Equivoco Calaiò: Mazzarri boccia il vice-Cavani
Arturo Minervini
C'eravamo tanto amati. C'eravamo, per l'appunto. Si perché quell'amore così intenso tra Emanuele Calaiò ed il Napoli sembra un qualcosa di legato al passato, come un ricordo gettato in fondo al mare legato ad un sasso. L'arciere - questo il suo soprannome per i tifosi del Napoli ai tempi della doppia cavalcata che aveva portato gli azzurri dalla C alla A - era arrivato a gennaio sognando un ritorno in grande stile. Non ci aveva pensato un secondo a dire di si ad Aurelio De Laurentiis, che lo aveva scelto per occupare la scomoda posizione di vice-Cavani. Ma Calaiò voleva l'azzurro, anche a costo di lasciare una maglia da titolare a Siena ed una piazza che gli aveva permesso di imporsi come bomber da doppia cifra anche nella massima serie. Al cuore, d'altronde, non si comanda.
Cuore e ragione spesso, però, viaggiano su binari paralleli che difficilmente si incontreranno. L'attaccante, ben presto, si rende conto che non sarà facile trovare spazio e smuovere il nuovo tecnico Walter Mazzarri dalle sue - granitiche - convinzioni. "E' una alternativa a Cavani" aveva dichiarato nelle scorse settimane il tecnico toscano parlando del nuovo arrivato. Parole che nei fatti si sono tramutate in appena 11' minuti giocati - nell'assalto disperato nel match contro la Lazio - in sei gare di campionato.
Magra consolazione la doppia presenza in Europa League nella sciagurata eliminazione contro il Viktoria Plzen.
Il tema, già attuale, è divenuto ancora più caldo dopo che ad Udinese - per la seconda gara consecutiva - non sono riusciti a trovare il gol in campionato. Nei tentativi finali Mazzarri ha preferito inserire Dzemaili (un centrocampista), piuttosto che una punta come Calaiò. Una scelta destinata a fare discutere e che il tecnico ha così spiegato: "Meglio Calaiò per provare a vincere nel finale? Non credo, non siamo bravi a giocare con un punto di riferimento in avanti. Anche quando avevo Lucarelli era così". Ma come? Se Calaiò - parole di Mazzarri - non si sposa con quelle che sono le necessità della squadra perché è stato acquistato a gennaio? Che l'arrivo dell'arciere sia stata una scelta del binomio De Laurentiis-Bigon senza l'avallo del mister? Inevitabile non pensare sia stato così. In seconda istanza viene da fare una riflessione di natura tattica. La bravura di un tecnico, di uno che fa davvero la differenza, non sta forse nel trovare sempre nuove soluzioni e sorprendere l'avversario? A ripetere sempre lo stesso copione si rischia di diventare prevedibili e ripetitivi. Perché, dunque, non provare a variare tipologia di gioco quando non si riesce a sbloccare il risultato? Una domanda che attende una risposta. Come l'equivoco che riguarda il ritorno a Napoli di Calaiò..




