resta, Allegri va. Moratti, a volte ci fa ma non ci è
Mauro Suma
Il Conte post Juve-Genoa piace. E piace molto. Va al raduno con gli arbitri e chiede scusa, va a vedere altre partite come Siena-Lazio e Milan-Barcellona (a proposito, visto come è andata Mister, venga a vedere anche il derby di domenica sera a San Siro...), sorride, comunica. L'ultimissima versione del tecnico campione d'Italia in carica non è quella un po' ingrugnita e plateale che ha connotato la sua presenza mediatica da quando allena la Juventus. E' un Conte più simpatico, più alla portata, non so quanto gli faccia piacere, perchè agli allenatori importa di più vincere ed essere anche fatalmente un po' antipatici, ma è così. E ne è una riprova il bel gesto di cui si è reso protagonista il tecnico bianconero, mercoledì sera a San Siro. Pre-partita di Milan-Barça: Carlo Pellegatti è al lavoro per Mediaset in collegamento diretto nella zona interviste dell'anti-stadio. Arriva Conte e il nostro collega chiede e ottiene l'intervista. Conte risponde alle domande, dice la sua e affronta i temi del pre-gara. Al termine della chiacchierata, fuori dall'intervista, Carlo Pellegatti ne approfitta per scusarsi per l'episodio di un anno fa al termine di Milan-Juventus. Non pensava di essere in onda, ma aveva comunque offeso il tecnico bianconero ed era chiaramente in torto. Non c'è problema, tutto a posto, risponde Conte. E stretta di mano. Quando l'episodio ci è stato raccontato, lo abbiamo pensato forte e chiaro: bravo Mister. Così si fa, così si supera. Ricevere una richiesta di scuse, anche se un anno dopo per il semplice motivo che Pellegatti non aveva più avuto l'occasione per farlo de visu, è già una vittoria. Non accettarle significa arroccarsi e perdere una bella occasione dal punto di vista umano. Accettarle e addirittura superarle significa stravincere. E Antonio Conte lo ha fatto. Per questo merita un gran bell'applauso.
Andrea Ranocchia è un bravo ragazzo e un gran bel talento. Non so se davvero il legamento alare del ginocchio gli impedirà davvero di giocare il derby di domani sera. Anni e anni di pretattiche derby mi hanno un po' inacidito e preparato ad ogni tipo di sorpresa. L'importante è che stia bene. Ma nel titolo sostengo che gioca, perchè anche nel caso in cui sia davvero assente il Milan dovrà giocare come se ci fosse. Perchè Ranocchia è uno dei simboli di una squadra, l'Inter, brava come nessun altra in questo Campionato a sfruttare gli episodi. Prendiamo l'ottavo di finale di coppa Italia contro il Bologna a San Siro. Quella sera gli emiliani avevano giocato di più e meglio in attacco rispetto ai nerazzurri, e dallo 0-2 erano riusciti ad arrivare prima al 2-2 poi a sfiorare il clamoroso 3-2. Ma su un banale calcio d'angolo, a sfida che sembrava ormai girata verso i rossoblù, l'inzuccata di Ranocchia qualifica l'Inter. A volte il calcio è questo. Quintali di particolari tattici, tonnellate di scaramanzia e basta un corner e una inzuccata. Dal momento che il Milan è la squadra italiana che più patisce le palle alte e le palle inattive, anche se Ranocchia (continuo a dubitare...) non dovesse esserci, dovrà fare come se ci fosse. Perchè Ranocchia o chi per lui può aleggiare su qualsiasi cross o traversone che sia, dal fondo come su punizione, per non parlare dei calci d'angolo. Attenzione!
Quello che non sopporto del calcio sono le ansie estreme. I furori contradditori. Le ossessioni agli antipodi. Per mesi e mesi Massimiliano Allegri è stato un incompetente assoluto, uno incapace di dare un gioco al Milan, uno che lo Scudetto lo ha vinto solo perchè c'era Ibra e uno che ha cacciato gli angeli dal Tempio, mettendo strani muscolari di passaggio al posto di Pirlo o di chi per esso. Tutto questo è stato gridato, stra-scritto e sentenziato dai tifosi del Milan sui social network. Tutto questo ha velenosamente inondato via mail ed sms fior di trasmissioni tv e fior di siti per tanto, tanto, tempo. Troppo? Si vedrà. Quello che non reggo è però il fiume in piena in direzione contraria che sta assillando gli stessi tifosi adesso. Adesso è tutto un fiorire di non possiamo perderlo, di parlate con Galliani che gli rinnovi il contratto, di complimenti e osanna all'allenatore che ha scalato l'Himalaya. Ma che roba è? Ma che calcio è? Un po' di coerenza. Sogno un calcio in cui l'appassionato, il tifoso, oggi vero e proprio protagonista con milioni di mezzi a disposizione per esprimersi, trovi ogni tanto la forza di giudicare senza commentare il risultato o i risultati. E se poi proprio sentenzia, che se ne prenda la responsabilità. In soldoni, hai scritto e stra-scritto che è un incompetente? E allora basta, non tornarci sopra. Anche se adesso la banda di ragazzi è terza e ha battuto il Barcellona come nemmeno Ibra e Thiago Silva avevano saputo fare, accetta anche l'idea che possa andarsene. Perchè quello che è piovuto sulla testa di Allegri dal Marzo del 2012 al Novembre del 2012, anche e soprattutto sul piano mediatico, non ha precedenti nella storia delle grandi piazze e delle grandi squadre. Poi Allegri non è uno che cerca rivincite, non è tipo da rese dei conti. E se decide di non andare a cena con questo o con quello, non ci va nemmeno se perde 100 partite o se vince 300 Scudetti. Ti guarda, sorride, ferma lo sguardo un attimo e poi riparte. Ma quel che è giusto e giusto. Allegri se avesse avuto Pirlo (dopo 10 anni di Milan gli era venuto meno qualcosa e sarebbe giusto che prima o poi lo riconoscesse) e Pato (ma, caro dottor Meersseman, a Barcellona nell'Aprile 2012 non era mica tutto a posto?) al top della condizione e dell'efficienza fisica li avrebbe fatti giocare sempre, senza ritegno, non ogni tre giorni, ma anche ogni giorno dalla mattina alla sera. Quello che pensa Allegri in questo momento è che al Barcellona, dannazione, il Milan non ha fattto il terzo gol e che in questa stagione non abbiamo ancora fatto niente. Quello che aspetta Allegri è il solito: lavorare sodo, pensare al Milan anche quando tutto è fermo e tutto riposa, migliorare sempre. Poi, quando si tireranno le somme dovrà pensare, eh sì, a restare perchè il Signor Adriano Galliani se lo merita e perchè una esperienza di vita come questa non può andar perduta. Raccogliere nella prossima stagione quello che ha seminato, con l'aiuto di un Club inimitabile, nella turbolenza calcistica più pazzesca degli ultimi 27 anni, è l'unica cosa. L'unica.
E' derby. I due presidenti di Milano, sono un po' diversi fra loro. Silvio Berlusconi tende la mano, parla di Milano, fa complimenti e regala anche dei forzai.... che fanno rimanere di sasso gli stessi tifosi rossoneri. Massimo Moratti invece in pubblico è un po' più ruvido, ogni tanto brontola, tira la frecciatina, mostra di sentire di più la rivalità. Ma in privato è leale. Lo ha dimostrato nell'estate del 2010 quando il Milan doveva risolvere il problema, economicamente molto serio, di Amantino Mancini in uscita e la scorsa estate quando in cinque minuti ha capito il buon senso che arrivava dal Milan e da Galliani nell'elaborazione del mosaico dell'accordo Cassano-Pazzini. Un po' di Milano la sente anche lui e anche lui, Massimo Moratti, sa che senza l'unico vero avversario che esiste nel calcio, per il milanista è l'interista e viceversa, verrebbero meno anche tante emozioni. L'avversario è indispensabile, se no finisce tutto. E il presidente nerazzurro, nei momenti nevralgici, nei momenti veri, questo dimostra di capirlo e metterlo in atto molto ma molto bene. E adesso, derby.




