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TMWMagazine - Jorginho: "Il calcio, la mia religione"

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Chiara Biondini
giovedì 4 aprile 2013, 17:402013
autore Chiara Biondini
04.04.2013 17:402013
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FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Aleksandr Dal Cero/Wgpdesign

Tutti lo osservano, tanti lo vogliono. Nel giro di pochi mesi Jorge Luiz Frello Filho, in arte Jorginho, è diventato uno dei pezzi più pregiati del mercato. Le migliori squadre europee lo hanno cercato, alcune hanno già intavolato una trattativa con l'Hellas Verona per cercare di aggiudicarselo nella prossima finestra di trasferimenti.

Niente male per un giovane di 21 anni arrivato dal Brasile ancora adolescente: "Sono nato ad Imbituba, nella regione di Santa Catarina, una piccola città di 45.000 abitanti sul mare" ci racconta in un pomeriggio di febbraio nel campo comunale di Via Sogare a Verona. La squadra ha appena finito di allenarsi e in cielo splende un sole caldo, evento raro per il periodo dell'anno. Jorginho ci accoglie in borghese, si diverte a fare qualche palleggio prima di raccontarci la sua storia: "In Brasile il calcio è quasi sacro. Tutti fin da piccoli praticano questo sport. Io, da ragazzino, giocavo in spiaggia a piedi scalzi. E' così che ho imparato". Una passione nata grazie alla famiglia: "Generazioni di calciatori. Mio nonno ha giocato a buoni livelli e lo stesso mia madre. E' stata lei a trasmettermi questa passione anche se ha dovuto smettere per poter crescere me e mia sorella".

Quando sei arrivato in Italia? "Avevo 15 anni. Ero da solo, senza la famiglia. Non è stato facile adattarsi, ma è stata un'esperienza che mi è servita molto. All'inizio mi sono allenato per circa un mese alla Speme, una piccola squadra di un paese in provincia di Verona". Poi è arrivato l'Hellas "Ho fatto il provino e mi hanno preso. Prima, per circa sei mesi, agli Allievi Nazionali, poi alla Beretti, dove sono stato due anni".

I primi passi nel calcio professionistico però gli hai fatti alla Sambonifacese in Seconda Divisione. "Un'esperienza difficile all'inizio, ma che mi è servita tanto dal punto di vista professionale. Con la maglia della Sambonifacese ho giocato anche quella gara di Coppa Italia vinta al Bentegodi, proprio contro il Verona, per 5-2. Mi ricordo bene quella sera, dovevamo giocare per vincere e abbiamo fatto il nostro dovere. Per il Verona non è stato piacevole ma noi ci siamo meritati quella vittoria".

Nella stagione 2011-2012 sei tornato al Verona. L'esordio in Serie B è arrivato il 4 settembre 2011, nella gara vinta al Bentegodi contro il Sassuolo. "E' stata un'emozione straordinaria. Non dimenticherò mai quel momento. Ho sognato quel giorno ed ho lavorato tanto per farcela. Le gambe tremavano prima di entrare in campo, una volta dentro però non ho più pensato a nulla, solo a giocare".

La prima da titolare invece la sconfitta in casa col Torino. "Perdemmo 3-1 quella gara. Tutti massacrarono me ed il mister per avermi schierato. Lui ha sempre preso le mie difese, mettendoci la faccia, ed è stato grazie alla sua fiducia che ora sono qui".

Cosa ti ha dato quindi Mandorlini? "Il mister sta facendo tanto, non solo per me. Cerca di far crescere i giocatori ed a ognuno insegna tantissimo. Il suo scopo è far maturare il gruppo ed i singoli. Mi ha aiutato tanto e per questo lo ringrazio".

Col tempo sei diventato anche beniamino dei tifosi gialloblù. "Verona è una città magnifica che mi ha dato tanto. Qui si sta bene ed ho trovato anche delle vere amicizie. L'affetto dei tifosi credo di essermelo conquistato per quello che ho dato in campo. La giusta ricompensa per il lavoro svolto in questi anni".

Tra le altre cose sei recentemente diventato italiano. "Una cosa che ho sempre voluto. Non è stato facile ottenere la cittadinanza italiana, ho lavorato tanto per riuscirci. Una tappa importante della mia vita".

Che ti ha permesso di ottenere la prima convocazione in Under 21. "Una grande soddisfazione. Il mio primo pensiero però è sempre al campionato. La convocazione in nazionale è una conseguenza di quello che faccio con il Verona. Io devo cercare di fare del mio meglio, raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati. Le cose verranno da sole".

Si parla tanto di Jorginho in chiave mercato. Milan, Lazio, Manchester United, PSG hanno tutti chiesto informazioni su di te. Quanto fa piacere questo interesse? "Fino ad un certo punto. Non serve pensarci troppo altrimenti si rischia di dimenticare ciò che si deve fare con il Verona. Ora la cosa più importante è il campionato. Il nostro obiettivo è vincere le partite e fare bene in campo, tutto il resto sarà una conseguenza del mio lavoro".

Il Verona quest'anno è cambiato molto. Nuova proprietà, nuovi giocatori con un chiaro obiettivo in mente. Quanto credete ancora "Non mi interessa se vengo seguito dalle big" 35 nelle possibilità di promozione diretta, visto anche il grande campionato che stanno facendo Sassuolo e Livorno? "Lo hai detto tu, Sassuolo e Livorno stanno facendo un grande campionato. Noi certamente potevamo avere qualche punto in più ma questo è da imputare solo a noi. Cerchiamo di migliorare e fare le cose fatte bene. Le chiacchiere ora non servono, conta quello che si fa in campo. Se faremo le cose per bene verremo anche ripagati".

Chiudiamo con qualche curiosità. Che squadra tifavi da bambino? "Mi metti in difficoltà (sorride n.d.r.). In Brasile sicuramente il San Paolo". Il tuo idolo calcistico? "Ce ne sono tanti nel calcio ma se devo dirne uno Kakà. E' un grande giocatore oltre che una grande persona, seguo da sempre il suo esempio". Come immagini la tua vita fra dieci anni? "Non so come sarà, ora penso solo a quest'anno e a fare bene con il Verona. Sicuramente in futuro ci saranno delle sorprese". Il tuo sogno? "Ne ho parecchi. Alcuni sono riuscito a raggiungerli, altri meno".
Prima di tutto però c'è da raggiungere la serie A con il Verona. "Quello è un altro dei miei sogni. Continuiamo con quello che stiamo facendo e vedremo".

Fonte: di Elisabetta Zampieri per TMWmagazine di marzo