Dai giornalisti e giocatori di hockey. Storia e curiosità dei norvegesi in A
Gaetano Mocciaro
Torna in Italia John Carew, ed erano 2 anni che non si vedevano norvegesi all'orizzonte. Essendo per il gigante d'ebano un ritorno, dopo l'esperienza di 9 anni fa alla Roma, non cresce il numero di giocatori del paese scandinavo nel massimo torneo italiano, che rimane fermo a undici.
Che esperienza fu quella di Carew? Era l'estate del 2003 e la Roma di Fabio Capello era alla ricerca di un centravanti, visto l'addio di Gabriel Batistuta. Le casse non sono piene, perciò si cerca di spendere il meno possibile. Arriva così il jolly, prendendo il norvegese in prestito dal Valencia. Lui fa il suo: lotta, sgomita, si muove. A dispetto del fisico si mostra attaccante tutt'altro che immobile. E segna anche qualche gol. Ben 6, che contribuiscono alla lotta dei giallorossi per il titolo. Alla fine sarà secondo posto e il club deciderà di non riscattare il giocatore.
Chi prima di lui? I pionieri furono nel 1951: Knut Andersen al Padova, due anni fra A e B e 6 gol, prima di tornare in patria. E Ragnar Larsen, anch'egli centrocampista, divisosi in 5 anni fra Lazio e Genoa. Una buona carriera prima di diventare giornalista. Poi fu la volta di Per Bredesen, che in sei anni cambio tre maglie diverse: Lazio, Udinese e Milan. Curiosità a riguardo del suo trasferimento: la nazionale norvegese all'epoca ammetteva solo giocatori dilettanti. Il passaggio di Bredesen in Serie A fece di lui un professionista e di conseguenza terminò in quel momento la sua avventura con la selezione scandinava. Curiosa anche la storia di Finn Gundersen. Fino a 19 anni si divideva fra calcio e hockey, tanto da partecipare alle Olimpiadi del 1952 in quest'ultimo sport. Dedicatosi poi solo al calcio si mise in mostra come buon centrocampista, tanto che a 24 anni il Verona pensa a lui e lo porta in Italia. La sua avventura durerà solo una stagione.
Da Gundersen in poi c'è un vuoto temporale di quasi 40 anni, tra embargo posto dalla Federcalcio e crisi del movimento calcistico norvegese. Il risveglio arriva negli anni '90, tanto che la nazionale parteciperà ai mondiali del 1994 e del 1998, incrociandoci in entrambe le occasioni. Nel frattempo arriva Petter Rudi, sostanzioso centrocampista forte di testa e dal buon tiro. Gaucci lo porta in Italia nel gennaio 1997 con la formula del prestito e lui fa il suo, ambientandosi piuttosto in fretta. La stagione degli umbri, però, è complicata e a fine stagione sarà retrocessione. Si decide pertanto di non riscattarlo.
A sorpresa nel 1997 arriva al Milan lo sconosciuto Steinar Nielsen. A segnalarlo il già citato Bredesen, ex rossonero. Gioca poco ma si toglie la soddisfazione di segnare un gol nell'incredibile derby di Coppa Italia vinto per 5-0 contro l'Inter. A fine stagione andrà al Napol, appena retrocesso in B. Sarà lui a segnare il primo gol dei partenopei in campionato ma l'epilogo sarà negativo, con la squadra che non riesce a ottenere la promozione in A. Si rifarà l'anno dopo, diventando pedina preziosa in difesa per il ritorno in massima serie. Non fortunata l'avventura di Runar Berg al Venezia. Una stagione da titolare ma coincisa con la retrocessione. Assaggerà solamente la Serie B, prima di essere ceduto ad agosto. Siamo al 2003 e oltre a Carew arriva Tore Andre Flo, il famoso spauracchio della Nazionale di Cesare Maldini ai mondiali del 1998. All'epoca era il centravanti del Chelsea e una volta arrivati a incrociare la Norvegia agli ottavi di finale tutte le preoccupazioni del caso furono s questo lungagnone, fortissimo di testa. L'Italia vinse 1-0 con gol di Vieri, Norvegia quasi annullata e Flo pericoloso in una sola occasione. Fu strepitoso nella circostanza Pagliuca a negargli il pari. Passano 5 anni e la sua stella inizia a decadere. Quando arriva a Siena però è accolto da star e la sua stagione è tutto sommato buona, si integra bene col guizzante Enrico Chiesa e segna otto reti. Viene confermato anche la stagione seguente, anche se il contributo sottorete è inferiore (5 reti). A fine torneo torna in Norvegia.
Nel 2008 arriva John Arne Riise. A Liverpool fece molto bene e contribuì servendo l'assist per Gerrard a far partire la rimonta dei Reds contro il Milan in quel di Istanbul. Lui si presentò dicendo di non avere problemi di adattamento, di essere abituato al caldo mediterraneo anche grazie alla precedente esperienza al Monaco. Le prime partite con la maglia della Roma, però, sono un disastro e si pensa già di cederlo a gennaio. Poi, come un diesel, il terzino carbura, sforna buone prestazioni e inizia anche a segnare grazie alle sue famose bombe da fuori area. Nella capitale diventa il "Roscio" e l'urlo "Tira!" si sollevava dall'Olimpico ogni qual volta il norvegese si trovasse a 20 metri dall'area di rigore. Saranno tre anni positivi, prima di tornare in Premier League.
Infine Erik Huseklepp. Attaccante arrivato a gennaio alla corte di un Bari disperato, già con un piede in B. Nonostante ciò il giocatore si mostra abile palla al piede e segna due gol. La retrocessione e la necessità di fare cassa costringono i pugliesi a cedere immediatamente il giocatore.




