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Curiosità dalla Premier League - Una Inghilterra sempre più... italian

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Simone Lorini
martedì 2 aprile 2013, 06:452013
autore Simone Lorini
02.04.2013 06:452013
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca

Mentre Mancini si infuria con Samir Nasri, dimostrando ancora una volta un carattere tenace, irascibile e da vincente ("Nasri lo prenderei a pugni, perché un giocatore come lui dovrebbe giocare sempre così, non capisco come un giocatore della sua qualità non giochi così bene tutte le partite" le sue parole il giorno la vittoria per 4-0 sul Newcastle), la notizia del giorno nella domenica pasquale 2013 è l'avvento dell'ottavo italiano di tutti i tempi su una panchina di Premier League inglese: Paolo Di Canio, da due giorni manager Sunderland al porto di Martin O'Neill, cacciato dopo la sconfitta interna subita contro il Manchester United.

L'apprezzamento per il made in Italy in Inghilterra non si scopre certo oggi, ma l'avvento su una panchina di massima divisione inglese da parte dell'inesperto tecnico romano, (che ha guidato fino a qualche mese fa con alterne fortune lo Swindon Town, terza serie calcistica d'Inghilterra) lo dimostra ancora una volta. Una stima che è cresciuta vertiginosamente dai tempi di Gianluca Vialli, capofila degli 8 tecnici italiani sedutisi fino ad ora su una panchina inglese, con il suo esordio da tecnico del Chelsea il 12 febbraio 1998. Lo seguì a ruota di lì a un mese l'ex compagno di squadra ai tempi della Sampdoria Attilio Lombardo, ora nello staff tecnico di Mancini al City ed il 13 marzo 1998 incaricato di gestire la squadra per poco più di un mese dalla dirigenza del Crystal Palace. Si trattò come nel caso di Vialli di una soluzione "interna", visto che i due tecnici erano già calciatori nelle fila delle Prima Squadra e ricoprirono il doppio ruolo di giocatore e manager nella loro prima esperienza da tecnici.

Per trovare dunque il primo vero e proprio "pioniere" della panchina inglese bisogna andare a Claudio Ranieri, uno a cui le sfide sono sempre più piaciute senza guardare più di tanto il paese in cui gliene offrivano: il 18 settembre 2000, il tecnico testaccino assume la guida del Chelsea, succedendo al connazionale Vialli e restando in carica sulla panchina dei Blues fino al maggio 2004, quando l'avvento di Abramovich spazza via tutte le vecchie gerarchie. Dopo Ranieri l'italianità in Premier si perde per qualche anno, visto che bisogna attendere il 2008, per la precisione il 15 settembre, per vedere Gianfranco "Magic Box" Zola esordire da primo tecnico sulla panchina del West Ham, dove rimarrà per due anni. Intanto anche l'ex compagno di squadra ai tempi del Chelsea Roberto Di Matteo si guadagna la prima panchina di Premier facendo salire in massima divisione la matricola West Bromwich Albion, per poi guidarla per circa 7 mesi, prima dell'esonero il 6 febbraio 2011. E' il momento di massima esplosione dell'italianità in Inghilterra, visto che contemporaneamente a Di Matteo e Zola anche Ancelotti si trasferisce in Gran Bretagna, in particolare a Londra, dove Abramovich gli chiede di ripercorrere le orme di Mourinho e migliorare specialmente in campo europeo. Dopo il titolo nell'anno di esordio, nella seconda stagione le cose non vanno bene e l'ex tecnico del Milan viene esonerato al termine del campionato. A metà della prima stagione però un quarto italiano si era aggiunto alla già numerosa truppa azzurra in Premier: Roberto Mancini prende infatti il posto di Mark Hughes sulla panchina del City, squadra che guiderà allo storico ritorno al titolo nella stagione seguente. Fino a domenica l'ex giocatore di Sampdoria e Lazio era l'unico sopravvissuto dei tecnici italiani in Premier, dopo l'esonero di Roberto Di Matteo, nel frattempo salito alla guida del Chelsea che porterà sul tetto d'Europa subentrando in corsa a Villas Boas, vista anche la "retrocessione" di Gianfranco Zola, che ha scelto di ricominciare dalla Championship col Watford dei Pozzo, attualmente in lotta per la promozione in massima divisione.

Dal 1998 al 2013 dunque sono saliti da 0 a 8 i manager italici alla guida di squadre di Premier League, una statistica che pone il Bel Paese come terza nazione rappresentata nella classifica dei tecnici di Premier League. Dopo gli inglesi e gli scozzesi ci sono proprio gli italiani, di molto davanti in classifica a nazioni più vicine alla cultura anglosassone o comunque importanti come Nord-Irlanda, Irlanda, Francia, Galles, Olanda, Spagna. Non resta che fare i migliori auguri a Paolo, affinchè porti avanti la gloriosa tradizione dei tecnici azzurri d'oltremanica.