Ernesto Apuzzo: "Resto al Chievo un altro anno"
esclusivaStefano Sica
"Sarò osservatore per il Chievo anche l'anno prossimo. Ovviamente, io sono e resto un allenatore. Potrei continuare a fare tranquillamente il mio lavoro di scouting, ma mi manca l'adrenalina del campo. Mi manca la panchina, il contatto con un gruppo, il confronto e l'insegnamento. Tornare a guidare una squadra è un sogno, spero che si avveri". Per Ernesto Apuzzo quella alle porte sarà la quinta annata di fila col club gialloblù, di cui è osservatore per il Centro-Sud, in particolare per Lazio e Campania. Del resto il tecnico napoletano ha una certa dimestichezza a lavorare con i giovani, e ad intuirne capacità e prospettive. Le due stagioni esaltanti sulla panchina della Primavera del Napoli lo hanno a suo tempo certificato. Dal sogno alla realtà, però, il passo a volte è breve. "Io penso di essere all'altezza per rituffarmi in un'avventura di campo - precisa Apuzzo -. Purtroppo non ho mai avuto sponsor potenti alle spalle, e non ho quelle persone "importanti" che possono garantire per me. Il calcio, sfortunatamente, è fatto anche di queste cose. Eppure io darei l'anima per una società che decidesse di credere in me. Ho una voglia inimmaginabile. Fatto sta che il mio lavoro col Chievo prosegue con la massima soddisfazione e il massimo impegno".
E quest'anno in cosa è consistito?
"Ho seguito gare di B e Lega Pro. Penso di aver lavorato bene, da qui la riconferma. Però la nostra è un'attività di equipe e certi risultati sono frutto delle competenze e della dedizione di ognuno di noi. E tutti abbiamo fatto un ottimo lavoro. Noi abbiamo un sistema internet con una banca dati che aggiorniamo costantemente con le nostre relazioni. Per ogni giocatore che segnaliamo, ricordiamo anche la sua attitudine a giocare in un modulo ben preciso in base alle sue caratteristiche. Con Sartori i confronti sono frequenti, possiamo vederci in gruppo come singolarmente".
Ha avuto modo di conoscere Luca Nember?
"In modo molto veloce. Abbiamo parlato una decina di minuti. Di sicuro se è in una società come il Chievo, vuol dire che è molto bravo e capace".
Ed in B quali giovani le hanno maggiormente impressionato?
"Tanti. Acosty ed Agyei della Juve Stabia come gli stessi Nocchi e Seculin. Poi Zappacosta dell'Avellino e Baldan e Chiosa della Nocerina. Tutti ragazzi che ritengo molto validi".
Tra le squadre campane, quale ritiene che abbia il progetto migliore in prospettiva futura?
"Certamente c'è la Juve Stabia. Bisogna fare i complimenti al direttore Di Somma che ha lavorato benissimo e con grande competenza, facendo quasi un miracolo con poche risorse economiche alle spalle. Anche il Benevento tenterà di vincere e potrà farlo con un dirigente come Ivano Pastore. E' una persona molto competente che stimo. La Salernitana con Lotito è già una corazzata e potrà fare la voce grossa. Le potenzialità del club sono tante".
La nota dolente è forse il "suo" vecchio Sorrento.
"Dispiace tantissimo per la retrocessione. Io lì ho trascorso quattro anni della mia vita, non posso non essere legato a questa città. Ce l'ho nel cuore. A un certo punto, l'estate scorsa, ho sperato di tornare ed un contatto c'era stato. Poi non se ne fece più nulla. Le retrocessioni, però, sono sempre il corollario di tanti errori fatti. Inutile cercare attenuanti. Alla base può esserci il disimpegno parziale della famiglia Gambardella e, a quanto leggo, le diatribe interne alla società. Spero davvero che i rossoneri possano risollevarsi".
Venerdì lei ha partecipato alla "Top Young Players" a Fuorigrotta. Che impressioni ne ha ricavato?
"Ottimo stage, faccio i complimenti agli organizzatori. E' stato un evento ben riuscito. A livello personale, ho notato due ragazzini molto bravi che potrebbero anche interessarci in prospettiva futura: Fred del '96 e Rayan del '97, un centrocampista molto dotato che ha fatto pure un bel gol".
Della riforma dei campionati che ne pensa?
"Sono favorevole. Finalmente si avranno società competitive e giocatori tecnicamente all'altezza con rose di qualità. Sono sempre perplesso sulla regola del minutaggio perché ritengo che un giovane, quando è bravo, gioca sempre. Io e Altobelli siamo stati gli antesignani: lui esordì col Latina a 18 anni, io a 17 con la Juve Stabia. Io ero il classico attaccante da area di rigore, bravo in acrobazia e con una certa intelligenza tattica. Facevo salire molto la squadra. Col Como, in B, Osvaldo Bagnoli mi faceva giocare come unica punta".
Suo figlio, Matteo, ha voluto però seguire una strada diversa. Fa il portiere e il suo gol da centrocampo alla Puteolana ha fatto il giro dei media.
"E' stata una sensazione magnifica, indescrivibile. Quest'anno ha fatto bene col S. Antonio Abate. Merita il meglio perché si impegna tanto e ha una grande professionalità. Purtroppo anche lui è penalizzato dalla normativa sugli under".
Non si può non chiudere col Napoli, la squadra del suo cuore.
"Del Napoli sono sempre stato un grande tifoso. Benitez mi piace e spero naturalmente che possa avere la stessa fortuna di Mazzarri. Spesso sono stato critico col gioco di Mazzarri, magari con Benitez potremo vedere un Napoli diverso. Credo che De Laurentiis prenderà grandi giocatori, Benitez sicuramente avrà chiesto calciatori di prima fascia e il presidente lo accontenterà. In Champions non si possono fare brutte figure, bisognerà lottare su tutti i fronti. Adesso bisogna vincere e suppongo che Benitez ne sia consapevole. Si può investire senza chiaramente svenarsi. Le casse sono floride già ora e poi ci saranno gli introiti Champions".
E della vicenda Cavani che ne pensa?
"Che sta sbagliando moltissimo nei suoi comportamenti. Se vuole andare via, che lo faccia. Ha rilasciato delle interviste che Napoli onestamente non merita. Spesso certi calciatori sono bravi a strappare contratti onerosi ma, quando fanno male, pretendono comunque che siano onorati e non si decurtano lo stipendio. In questo De Laurentiis ha ragione. Che poi Cavani sia un giocatore unico è fuori discussione. Ha qualità fisiche eccezionali, ha resistenza alla fatica e grandi leve. Per la sua sostituzione vedrei bene Suarez. E' un giocatore estroso, tecnicamente fortissimo, adatto a questa piazza".
Ma lei tornerebbe sulla panchina della Primavera qualora la chiamassero?
"Magari. E' un sogno. All'epoca andai via per motivi oscuri. Per me tornare avrebbe il sapore della rivincita".
Nel frattempo si gode un po' di vacanza.
"Nel tempo libero alimento le mie due passioni principali: mio nipote e il mio orto. Mio nipote è figlio di Matteo e ha 16 mesi. E' il mio grande amore. E poi ho un giardino a Pimonte, dove vivo, in cui mi coltivo faticosamente alcuni prodotti alimentari. Mi piace e mi diverto".




