Da Gullit a Gattuso. Storia recente dei player-managers
Gaetano Mocciaro
La novità del giorno è la decisione del Sion di fare di Gennaro Gattuso il nuovo player-manager della squadra. Figura non nuova, ma dalla quale stavamo perdendo l'abitudine. Figura che non c'è mai stata in Italia ma che ha coinvolto in più di un'occasione i nostri connazionali, specie nella patria dei player-manager, ossia l'Inghilterra.
I due player-managers più noti in Italia sono Ruud Gullit e Gianluca Vialli. Il primo arrivò al Chelsea nell'estate 1995 dopo lunga e gloriosa carriera in Italia. Fece un buon primo anno e la proprietà, affidandosi al suo grande carisma, non ci pensò due volte ad affidargli il doppio ruolo di allenatore-giocatore per la stagione seguente, sostituendo Glen Hoddle, tecnico che era partito anch'egli da player-manager del Chelsea. E se al predecessore la partenza col doppio incarico ha fruttato da lì a poco a guidare niente meno che la nazionale inglese, anche Gullit, almeno inizialmente, riesce a farsi valere. Arriva subito l'FA Cup e diventa a 34 anni il più giovane tecnico di sempre a conquistarla.
Era la stagione 1996/97, in quell'anno alle dipendenze di Gullit c'era Gianluca Vialli, fortemente voluto dal tecnico. Il feeling tra i due, però, si rompe. Gullit inizia a far accomodare in panchina l'attaccante, nonostante i suoi gol e nonostante sia diventato il beniamino del pubblico. Nel frattempo, e siamo alla stagione seguente, Gullit litiga col presidente Ken Bates per motivi contrattuali e viene esonerato. Ironia del destino viene chiamato a guidare la squadra il "nemico" Gullit: proprio Gianluca Vialli. Che parte anch'egli come player-manager (il terzo di fila a guidare il Chelsea) e conquista subito la Coppa di Lega inglese e soprattutto Coppa delle Coppe. Vialli ha solo 33 anni ed è il più giovane tecnico a vincere un trofeo continentale. La sua avventura di tre anni alla guida della squadra lo porta a vincere 5 trofei, diventando fino a quel momento il tecnico più vincente della storia della squadra.
Altro italiano impegnato nel doppio ruolo è stato Attilio Lombardo al Crystal Palace. Arrivato come giocatore nel 1997, l'anno successivo viene nominato anche tecnico, nel tentativo di salvare la squadra dalla retrocessione. La sua avventura in panchina dura tre mesi. Poi, a fine stagione, torna calciatore a tempo pieno e va a vincere uno scudetto con la maglia della Lazio.
Una vecchia conoscenza del nostro calcio diventata allenatore-giocatore è Roberto Carlos. Prima sedotto dai rubli e dalla possibilità di mangiar caviale (parole sue), Roberto Carlos oltre ad essere stato il primo acquisto dell'Anzhi è diventato anche tecnico della squadra nel giro di poco. Una figura ad interim, prima di consegnare le chiavi della squadra a Krasnozhan prima e a Hiddink poi.
Curiosa l'esperienza di Romario, chiamato a guidare in campo e in panchina il suo Vasco da Gama. Caso più unico che raro, viene trovato positivo all'antidoping (Finesteride, usata come Romario ha spiegato, come cura anti-calvizie).
Ci ha provato anche Paul Gascoigne, durato appena 39 giorni come player-manager del Kettering Town e mandato via perché, a detta del presidente, sempre ubriaco.
L'augurio per Gattuso è che la sua carriera prenda spunto da quella di Kenny Dalglish, bandiera del Liverpool che partendo da player-manager dei Reds andò a vincere 3 scudetti, per poi ripetersi in veste solo di allenatore col Blackburn, regalando il titolo ai Rovers dopo 82 anni.




