Felipe Anderson, oggetto misterioso da 6 mesi e 8 milioni
Andrea Losapio
Fosse arrivato a gennaio scorso, quando oramai era già tutto fatto per il suo trasferimento alla Lazio, Felipe Anderson avrebbe sicuramente trovato più spazio e una situazione più agevole. Un po' perché la concorrenza sarebbe stata meno agguerrita, un po' perché i biancocelesti volavano - o quasi - in campionato, ma numericamente non erano certo all'altezza. O meglio, qualitativamente, perché la rosa è sterminata ma le possibili alternative non possono competere con i presunti titolari. L'arrivo di Biglia ha aggiunto un altro centrocampista a una mediana già più che interessante, mentre l'esplosione di Candreva e la permanenza di Hernanes, in questo senso, sono stati un freno agli esperimenti di Petkovic in queste settimane.
Così, dopo sei partite già giocate, in Europa League finalmente il talentino brasiliano, classe 1993, ha trovato lo spazio che si pensava potesse già ritagliarsi a inizio stagione.
Perché sei mesi fa era il gioiellino da aggiungere alla rosa, ma le varie commissioni e il tempo che stringeva avevano fatto saltare l'affare. Gli otto milioni versati nelle casse del Santos - e del gruppo che ne deteneva le prestazioni, pratica quanto infida tanto consueta in Brasile - sono un investimento importante per un ventenne su cui, prima di ieri, non c'era la benché minima ombra di presenza.
Nel match di ieri con il Trabzonspor il brasiliano ha dimostrato buona qualità, soprattutto nella seconda frazione, mentre nel primo tempo è andato in affanno come tutta la comitiva capitolina. Forse non è ancora il momento di spedirlo da titolare dal primo minuto, ma i primi sprazzi di gioco hanno confortato tutti. Dopotutto, se Lotito ha accettato di pagarlo circa otto milioni un motivo ci deve pure essere.




