Da Pacheco a Rocchi. Storia recente delle punte "invernali" dell'Inter
Gaetano Mocciaro
Grandi nomi, giovani in rampa di lancio, glorie sul viale del tramonto, puri rincalzi. Il mercato delle punte dell'Inter dal 2000 a oggi ci ha regalato una notevole varietà di attaccanti, a seconda del momento e delle esigenze della squadra. Con risultati più o meno incoraggianti. Tommaso Rocchi è soltanto l'ultimo della lista, il suo compito quello di essere una valida alternativa ai titolari, così come doveva esserlo Marco Ferrante, in rotta col Torino dov'era idolo e girato in prestito nel 2001 ai nerazzurri. Quello che era un cecchino infallibile a Milano ha avuto poco spazio, giusto 11 spiccioli di gara, per lo più da 20 minuti, mezz'ora. Una sola la rete, però decisiva: 25 febbraio 2001, suo il gol al 90° che regala all'Inter il 2-1 vincente contro l'Udinese. A fine stagione il ritorno al mittente, senza rimpianti.
Diverso il discorso per Adrian Mutu e Antonio Pacheco. Il primo, giovane rumeno messosi in mostra alla Dinamo Bucarest, ebbe più spazio in Coppa Italia e anche se i numeri si intravedevano per l'Inter 6 mesi furono più che sufficienti per liberarsene e perdere un grande talento. Pacheco, arrivato su segnalazione di Alvaro Recoba, al contrario, fu un vero e proprio flop, oggi praticamente dimenticato.
Nel 2003 e dopo tanti anni arriva Gabriel Omar Batistuta: un sogno che Moratti insegue dai tempi in cui il Re Leone segnava a raffica a Firenze. Quello che arriva a Milano è un giocatore vecchio, stanco e acciaccato, senza quell'esplosività che l'ha reso irresistibile. Per lui solo 2 reti facili facili in 12 partite. Il presidente della Roma Franco Sensi se la ride, dice di aver rifilato "'na sola": insomma, dopo il danno ecco la beffa.
Di ben altro spessore l'acquisto di Adriano nel gennaio 2004: il brasiliano è giovane e a Parma sta spaccando il mondo, viaggia con una media di un gol a partita ed è esattamente quello che l'Inter cercava in Batistuta 12 mesi prima. Pur di averlo a gennaio Moratti rompe l'accordo biennale col Parma, spende fior di milioni per la seconda metà del cartellino e lo riporta a Milano. L'acquisto si rivela assolutamente azzeccato, almeno per un paio di stagioni, prima dell'arcinoto declino del giocatore.
Da applausi il colpo del 2010 quando la Beneamata riesce a prendere Pandev dalla Lazio senza spendere un euro. Il macedone oltre a rivelarsi molto utile in campo è manna per il club poiché il suo passato nella Primavera dell'Inter lo mette nelle condizioni di avere lo status di ragazzo cresciuto nelle giovanili, ossigeno puro quando si devono compilare le liste Champions.
Infine Giampaolo Pazzini, l'ultimo forte investimento offensivo nel mercato di riparazione. Se non altro per i sei mesi del 2011 il Pazzo si rivela un gran colpo, segna e tanto, mostra doti da gran centravanti, molto dotato spalle alla porta e straordinario nel gioco aereo. Contribuirà e molto nella rimonta dell'Inter di Leonardo, che quasi arriverà ad insediare il Milan per il primo posto, prima del ko nel derby e il conseguente crollo.




