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TMWmagazine - Parisi: "Ho consigliato al Manchester Utd El Shaarawy e Hamsik"

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Chiara Biondini
martedì 1 gennaio 2013, 15:002013
autore Chiara Biondini
01.01.2013 15:002013
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Balti Touati/PhotoViews

Per la rubrica i Re del Mercato, TMWmagazine ha intervistato Fabio Parisi/, procuratore che ha gestito campioni del calibro di Zidane, Sheva, Weah, Signori, Casiraghi, Costacurta, Thuram e tanti altri nomi internazionali, con l'agenzia "Sport Service", che gestisce con Oscar Damiani.

A 20 metri dal famoso ristorante "Giannino" di Milano, dove la dirigenza del Milan è solita imbastire operazioni o concludere affari di mercato, c'è la sede della "Sport Service" di Oscar Damiani e Fabio Parisi, due tra i procuratori più importanti di sempre. E proprio Parisi ci ha aperto le porte di un modo da sempre affascinante, quello del calciomercato, lui che ha gestito campioni del calibro di Zidane, Sheva, Weah, Signori, Casiraghi, Costacurta, Thuram e tanti altri nomi internazionali. Ci racconti come è nata la sua professione da agente Fifa. "Nasce nel 1989, a quel tempo studiavo ma giocavo anche a tennis, in un circolo a Monza dove poi ho incontrato anche Oscar Damiani e siamo diventati amici. Al di là del tennis abbiamo iniziato a guardare qualche partita insieme. Poi Oscar era da qualche anno che faceva quella professione e mi chiese di andare a lavorare con lui, e così dopo 23 anni siamo ancora insieme".

Cosa l'ha spinto ad intraprendere questa strada? "Sicuramente lo sport era il mio mondo. Oltre al tennis ho praticato il football americano, poi devo dire che la mia professione mi ha sempre affascinato, mi sono subito trovato bene con Oscar, soprattutto dal punto di vista umano. E' stata forse la molla che mi ha fatto fare questo passo. Col tennis ho smesso, ho giocato ancora un po' a livello dilettantistico, ora nemmeno più salvo tre o quattro volte all'anno. Mi piace come sport ho dei cari amici come il manager di Djokovic. Lo seguo sempre, anche in tv. Mentre il football mi piace ma chiaramente qui non si può giocare. In Italia non è molto seguito ma appena mi capita di andare negli Stati Uniti guardo sempre una partita di NFL, ho amici lì, ci divertiamo nel seguirle. Solo all'estero perché in Italia il calcio è predominante".

Nel dettaglio l'incontro con Damiani come è avvenuto? "Molto semplice. Al tempo nacque prima un bel rapporto di amicizia perché giocavamo a tennis insieme, a quel tempo Oscar faceva i commenti per "Telecapodistria" tutti i venerdì sera e i sabato pomeriggio andava lì in macchina a commentare le partite. Diverse volte l'ho accompagnato e invece di giocare a tennis a Monza giocavamo a Capodistria e questo rapporto d'amicizia si è tramutato in un rapporto professionale. Oscar mi ha fatto una proposta lavorativa, poi ho iniziato a seguirlo ed affiancarlo. Il lavoro si stava ingrandendo quindi c'erano situazioni da seguire come le sponsorizzazioni tecniche o con aziende di scarpe, poi il monitoraggio del territorio, la gestione dei calciatori e i trasferimenti nelle squadre".

La sua prima vera operazione di mercato quale è stata? "La mia prima vera operazione di mercato è stata il trasferimento di Darko Pancev dalla Stella Rossa all'Inter. Ci sono giocatori che si adattano e altri no, a quel tempo l'Inter cercava un centravanti e Pancev aveva appena vinto la Champions League con la Stella Rossa, era capocannoniere e scarpa d'oro, aveva fatto tanti gol. Poi però sono successe diverse cose come l'embargo contro l'ex Jugoslavia per la guerra in Bosnia, ci sono stati dei problemi e non si è adattato".

Invece la sua più importante operazione della carriera?"Quella più importante, perché me ne sono occupato in prima persona, è stata quando il Milan ha preso 4 giocatori a parametro zero dall'Ajax. Erano Davids, Kluivert, Bogarde e Ratzinger. E' stata un'operazione di intelligence perché c'era appena stata la sentenza Bosman, erano stati monitorati giocatori che potevano essere i primi ad andare via attraverso la sentenza Bosman a parametro zero. E' stata un'operazione che è nata quasi 2 anni prima, era tutto un discorso di contatti e incontri, lavorando poi con la concorrenza di altri agenti che sapevano che questi giocatori erano importanti e liberi. Ma potrei dire anche altre operazioni come quelle di Weah, Zidane, Thuram".

Ce la può descrivere nei dettagli? "Si è individuata questa situazione e poi l'ho proposta a Braida e Galliani. Il ds l'ha avallata dal punto di vista tecnico mentre Galliani da quello economico e quindi abbiamo cominciato a lavorare, è stata dura perché è stato un lungo corteggiamento, fatto di nascosto e senza dare troppo nell'occhio".

Invece le operazioni dei francesi Thuram e Zidane? "Abbiamo una grande conoscenza del calcio francese e questo ci aveva portato ad individuare le potenzialità di questi due grandi calciatori. Thuram al Parma e Zidane alla Juve. Il nostro è anche un lavoro di scouting, andare in giro per vedere partite all'estero e poi proporre giocatori. Una volta proposto, la società ti dà l'ok per fare l'operazione. Bisogna lavorare contemporaneamente sia col giocatore sia pesantemente con il club".

Chi è stato il giocatore più difficile da gestire?"I giocatori sono tutti difficili da gestire, spesso molto esigenti. Ci sono giocatori come Signori o Casiraghi che li sentivi ogni tanto, altri invece che dovevi chiamarli tutti i giorni come Marco Simone per avere un contatto costante, questione di carattere. Situazioni particolarmente difficili però non ne abbiamo mai avute".

La segnalazione di un giocatore più strana che abbia mai avuto da agente? "Basta vedere le mail che ci arrivano da ogni parte del mondo e di qualsiasi genere. Arrivano segnalazioni dal Sudamerica, Africa, Cina, Giappone. Di tutto di più, gente che si propone per qualsiasi livello. Però non puoi essere presente totalmente, devi darti degli obiettivi altrimenti rischi di disperdere le tue forze e puoi anche perdere di vista l'obiettivo che è lì ad un passo e aspetta solo di essere colto. La cosa più intelligente è concentrarsi sulle cose che si possono fare, che ha un senso fare e a volte essere in grado di non pensare con la proprio testa. Ad esempio un affare che per te potrebbe essere interessante ma per la società che ti ha incaricato no e quindi puntare su ciò che ti chiedono. Tornando alla domanda però non c'è una segnalazione particolare che vi posso raccontare. Arrivano tante di quelle mail, ad esempio gente che vorrebbe giocare nel Real Madrid ma non ha la qualità per farlo quindi devi spiegargli che bisogna andare per gradi e magari puntare a qualcosa di meno importante".

Per gestire tutti questi giocatori, dal carattere diverso e con esigenze particolari, bisogna essere anche un po' psicologi? "Sicuramente, per gestire il calciatore devi capire chi hai davanti, che esigenze anno. Avendo l'esempio di Oscar, che ha fatto il calciatore per 20 anni, quindi è passato anche lui in quelle vesti, riusciamo anche a capire cosa vuole un giocatore. Anche se poi i tempi sono cambiati, una volta riuscivi a tenere nascosta un'operazione di mercato, oggi invece no. Tra giornali, social network, televisioni, siti e radio è veramente difficile tenere in segreto un affare. La tempistica e segretezza in certe occasioni ti permette o meno di fare o non fare un'operazione".

Ci sono state operazioni in cui lei ha deciso di non andare avanti e interrompere il rapporto in comune accordo con il giocatore? "Sì, può capitare. In alcuni casi abbiamo deciso di interrompere la gestione di un calciatore. Così come il giocatore sceglie di cambiare procuratore, anche noi qualche volta abbiamo capito che fosse meglio non andare avanti con quel calciatore perché la pensavamo in modo totalmente differente. Non voglio fare nomi perché non mi sembra elegante farlo".

La partita più particolare che lei abbia mai osservato? "Una partita stranissima che ho osservato, non per lavoro perché ero lì in vacanza, è in Bhutan, tra le montagne di questo piccolo stato dove prima c'era una manifestazione dello sport principale che è il tiro con l'arco, e dopo nello stesso stadio hanno anche giocato a calcio. Poi si vedono partite in campionati minori grazie alle segnalazione della rete di scout. Molte volte capisci che non c'è nulla di interessante altre volte trovi qualcosa di buono".

La vostra rete di scout è molto estesa? "Non è estesissima, abbiamo un po' di persone che lavorano con noi in Italia e sono molto giovani poi dei corrispondenti in pratica in tutto il mondo. La Francia è un mercato che seguiamo direttamente".

Come mai vi siete specializzati nel mercato francese? "Per un semplice motivo: perché Oscar parla il francese meglio dell'italiano. Anche per il fatto che il mercato francese produce giocatori che si adattano al campionato italiano. E' un mercato in uscita nel senso che i giocatori da lì vengono volentieri in Italia. Ora è cambiato leggermente rispetto a qualche anno fa perché ci sono molti giocatori figli della nuova generazione che hanno esigenze e caratteristiche diverse. Ora il mercato francese è forte, le squadre piccole possono spendere 7/8 milioni per un giocatore. E' mutata anche la geografia del calcio, prima l'Italia era considerata tra le prime scelte ora va per la maggiore la Premier League. Oppure, invece di trasferirsi in Italia, preferiscono restare in Francia, ci sono comunque società importanti oltre al Psg". Lei è tifoso? "Da adolescente ero tifoso della Juve essendo nato con il mito di Platini. Col tempo ho perso un po' questa cosa e faccio semplicemente il tifo per i miei ragazzi, per i giocatori che assisto. E spero che le squadre italiane abbiano delle soddisfazioni soprattutto quando giocano all'estero".

Siete però molto legati al Milan? "E' un rapporto di amicizia professionale con i dirigenti del Milan però la storia dice che abbiamo avuto giocatori alla Juve, all'Inter, Roma, Lazio. E' chiaro che per motivi di logistica siamo a Milano e poi c'è un rapporto di amicizia con Braida e di stima professionale con Galliani. Poi io ho cominciato questa professione quando al Milan c'erano Galliani e Braida e ancora oggi ci sono dopo 26 anni, è anche una questione di rapporti. Le altre società hanno cambiato più o meno dirigenti".

E' vero che consigliò El Shaarawy a Ferguson? "Verissimo, è nato un rapporto quasi di amicizia con Alex Ferguson ai tempi in cui avevo dei giocatori al Manchester United, e quindi parlavo con lui di calcio italiano e tra le tante cose gli consigliai pesantemente due giocatori: uno era Marek Hamsik l'altro El Shaarawy. Sul Faraone pensavo che il processo formativo fosse più a lungo termine; buon per lui, è stato costretto ad esplodere così giovane. Al Milan stesso se le cose fossero andate in modo diverso probabilmente non avrebbe avuto le stesse chance per giocare. Questo mi rammarica delle squadre italiane. I giocatori bisogna aspettarli, farli crescere, dargli bastone e carota".

Com'è nata la storia di Weah? "La storia di George nasce dal fatto che conosciamo bene il campionato francese, a quel tempo il Milan cercava un centravanti da Milan, sapevamo le qualità di George Weah, abbiamo insistito molto con Braida perché lo vedesse con il Psg ma anche con il Monaco. Braida è stato bravo a capire le sue qualità e metterlo in attacco in una macchina da guerra che girava a mille. E' stata fatta una trattativa a Milano, un personaggio straordinario e difficile da seguire perché aveva un suo carattere con sue idee e cultura diversa. Ci sentiamo ancora spesso, ora che in estate il Milan ha giocato a Miami col Chelsea ci siamo visti. Eravamo nello sky box dello stadio con Maldini e ridevamo e scherzavamo come vecchi amici. Ancora oggi ci sentiamo spesso".

E quella di Sheva invece? "E' un discorso differente. Nasce dal fatto che lui è arrivato al Milan attraverso un canale che noi non trattiamo. Non abbiamo fatto operazioni. Anche in questo caso è stato bravo Braida a prenderlo, forse avevano qualche dubbio anche loro perché non avevano fatto prestazioni esaltanti. Perché quando uno scout va a vedere un giocatore giudica la prestazioni trascurando le potenzialità. Sheva è venuto al Milan ma non c'era nessun agente che si occupava di lui, si era legato a Billy Costacurta, altro mio assistito, così l'ho conosciuto, ci siamo frequentati, sapeva che facevo l'agente ma non sono mai andato da lui a dirgli di gestirlo. Poi aveva bisogno di una persona che lo aiutasse a rinegoziare il contratto con il Milan. Galliani aveva rinnovato il contratto già un paio di volte a Sheva ma alla terza volta il giocatore voleva fare qualcosa di più articolato e così mi ha contattato. Anche con lui ci siamo sentiti l'altro giorno, siamo rimasti in contatto".

Fonte: di Antonio Vitiello per TMWmagazine