È solo colpa di Petkovic? Non si può vivere di rendita
Andrea Losapio
Parrebbe che sia tutta colpa di Vladimir Petkovic. Un'involuzione incredibile, dalla cavalcata dello scorso anno - interrotta a febbraio, come di consueto, dopo tantissimi risultati utili consecutivi - e la vittoria in Coppa Italia fino ai diciassette punti in quindici partite che pongono la squadra capitolina a soli due punti dalla zona retrocessione. Non è un momento semplice per il tecnico serbo, visto che la sua Lazio appare tutt'altro che una squadra in grado di lottare per le posizioni nobili della graduatoria. Fosse solo questo il problema, probabilmente, Lotito ci passerebbe sopra. Invece la mancanza di qualità appare davvero troppo importante per dare tutta la colpa al proprio tecnico, che dopo i mondiali probabilmente firmerà con la nazionale svizzera. È colpa di Petkovic se il miglior acquisto estivo, Felipe Anderson, non ha ancora tenuto fede alle proprie premesse? Può essere una colpa l'infortunio di Klose, che manda in rampa di lancio Floccari o Perea, inadeguati per portarsi sulle spalle l'intero peso dell'attacco biancoceleste? È un errore del tecnico quello di dovere scegliere in un reparto con Cana, Dias, Biava, Cavanda e compagnia cantante? Obiettivamente è un'impresa impossibile per l'allenatore svizzero, che sta provando a fare di necessità virtù, ma che rischia l'esonero dalla metà di settembre, quando le cose andavano certamente meglio di adesso.
Ora è quasi impossibile anche trovare la quadratura del cerchio, quando Candreva è l'unico a cantare e portare la croce, ma senza una squadra che lo segua. Anzi, Hernanes è sempre di più un separato in casa, Ledesma non più un leader, Biglia un colpo di mercato sballato. La colpa non può essere solo di Petkovic. Certo, è impossibile vivere di rendita e sperare nella conferma di Lotito. Ma il piano B, alla fine, è diventato quello primario. In attesa di Livorno, ultima spiaggia pure per il numero uno serbo




