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Diario di un giorno a spasso con il calciomercato: emozioni, litigi, sms e soffiate. Curiosità e retroscena di un mondo che appassiona, tra illusioni e speranze

autore
Gianluca Di Marzio
mercoledì 4 settembre 2013, 00:002013
autore Gianluca Di Marzio
04.09.2013 00:002013
Nato a Castellammare di Stabia (NA) il 28 marzo 1974, inizia a collaborare per Telenuovo Padova. Giornalista Professionista dal 2001, è il massimo esperto di calciomercato per Sky Sport
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Balti Touati/PhotoViews

Un calciomercato per amico. Che non ti lascia mai solo, facendoti arrabbiare ma soprattutto sognare. L'ultimo giorno, poi, ti porta mano nella mano nei meandri di un mondo fatto di illusioni e speranze, spesso vane. Ma comunque piace, appassiona, emoziona. Tira, eccome. In tv, è stato infatti un lunedì da record. Di ascolti, certo, non proprio di notizie. Il colpo finale è mancato, forse non era nemmeno previsto. Juve e Napoli si sentivano già forti, l'Inter e la Fiorentina avevano finito il budget, la Roma troppo legata all'ingaggio di Borriello e la Lazio alle alchimie di Lotito. Così, il sussulto è arrivato nella notte precedente dal Milan. Una telefonata poco prima delle tre e il sì di Kakà sì è diffuso in un baleno da Madrid a Milano, svegliando i nostalgici del brasiliano e gli amanti di un campione dal sorriso elegante e sincero. Adoro le ultime ore di mercato, specialmente quelle a luci spente, quelle che precedono il rush finale. Ho vagato senza sonno per gli alberghi cercando un incontro, la trattativa segreta da raccontare. Poi lo squillo dalla Spagna, l'accordo con Kakà da annunciare ai nottambuli, adrenalina e caffè. Occhi chiusi per poche ore, la sveglia alle nove, barba e colazione, i giornali già letti appena sfornati nelle edicole aperte senza sosta. Macchina accesa, telefonino in mano, direzione Ata Hotel, a due passi da Corso Como, ma non c'è tempo per passeggiare tra i negozi. La hall dell'albergo è piena, ti accorgi che il calciomercato sta per finire perché tutti -chissà come mai- aspettano l'ultima curva per trattare. Non mancano i curiosi, sono sempre di più, ti chiedono una foto e vorrebbero venire con te a seguire da vicino gli appuntamenti. Quando Charity Stars mi contattò per collaborare a fini benefici, quasi per gioco la buttai lì: "Non credo che i miei oggetti personali all'asta possano avere valore, l'unica cosa che mi viene in mente è proporre una giornata a seguire acquisti e cessioni, chissà". Mai avrei pensato che sarebbero stati spesi 1.400 euro, un successone. Per la felicità della Fondazione Borgonovo. E di Alberto, un sedicenne di Alessandria: eccolo, il calciomercato per amico. Il suo sguardo curioso, i contratti di Anania e Mazzoni firmati davanti al suo imbarazzo, poi vicino all'ascensore discussioni e litigi tra un dirigente e un procuratore. "Se il giocatore non va in quella squadra, con noi ha chiuso", le promesse forse erano altre, la tensione si respira tra frecciate e minacce velate. Alberto mi guarda, gli spiego che non deve meravigliarsi. Arriva Rino Foschi, le sue urla sono consuetudine all'Hilton e dintorni. Una volta, si ruppe la mano colpendo la parete di un box. Burbero ma dolce, vede Alberto e gli dice: "Vuoi fare davvero il direttore sportivo? Allora se passi una giornata qui con una banda di matti come la nostra, vedrai come cambierai idea...", risate e abbracci. Mi squilla il telefonino, è una delle mie fonti. Per una volta lo metto in viva voce, non se ne accorgerà. "Stanno concludendo un'operazione, te l'anticipo ma devi tenertela per te, altrimenti salta". Alberto ha già capito, il rispetto e la fiducia non si tradiscono.

A costo di prendere un buco, perché magari la notizia esce da un'altra parte. Vorrà dire che il tuo informatore sarà in debito e forse la prossima volta te ne darà due. Mi piacerebbe in futuro ripetere quest'esperienza, con altri ragazzi come lui. Non solo per la solidarietà. Un corso accelerato può servire infatti a capire meccanismi e dinamiche, in tanti si renderebbero conto del motivo per cui una trattativa può saltare anche al momento delle firme. Inizia il pomeriggio, il tempo di un veloce spuntino, poi di corsa su al primo piano. Ci sono le camere adibite a uffici per le squadre, alcune nemmeno aperte. Perché molti club prenotano altre stanze tra il quinto e il sesto, in modo da nascondersi meglio. E rendere più difficile il nostro lavoro. Vedi agenti correre e sbraitare, ds che sbattono le porte infuriati, altri che passeggiano nervosamente in attesa della telefonata giusta. Il più stressato è Alessandro Beltrami, il manager di Nainggolan. Entra e esce dal box del Cagliari, aspettando la decisione di Cellino. Lo capiscono anche i muri che ha già un accordo con la Juve e spera in un accordo finale per la comproprietà. Se gli chiedi come va, ti risponde a monosillabi, lo sguardo perso in mille pensieri e il labbro mordicchiato dalla tensione. Dovrà riprovarci al prossimo giro, potrebbe essere la volta buona, dipenderà da come si sveglierà Cellino quel giorno. Passano le ore, il giro di attaccanti (Gila + Borriello + Quagliarella) si complica, divento scemo a mandare sms per capire i motivi della frenata. Un minuto prima era "più sì che no", poi al giro successivo di lancette cambia tutto perché "ci sono troppe teste, non si fa più nulla". Non mi arrendo, meglio non dare nulla per scontato l'ultimo giorno, può ricambiare di nuovo tutto all'improvviso. Altri messaggi, il cellulare impazzito. La conferma che un giocatore non si muoverà. "Resto, fidati". Vado tranquillo allora? "Al momento, è così". Manca poco, il gong sta per suonare, davanti agli uffici della Lega entrano tutti insieme appassionatamente con documenti in mano ancora da compilare, vedi quello di Donadel al Verona, nato alle 22.45. "Lo facciamo, venite". Una corsa contro il tempo, i fogli ancora senza firme, basta essere dentro prima che si chiudano le porte. C'è chi rimane fuori, ne fa le spese Marotta. Un giocatore che si chiama così e non riesce a trasferirsi. Non l'amministratore delegato della Juve. Lui è già con la testa a gennaio. Perché tra poco sarà di nuovo calciomercato. Un amico in più, per sempre.