ESCLUSIVA TMW - Boaglio: "Juve, la verità su Vinovo. Del Piero-Flamengo, vi spiego"
Raimondo De Magistris
Un fiume in piena Daniele Boaglio, ex team manager e scout della Juventus che oggi ricopre il ruolo di agente Fifa. Ai microfoni di Tuttomercatoweb.com, l'ex dirigente bianconero ha raccontato molto della nuova e delle vecchia Juventus. Prima, però, s'è parlato della trattativa Juventus-Flamengo, affare che a febbraio Boaglio ha portato avanti in prima persona.
Del Piero-Flamengo. Perché la trattativa non è andata in porto?
"E' stata una scelta del giocatore e della sua famiglia. Quella di trasferirsi in Brasile qualche mese dopo aver deciso di andare a giocare in Australia non era una decisione semplice".
Eppure il giocatore è stato davvero vicino al Flamengo...
"E' vero, per il calciatore era una prospettiva interessante. Tornare nel calcio che conta, giocare nel nuovo Maracanà e con la maglia numero 10 che era di Zico non è da tutti".
A proposito di Zico. E' vero che proprio lui l'ha consigliato al club?
"E' vero e il club brasiliano era ormai pronto a fare un investimento così importante. I tempi per chiuderla c'erano, sono tornato il 22 febbraio dal Brasile e c'era tempo fino a fine mese per definire l'intesa. Nel frattempo, però, lui ha definito l'accordo col Sydney per il prolungamento. Una scelta che ci ha lasciati un po' spiazzati, anche perché lo stesso Del Piero si immaginava un'avventura un po' diversa".
Si riferisce a un campionato più competitivo?
"Anche, ma più nello specifico allo stesso Sydney che non riesce a essere competitivo ad alti livelli in Australia".
Il Flamengo come ha preso l'improvviso dietrofont di Del Piero?
"Nessuna reazione particolare, hanno solo preso atto della volontà del calciatore di proseguire la sua avventura al Sydney".
Passiamo alla Juventus. La squadra di Conte è uscita ridimensionata in Europa dalla gara di ieri?
"Non sono stati ridimensionati, lo dicono i risultati ottenuti dalla Juventus fin qui. E poi non ci dimentichiamo che i bianconeri sono comunque arrivati tra le prime otto squadre d'Europa. Per arrivare in cima anche in Europa, però, bisogna crescere. Proseguire nel progetto portato avanti da Conte, col suo arrivo c'è stata la svolta".
Quale?
"La svolta è stata nella cultura del lavoro che negli anni precedenti al suo arrivo alla Juventus - così come nel resto delle squadre italiane - non c'era. Girando per l'Europa come osservatore della Juventus mi accorgevo che negli altri paesi lavoravano molto di più rispetto all'Italia. Da questo aspetto nascevano anche i tanti infortuni che, successivamente, con l'arrivo di Conte non si sono più riproposti".
Ma non era colpa dei campi di Vinovo?
"Non poteva essere colpa di Vinovo. E infatti la Juventus sta continuando ad allenarsi lì. E' chiaro che se una squadra si allena al 60% e poi in campo prova a dare il 90% è più a rischio infortuni. Da qui nascevano tutti i problemi che con l'arrivo di Conte non si sono più riproposti. E' questo un problema che riguarda anche gli altri club italiani, per fortuna negli ultimi anni c'è stata un'inversione di tendenza. La stessa cultura del lavoro ce l'ha il Napoli di Mazzarri che negli ultimi anni sta facendo bene, nonostante una squadra da centrocampo in giù da metà classifica. O il Milan dei giovani".
E le altre squadre?
"Mi sta impressionando la Fiorentina di Montella. Lo conosco bene, sta facendo un ottimo lavoro. La sua squadra si basa soprattutto sul gioco corale. Poi c'è la Roma che negli ultimi due anni ha portato in Italia i migliori giovani. Sabatini è il migliore direttore sportivo italiano. negli ultimi due anni gli unici errori sono stati fatti nella scelta dell'allenatore".
Torniamo alla Juventus e alla sua avventura in bianconero. Sappiamo che ha provato a portare Hazard in Italia...
"L'ho osservato quando aveva 17 anni e mi ha subito impressionato. Lo segnalai alla dirigenza, ma la cifra per acquistarlo già allora era alta e il club decise di puntare su calciatori più pronti. Il problema di quella Juventus era che si pensava più al presente che al futuro. Sono state fatte scelte giuste e sbagliate, esattamente come ora".
E negli ultimi anni quali sono state le scelte sbagliate?
"Gli errori ci sono stati. E non è un caso se i migliori acquisti - da Pirlo a Barzagli, passando per Pogba - sono stati fatti a parametro zero. Da due anni si parla molto di top player, ma numeri alla mano era un acquisto che lo si poteva fare già la scorsa estate".
Come?
"Evitando gli acquisti di Isla e Asamoah e gli stipendi di giocatori come Anelka e Bendtner. Inoltre, hanno riscattato Giovinco che è sicuramente un ottimo giocatore e a me piace tanto, ma non è costato poco. Con questi soldi si poteva acquistare un grande attaccante".
Per il prossimo campionato hanno preso Llorente.
"Un ottimo acquisto, un attaccante dotato di una buona tecnica nonostante la sua stazza. E' sicuramente un buon innesto".
Cosa serve a questa squadra per diventare competitiva in Europa?
"Un altro attaccante da affiancare a Llorente. Un esterno sinistro, problema che non è stato risolto con gli ultimi innesti, e un giovane che alla lunga possa sostituire Pirlo. E' chiaro che quest'ultimo non può durare in eterno".
A proposito di Pirlo. Torniamo alla prestazione di ieri...
"Ieri è stato bravo Heynckes a studiare nel dettaglio la Juventus. Due le mosse vincenti: bloccare Pirlo che invece di toccare i suoi abituali 100 palloni ne ha toccati solo 20 e, soprattutto, fermare i difensori che non hanno avuto la possibilità di dare il via alla manovra come abitualmente fa la Juventus in Italia".
In questo lungo ping-pong torniamo alla tua Juventus. Altri giocatori osservati che non sono arrivati a Vinovo?
"In Brasile ho osservato Oscar quando ancora era al San Paolo. La trattativa, però, non è mai entrata nel vivo perché il suo procuratore spingeva allora per portarlo all'Internacional e tenere per sé una parte del cartellino. Giocatori interessanti visti in quel periodo erano diversi: Khedira allo Stoccarda o Rami ora al Valencia. Facemmo un sondaggio anche per Ribery, ma per il Bayern è sempre stato incedibile. Il francese anche ieri ha dimostrato che quando è in forma è determinante come Cristiano Ronaldo. Un vero top player".




