Cesar: "Mancini, un esempio. Mi ha influenzato come tecnico"
esclusivaGaetano Mocciaro
Roberto Mancini è il nuovo tecnico del Galatasaray. César Aparecido Rodrigues, meglio noto solo come César è tra i suoi allievi che meglio conosce il "Mancio" ed esempio di come si possa crescere sotto la sua ala. L'attuale tecnico degli Allievi del Frosinone racconta il Mancini ai tempi della Lazio e di come l'abbia influenzato nella sua nuova carriera di allenatore. Il brasiliano, inoltre, dice la sua sul momento dei biancocelesti. In esclusiva per Tuttomercatoweb.
Cesar, Roberto Mancini va al Galatasaray. Non ti sorprende questa scelta?
"Certamente il livello del campionato turco è abbastanza basso, a parte Fenerbahçe, Galatasaray e Besiktas, quest'ultima almeno nel recente passato. Ricordo belle sfide contro di loro e per quello che riguarda Mancini dico che è andato a mettersi in gioco, ha voluto una nuova sfida. Per come lo conosco si muove solo quando ha certezze. Sa che dovrà lavorare, ma può contare su ottimi giocatori i. Mancini è molto ambizioso e spero che abbia fatto la scelta giusta. Sicuramente vuole fare qualcosa di grande non solo in Turchia, dove sarebbe relativamente facile, ma soprattutto in Europa. E farcela col Galatasaray sarebbe un grande traguardo".
Che ricordi hai dell'esperienza comune con Mancini?
"Mi ricordo benissimo quel periodo. La fiducia, l'impegno che riconosce è un fatto che depone in suo favore. Lui è abile nel far venire fuori le qualità di un giocatore, cura ogni dettaglio e grazie a ciò ha sempre vinto ovunque è andato. E aggiungo: oggi faccio l'allenatore e la filosofia che usava, quel che trasmetteva mi ha influenzato in questo nuovo lavoro. Lui puntava tutto sulla filosofia del lavoro, dove se non ti impegnavi ti autoescludevi. Era bravo a gestire il gruppo perché dava spazio a tutti, proprio per premiare chi nonostante giocasse poco si impegnava in allenamento".
Mancini ha influito molto sulla tua esperienza in Italia. Basti pensare che il primo anno trovasti enormi difficoltà, prima del suo arrivo
"C'è da dire che venivo dal Brasile e per me fu un cambiamento bellissimo ma radicale. Ci ho messo tantissimo del mio e anche se davo il massimo non bastava. Dopo 6 mesi sono riuscito pian piano a scendere in campo e a fare quello che ha spinto i dirigenti della Lazio ad acquistarmi. Cero, con Mancini il cambiamento è stato totale, mi ha trasmesso fiducia e messo in un ruolo che sfruttava le mie caratteristiche. Alla fine ero in grado anche di giocare come esterno basso. Giocare in quella Lazio era un piacere, poi noi giocatori eravamo compatti, amici. C'era un gran clima anche grazie a Mancini, perché sapeva come gestire un gruppo di 25-27 giocatori".
Quella Lazio rischiava il fallimento, eppure arrivò in Champions League
"Avevamo grandi nomi: Simeone, Stam, Mihajlovic, Negro, Favalli, Fiore, Liverani, Corradi, Lopez, Inzaghi. Vero, c'erano problemi economici ma non potevamo piangerci addosso, dovevamo andare in campo e fare il nostro dovere. Mancini ci ha messo del suo, noi siamo stati un grande gruppo che non si è fatto trascinare dagli eventi societari".
Parlando del presente, che idea hai di questa Lazio?
"Sta attraversando un momento particolare. Ha aspettato tanto per fare qualcosa in sede di mercato e poi non ha fatto quello che voleva. Il mister ha fatto e trasmesso massima fiducia però poi tocca ai giocatori fare il proprio dovere. Credo che la Lazio possa fare di più ed ha le qualità necessarie per far meglio. Giovedì contro il Trabzonspor spero chiaramente in una grande prestazione, ma sono realista: troverà un ambiente caldo e una squadra che non regalerà nulla".




